James A. Michener.
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Hawaii.
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Parte 1.
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Titolo originale: HAWAII.
Traduzione di: MARIA GALLONE.
1960. Rizzoli Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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L'avventurosa storia della comparsa della cinquantesima stella sulla bandiera degli Stati Uniti. Ambientata nel 1800, tra la forza distruttiva dei vulcani, il coraggio dei nativi, la cieca determinazione dei missionari, le avventure di aristocratici, indigeni, re e regine, il romanzo racconta una storia d'amore che segna la nascita di un nuovo ceppo etnico, quello degli hawaiani, nati dai matrimoni dei cinesi, dei giapponesi, dei filippini. 
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Indice di questa parte.
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DAL GRAN PROFONDO. 
DALLA LAGUNA INCENDIATA DI SOLE. 
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Fine indice.
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HAWAII.

A tutti i popoli che si sono stabiliti alle Hawaii.

Questo  un romanzo.  fedele allo spirito e alla storia delle Hawai, ma i personaggi, le famiglie, le istituzioni e la maggior parte degli avvenimenti sono immaginari; solo il maestro elementare inglese Uliassutai Karakoram Blke  ispirato a una figura storica che molto si adoper a favore delle Hawai.
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DAL GRAN PROFONDO.
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Capitolo 1.

Anche milioni e milioni di anni fa quando i continenti erano gi formati e la terra aveva ormai acquisito, pi o meno, le
sue caratteristiche principali, esisteva un aspetto dell'universo di fronte al quale tutti gli altri scomparivano. Era,  questo, un oceano sterminato, a oriente del continente maggiore, massa d'acqua gigantesca, irrequieta, mutevole, che tuttavia un giorno avrebbe ricevuto l'appellativo di pacifico.
Sulla sua minacciosa superficie galoppavano venti poderosi, che mutavano le acque in liquide torri destinate ad abbattersi di continuo sui litorali, a strapparne via le rocce e a erodere il terreno. Nel suo buio grembo incominciava a formarsi una vita misteriosa, da principio estremamente elementare, poi via via sempre pi complessa, ma di una struttura della quale oggi si  perduta persino la memoria. Sulle sue propaggini pi lontane venivano a riposare uccelli dalle ali immense, per riprender quindi il volo verso mete sconosciute.
Agitate da un'attrazione lunare pi forte di quella attuale, maree immani dilaniavano questo oceano, mantenendolo in uno stato di perenne tormento. Poich la sabbia ancora non esisteva,
o quasi, le acque, l dove raggiungevano il lido, erano nere come la notte.
Milioni e milioni di anni fa, prima che l'uomo si levasse dalle sponde dell'oceano a contemplarne la solennit e ad avventurarsi sulle sue acque turbolente, gi esisteva questo mare immenso, pi vasto di tutti i suoi fratelli riuniti, selvaggio, terribile, inesorabilmente dominatore nel compito universale che gli sarebbe stato assegnato.
I suoi sommovimenti sconvolgevano l'equilibrio stesso del globo, ed era desolato, ora avvolto nelle tenebre di una lunga notte, ora incendiato dalla forza accecante di un sole assai pi giovane del nostro.
A intervalli ricorrenti questo oceano si raffreddava: il ghiaccio si ammassava lungo i suoi confini, sottraendo immense quantit d'acqua, tanto che la vagante linea costiera dei continenti si prolungava a volte di molte miglia oltre il normale. Per centomila
anni l'oceano si avventava contro il baluardo indifeso dei continenti, riducendo le rocce in sabbia, preparando nel proprio seno una vita nuova.
A un tratto, questa incredibile accumulazione di ghiaccio fondeva, e gelide acque sommergevano la terraferma. Per un altro milione di anni si formavano sul letto dell'oceano sedimenti di limo, di scheletri, di sale, finch non ritornava il ghiaccio, e le acque, ritirandosi, mettevano a nudo la terra pazientemente costruita. I venti spiravano ululando sui vuoti mari, rovesciando onde paurose sul litorale. Cos l'oceano continuava la sua opera alterna di costruzione e distruzione.
Creatore di vita, custode delle coste, regolatore delle temperature, gigantesco scultore di montagne, il grande oceano esisteva, incontrastato, assoluto.
Milioni e milioni di anni prima che l'uomo comparisse sulla terra, dove oggi sorgono isole stupende si rincorrevano soltanto marosi irrequieti. Certo, a volte, rozze forme di vita si movevano nel profondo, ma per lo pi dal centro dell'oceano si levavano onde enormi, sempre pronte a scatenarsi a un cenno della luna o del vento. Buie, nere, spazzavano la superficie del mare, ricadendo vanamente su se stesse, terribili, solitarie.
Un giorno, lungo una linea stendentesi per duemiladuecento miglia da nord-ovest a sud-est, entro la roccia basaltica che formava il letto dell'oceano, apparve un'incrinatura. Nel nucleo primitivo della terra s'era prodotta una voragine enorme, e da questa incominci a trasudare un liquido incandescente. Di colpo la roccia esplose, scaraventando in alto, attraverso i seimila metri d'acqua che premevano su di essa, colonne di vapori densissimi.
Su, su per molti chilometri salirono quelle vorticose bollicine d'aria, finch formarono una nube sulla superficie del mare: stava sorgendo una nuova isola, destinata a divenire, col tempo, un puntolino di terra che avrebbe reso ancor pi pauroso il gran vuoto centrale. Nessun essere umano esisteva allora per poter festeggiare l'avvenimento. Forse soltanto una spettrale forma volante scorse il vapore che cos sfuggiva, e vi rote sopra per meglio osservarlo; pi probabilmente, le radici di questa futura isola nacquero nelle tenebre, fra il mareggiare delle grandi onde deserte.
Per quasi quaranta milioni di anni, estensione di tempo talmente vasta da esser priva di significato, soltanto l'oceano seppe che un'isola si stava formando nel suo seno, poich nessuna terra era ancora apparsa sulla superficie. Per circa quaranta milioni di anni, da quella frattura prodottasi nel letto dell'oceano seguitarono
a sfuggire masse di roccia liquida, ognuna aprendosi un varco attraverso le precedenti, ognuna contribuendo all'agglomerazione che andava mutando il fondo del mare. A volte passavano mille anni, a volte diecimila, prima che avvenisse una nuova eruzione di materia. Infine pressioni gigantesche si addensavano sotto la spaccatura, sgorgando attraverso le aperture gi esistenti con inimmaginabile violenza, lanciando nubi di vapore per miglia e miglia sulla superficie dell'oceano. Si generavano cos onde che facevano l'intero giro del globo, urtandosi e schiantandosi le une contro le altre. Ogni volta tali esplosioni, inconcepibili nella loro furia, riuscivano a sollevare di pochi centimetri l'isola suboceanica.
Normalmente, per, la costante infiltrazione della roccia fusa non assumeva violenze drammatiche. Il nucleo vitale della terra fuorusciva strato per strato, sibilando al contatto delle gelide acque, per poi riversarsi lungo i fianchi delle collinette che si andavano formando. La costruzione avveniva meglio allorch la liquida roccia pioveva in viscida cascata, poich questa poteva legare pi saldamente insieme ci che era gi fuoruscito prima.
Finch, un giorno, all'estremit nord-occidentale della spaccatura suboceanica si produsse un'eruzione diversa dalle precedenti. Il tipo di roccia era lo stesso, identica la violenza, ed essa fuorusciva come le altre attraverso i medesimi sfiatatoi. Per quel che venne fuori raggiunse la superficie del mare, e mentre la roccia fusa colpiva l'acqua e l'aria, echeggi un'esplosione spaventosa. Si levarono nubi di vapore, e una pioggia di cenere ricadde sibilando sulle acque tempestose. Assordanti detonazioni squassarono per un attimo l'atmosfera, propagandosi quindi sempre pi fioche nell'immensa solitudine.
Tuttavia un po' di roccia s'era finalmente depositata sulla superficie del mare: dal profondo era nata un'isola... visibile se vi fossero stati occhi per vederla, tangibile se vi fossero state dita per toccarla.
La mente umana, nel ripensare a un simile avvenimento (soprattutto per chi ha avuto un giorno la ventura di trovarsi su quell'isola),  portata a darvi maggior importanza di quanto esso meriti in realt. S, era nato un pezzo di terra: gli sforzi di quaranta milioni di anni erano finalmente ricompensati dall'emersione di un mucchietto di sassi; tuttavia nella lunga storia dell'oceano infiniti altri mucchietti consimili si erano per pochi istanti affacciati alla superficie per subito scomparire. Il solo aspetto significativo della comparsa, lungo la fessura irregolare, di quella prima isola, fu il fatto che essa resistette, e ostinatamente, a palmo a palmo, crebbe.
L'emersione casuale dell'isola non contava nulla, lo si tenga ben presente, ma la sua cocciutaggine, il suo paziente crescere di statura furono tutto. Soltanto grazie a sforzi tremendi, ostinati, essa afferm il proprio diritto ad esistere. Nei diecimila anni che succedettero, il mucchietto di roccia sperduto nell'immenso, deserto centro del mare oscill tra la vita e la morte, come una povera cosa perseguitata da tutte le potenze del male. Di tanto in tanto si levavano attraverso i suoi cunicoli interni getti di lava: tonnellate e tonnellate di materia prorompevano sibilando selvaggiamente per subito ricadere nell'oceano. Qualche piccolo frammento finiva sempre per posarsi sull'isola neonata, sopraelevandola ogni volta, con cocciuta tenacia, di uno o due centimetri, tanto che alla fine l'isola poteva illudersi di non dover pi temere per la propria sicurezza.
All'improvviso, per, si formava un'onda gigantesca che prendeva a correre all'impazzata attraverso il globo: con una forza prodigiosa, tra sibili e urli assordanti, si precipitava sul piccolo aggregato di roccia, subito fuggendo, sospinta dalla sua stessa furia selvaggia.
Per altri diecimila anni l'isola scompariva; ciononostante, sotto le onde, pronta a balzare alla vita, riposava l'enorme propaggine montuosa levantesi per seimila metri dal letto dell'oceano, e quando una nuova serie di spinte vulcaniche si addensava intorno agli sfiatatoi, la montagna si sollevava verso l'alto in un nuovo tentativo, esplodendo, sibilando, sprigionando cenere, in preda a convulsioni ciclopiche. Sarebbe riuscita a bucare le onde. L'isola sarebbe rinata.
Cos avvenne il tormentato formarsi dell'universo, fra il violento travaglio del nascere e l'insensata distruzione del morire; eppure quante promesse erano implicite in questo gioco di forze contrastanti mentre un'isola si dibatteva per venir alla luce.
Voi uomini che andrete in seguito ad abitar queste isole, non dimenticate mai una simile titanica lotta per la sopravvivenza.
Per un milione di anni l'isola rimase in equilibrio instabile, preda di tutte le violenze; ma alla fine, dopo un lavorio incredibilmente ostinato, si afferm. Ogni nuovo fiotto di lava trov una base solida su cui costruire, e a poco a poco i detriti si amalgamarono finch l'isola pot essere scorta a grande distanza dagli uccelli. Divenne una terra che gli uomini avrebbero potuto abitare, se fossero esistiti; con ripari per le imbarcazioni, se queste vi fossero state; con rocce che si sarebbero potute usare per costruir case e templi.
Perch la vita vi potesse allignare, per, occorreva un terreno adatto, e questo non esisteva ancora. Di solito, la lava esplodeva, trasformandosi in cenere; a volte per scorreva lungo le pendici delle montagne, costruendo vasti strati di roccia piatta. Sia nell'uno che nell'altro caso, l'azione del vento e della pioggia e il raffreddamento notturno finivano col polverizzare la lava neonata, decomponendola in humus. Quando se ne fu accumulato abbastanza, l'isola fu pronta.
Le prime forme di vita ad apparirvi furono licheni e variet elementari di muschio, trasportati dalle onde e dai venti. Con una tenacia pari a quella dell'isola, essi s'insediarono stabilmente, e crescendo spezzarono altre rocce, costruendo cos altra terra.
In questo periodo di tempo esisteva, sui lontani continenti visitati dall'oceano, una societ vegetale e animale saldamente radicata, composta, oltre che di alberi, di animali e di insetti primitivi. Alcune di queste forme avrebbero potuto attecchire sulla nuova isola, ma ne furono ostacolate da duemila miglia di oceano aperto.
Naturalmente i primi animali superiori a raggiungerla furono i pesci, che sguazzavano per l'oceano a loro piacere. Non si pu dire, per, che risiedessero nell'isola. Il primo animale non oceanico che la visit fu un uccello: giunse forse dal Nord, alla ricerca di cibo, si pos sulle rocce ancora calde, non vi trov nulla di commestibile, e prosegu il volo verso i mari meridionali.
Trascorsero mille anni, durante i quali nessun altro uccello si fece vivo. Un giorno, una noce di cocco, tenuta a galla sul mare dalla leggerezza del proprio involucro, fu scagliata a riva da una violenta tempesta. Per nel toccare terra non trov nemmeno un briciolo di humus lungo il litorale, e non pot cos attecchire: tuttavia quella noce di cocco contribu a formare l'humus necessario alle compagne che sarebbero venute.
I millenni si succedettero ai millenni. Il sole seguit a compiere i suoi cicli maestosi, la luna crebbe e cal, le maree passarono e ripassarono mugghiando sulla superficie del globo. Il ghiaccio scese insidioso dal Nord, e per diecimila anni le isole ne furono ricoperte; il suo peso e la sua forza frantumarono le rocce, formando terriccio.
Un giorno arriv sull'isola un secondo uccello, anch'esso in cerca di cibo. Pi fortunato del primo, trov un pesce morto lungo la riva. Quasi in segno di riconoscenza si vuot le viscere sulla terra, espellendo un minuscolo seme mangiato chiss dove, il quale germogli e crebbe. Cos, dopo innumerevoli cicli cosmici, la vita si stabil alla fine sull'isola rocciosa.
Da questo momento il trascorrere del tempo diviene incomprensibile. Fra l'arrivo del primo volatile e quello del secondo recante nelle proprie viscere il seme vitale erano passati pi di ventimila anni. Dopo altri ventimila anni arriv un secondo frammento di vita: un insetto femmina fecondato su una terra lontana la notte precedente a una terribile tempesta. Preso nei venti che giungevano ululando dal Sud, fu trasportato a un'altezza di tremila metri e sospinto verso nord per essere infine abbandonato su quell'isola ignota, dove partor. Erano arrivati gli insetti.
Intanto gli anni passavano. Altri uccelli arrivarono, ma senza recare semi. Altri insetti venivano depositati a riva, ma o non erano femmine, oppure non erano femmine gravide. Tuttavia ogni venti o trentamila anni un pezzettino di vita perveniva all'isola, per puro caso, e vi allignava.
Uno dei giorni pi memorabili della sua storia fu quando un uccello vi giunse da una lontana terra di sud-ovest, recando tra le penne arruffate il seme di un albero. Appollaiato su una roccia, l'uccello scroll le penne finch il seme gli cadde di dosso: col passare del tempo si sarebbe trasformato in albero. Trascorsero trentamila anni, e per un caso altrettanto fortuito nacque un altro albero, finch dopo un milione di anni di uguali casi fortuiti, dopo cinque milioni di anni di tempeste, di uccelli migratori, di ceppi di legno alla deriva, fradici di acqua marina e recanti abbarbicate tra le fibre lumachine e teredini, l'isola ebbe una foresta di fiori, di pennuti, e d'insetti.
Nulla di quanto attecch sull'isola vi giunse con facilit. Lentissimamente, tra procelle, stenti e fortunali, l'isola ricevette la vita, e questa vita fu alimentata soltanto da continue nuove eruzioni di lava, destinata a frantumarsi e a trasformarsi in humus. L'isola visse nella violenza, e da questa spaventosa violenza si gener una stupenda bellezza.
Le rive lambite dal mare divennero scogli meravigliosi, che il sole al tramonto mutava in dentellati pilastri d'oro. Nacquero le montagne, dalle pendici ammantate di alberi di un verde profondo, dalle vette corazzate di ghiaccio. Valli e dolci pianure, fiumi e cascate, romantici boschetti e confluenze, dove si sarebbero potute costruire citt: l'incantevole isola possedeva tutte queste bellezze, questi allettanti inviti a un vivere civile.
Nessun uomo, per, le vide mai, e i boschetti non accolsero alcuna coppia di innamorati, perch l'isola raggiunse il culmine della sua bellezza molto prima della nascita dell'uomo, e nell'attimo stesso della sua maggiore perfezione incominci a morire. Nata dalla violenza, nella violenza sarebbe perita.
Vi fu uno scotimento improvviso, uno scivolare, uno slittare, e l'isola sprofond di circa seicento metri nell'oceano. I vulcani divennero inattivi, e la lava smise di creare nuovo humus in sostituzione di quello sparito nel mare. Per un milione di anni i venti ulularono tra le colline, l'oceano rse i contrafforti. Di anno in anno l'isola s'impicciol, si rinsecch, prese a frantumarsi, a ricadere definitivamente nell'oceano dal quale era sorta.
Pass ancora un milione di anni, poi un altro milione, e l'isola, cresciuta con tanta pazienza all'estrema punta nord-occidentale della grande spaccatura prodottasi nel pavimento oceanico, lentamente svan. Gli uccelli che s'erano nutriti sui suoi scogli se ne andarono altrove, recando nelle viscere nuove sementi. Dalle sue rive gli insetti fecondati furono sospinti dalle tempeste verso altre isole, e la vita continu.
Tuttavia, mentre l'isola si ritirava, una diversa forma di vita le nasceva intorno, sempre pi attiva e intensa. Nelle acque calde, limpide, nutrienti, che circondavano i suoi lidi presero a fiorire i polipi corallini, i quali, morendo, lasciavano i loro minuscoli scheletri calcarei a pochi metri sotto la superficie del mare. Nello spazio di mille anni costruirono intorno all'isola un anello sommerso, di cui per altri mille anni accrebbero la consistenza.
Per, se, a settentrione, il ghiaccio si scioglieva, i coralli venivano sommersi da improvvise cateratte d'acqua, la temperatura dei mari veniva alterata, e gli animali morivano. Lo stesso accadeva se nuove calotte di ghiaccio si formavano all'estremo nord e al sud, sottraendo acqua all'isola moribonda e lasciando allo scoperto i coralli.
Come tutto ci che aveva attinenza coll'isola, il corallo viveva alla merc delle catastrofi; ma non appena gli restava un attimo di respiro, esso costruiva. Questo animaletto, questo figlio dei cataclismi, creava un'isola nuova via via che l'antica si consumava, sprofondando nel mare.
Com' terribile questo alternarsi di vita e di morte! Come sembra stolto e assurdo che un'isola nata da tanta forza e da tanta violenza, un'isola che era cos bella sul grande oceano, cos prediletta dagli uccelli, cos ricca di alberi, cos pronta ad accogliere l'uomo, qualora questi fosse un giorno arrivato, sia morta prima che un occhio umano potesse contemplarne la maest!...
Per oltre dieci milioni di anni era vissuta silenziosa nello sconosciuto mare; poi lasci dietro di s soltanto una frangia di corallo perch vi si riposassero gli uccelli marini o vi venissero a scherzare le foche giganti.
Mentre questa prima isola saliva alla superficie per tornar a morire nel nulla, altre isole, nel lontano sud-est, lottavano per raggiungere una breve esistenza. Alcune iniziarono il loro ciclo durante lo stesso milione di anni della prima, altre pi tardi. L'ultima for la superficie del mare quando la prima era ormai tra le spire della morte; l'uomo, se allora fosse esistito, avrebbe potuto osservare il lento alternarsi della vita e della morte in quella catena d'isole lunga duemila miglia. Ondeggiando al pari dei marosi oceanici, le isole di roccia si alzavano e ricadevano; mentre, per, il ciclo di un'onda oceanica ha la durata di pochi minuti, il ciclo vitale di queste isole si protrasse per sessanta milioni di anni.
L'uomo, ammesso che gli fosse stato possibile seguire questo ciclo, non sarebbe riuscito a comprendere in quale fase si trovasse l'una o l'altra isola; dovettero esservi periodi di milioni di anni in cui nessuno avrebbe potuto accertarlo. Per il centro fuso, insensibile, della terra lo sapeva, poich non mandava pi a questa o a quell'isola nuovi contributi di lava. Lo sapeva il mare in attesa, perch sentiva le rocce cadrgli tra le braccia con sempre minor resistenza. E lo sapevano i polipi corallini, poich intuivano quand'era ormai tempo d'incominciare a erigere un monumento all'isola che sarebbe scomparsa.
Ciclo infinito, nascita e morte senza fine, apparire e scomparire eterno. Non appena cessano le spaventose esplosioni vulcaniche, gi l'isola  condannata. La pace calma e serena dei mari, l'arrivo di uccelli che recano semi, sono soltanto intermezzi armoniosi. Un frinire notturno di insetti, il sommesso sciaguattio della risacca contro la sabbia, e gi una nuova ra glaciale incomincia a distruggere ogni forma di esistenza.


Capitolo 2.

Verso la fine del ciclo maggiore, mentre le isole occidentali morivano e le orientali si andavano costruendo, un nuovo vulcano si affacci col proprio cono sulla superficie dell'oceano, e in una serie di esplosioni titaniche erutt roccia fusa bastante per gettar le fondamenta di un'isola nuova, che dopo innumerevoli re sarebbe stata riconosciuta dagli uomini come la principale del gruppo.
La sua storia successiva sarebbe stata non comune: il suo terreno
abituale sarebbe risultato dall'accoppiamento di due catene di vulcani.
Quando il vulcano ebbe costruito la base dell'isola, nei suoi fianchi possenti si aprirono nuovi sfiatatoi sussidiari, attraverso i quali seguit a riversarsi la lava. Quindi un vulcano pi grande, separato dal primo da molte miglia di oceano, balz alla vita erigendo la propria costruzione maestosa in un uguale succedersi di avvenimenti.
Per re ed re geologiche i due massicci sistemi vulcanici si ersero nel mare in fiammeggiante contesa, poi fatalmente il primo incominci a cedere, i suoi fuochi si spensero, mentre sugli scoscesi fianchi del secondo continuavano a scendere milioni di tonnellate di lava. Sibilando, esplodendo, crepitando, i lapilli cadevano nel mare in quantit immani, rendendo sempre pi salda la base del vulcano sul remoto pavimento oceanico.
Col trascorrere del tempo, la lava che fuggiva dal secondo grande costruttore incominci ad allungarsi sui piedi del primo, quindi prese a risalirne i fianchi, e infine si gett sugli strati di lava emersi che avevano costituito l'isola primitiva. Si riemp in tal modo il vuoto marino che aveva diviso i due vulcani, e dal loro fiammeggiante abbraccio, inestricabile groviglio di roccia fusa, nacque un'unica isola rigogliosa e in continuo accrescimento.
Pi tardi il suo suolo fu formato da dozzine di vulcani minori che avevano seguitato ad eruttare per alcune centinaia di migliaia di anni: uno di questi esplose in un barbaglio fosforescente lasciando un cratere simile a una tazza; un altro, al limitare dell'isola, in un punto dal quale avrebbe potuto dominare gli approdi, qualora ve ne fossero stati, lasci in memoria di s un esile promontorio sfaccettato come una pietra preziosa.
Allorch l'isola fu compiutamente formata - ed era un'isola dolcissima, celestiale, incantevole - una forza misteriosa della natura, quasi guidata da un calcolo sottilissimo, nascose nelle sue viscere una ricchezza d'incalcolabile valore. Non potevano esser diamanti perch l'isola era troppo giovane per aver potuto acquistare lo sviluppo vegetale e carbonifero che produce i diamanti. Per lo stesso motivo non poteva trattarsi n di petrolio n di carbone n di oro. Tuttavia era un tesoro ancor maggiore.
Il basalto vulcanico che la costituiva era poroso, e allorch le tremende tempeste che spazzavano l'oceano la investivano, le piogge che da esse si sprigionavano, in parte correvano verso il mare in torrenti superficiali, in parte filtravano nel cuore dell'isola. In tal modo miliardi di tonnellate d'acqua si annidavano nei suoi serbatoi segreti.
Non vi rimanevano, naturalmente, poich la roccia era tutta percorsa da arterie che riconducevano al mare, e con l'andar del tempo l'acqua si perdeva. Se, per, un animale (o un uomo) fosse potuto penetrare in quelle rocce, sarebbe riuscito a servirsi dell'acqua che vi era contenuta. L'isola, infatti, era un unico bacino naturale; l'intero suo nucleo era permeato del liquido datore di vita.
Ma non era questo il tesoro tutto particolare dell'isola, poich per l'uomo  facile trivellar quasi tutte le rocce porose per cavarne dell'acqua. Qui, su quest'isola unica, doveva nascere un tesoro diverso, e il modo con cui venne depositato ha del miracoloso.
Mentre il ghiaccio andava e veniva, facendo salire il livello del grande oceano, mentre l'isola affondava e riaffiorava grazie all'apporto di lava nuova, mentre si svolgevano questi avvicendamenti titanici, il lido meridionale dell'isola rimaneva ora esposto alla luce solare, ora seppellito sotto braccia e braccia di oceano. Se prevaleva la prima condizione, la parte scoperta del litorale era percorsa da torrenti montani che vi depositavano i loro detriti insieme con minuti frammenti di lava. Di tanto in tanto il mare vi lasciava, ritirandosi, pezzettini di calcio animale; oppure un uragano dal grembo carico di tuoni strappava via una parete di roccia e ne gettava i resti sul lido. Pezzo per pezzo, durante uno spazio di tempo di oltre centomila anni, il litorale seguitava ad accumulare detriti.
Quando l'oceano tornava a sollevarsi, quello spalto di terra restava per millenni sommerso sotto tonnellate di acqua verdescura; tuttavia, mentre la forza bruta dell'oceano esercitava la propria pressione, essa agiva pure come dispensatrice di vita, perch le onde deponevano materiale sedimentario, cadaveri, frammenti di alberi fradici d'acqua, sabbia. Tutti questi doni della terra e del mare venivano saldati insieme dal peso immane dell'oceano, finch si univano a formare roccia.
A volte, per effetto di un cataclisma, l'isola si sollevava dall'acqua per raccoglier nuovi frammenti spazzati gi dalle colline, quindi sprofondava sotto le onde per accumulare nuovi depositi di limo, la sostanza costruttrice di vita. Tutte le volte che il mostruoso oceano martellava la riva per diecimila anni consecutivi, si formava nuova roccia, che come una corazza impermeabile scendeva digradando dalle pendici inferiori sino a protendersi nel mare, imprigionando in un gigantesco serbatoio sotterraneo tutto ci che vi stava sotto.
Ignorata, molto pi in basso rispetto alla superficie visibile dell'isola, protetta da questa calotta di roccia a tenuta stagna,
si stendeva l'acqua pi pura, pi dolce, pi abbondante di tutte le terre che orlavano il grande oceano. Era irraggiungibile, anche ammesso che un uomo fosse riuscito a indovinarne il segreto nascondiglio, ma era pronta a balzar nell'aria anche a venti metri d'altezza, attirando con la dolcezza che d vita chiunque fosse riuscito a penetrare nella sua prigione di roccia e a liberarla.
Le piante e gli avventurosi insetti pervenuti alla prima isola nord-occidentale avevano avuto intanto tutto il tempo per portarsi alle terre che a mano a mano sorgevano alla vita. Un filo d'erba impieg forse un milione di anni per terminare il suo giro lungo la catena. Lentamente, con pazienza, alberi, viticci, rampicanti si propagarono lungo le isole, mentre in altre parti del globo si andava affermando un essere nuovo e pi forte, che un giorno ne sarebbe divenuto il conquistatore supremo.
Prima che l'isola dal duplice vulcano, col tesoro nascosto di acqua, avesse finito di crescere, gli uomini avevano gi eretto monumenti grandiosi in Egitto, ed erano gi in grado di scrivere e d'annotare le proprie memorie.
Mentre i vulcani ancora si trastullavano lungo la catena, la Cina elaborava un complesso sistema filosofico, e il Giappone codificava princpi artistici che in seguito avrebbero arricchito il mondo di tesori inestimabili. Mentre le isole si modellavano in quello che sarebbe stato il loro aspetto definitivo, Ges parlava a Gerusalemme, e Maometto giungeva dai deserti infocati con una nuova visione del cielo. Per nessun uomo conosceva ancora il paradiso che su queste isole attendeva la razza umana. Esse rappresentavano infatti la parte pi giovane della vasta superficie terrestre: erano nuove, primitive, deserte. Molti libri che ancor oggi leggiamo furono scritti quando queste isole erano conosciute soltanto dagli uccelli migratori. Molti canti che tuttora cantiamo furono composti e trascritti mentre queste isole restavano vuote. Gi la Bibbia e il Corano erano stati compilati.
Poich, quando furono finalmente scoperte, vennero salutate da tutti come altrettanti paradisi,  bene studiarle nei loro ultimi istanti di attesa, in quei giorni dolci e tristi, traboccanti di bellezza, che precedettero l'arrivo delle prime canoe.
Le loro montagne tappezzate di boschi sarebbero state una gioia per gli occhi e per lo spirito. Le loro fresche, numerosissime cascate erano stupende. Le rocce, l dove l'oceano irrequieto aveva rso, distruggendole, le propaggini delle grandi montagne, cadevano a perpendicolo nel mare per centinaia e centinaia di metri, e gli uccelli vi nidificavano indisturbati. I fiumi erano pescosi, le rive candide, e le onde che le lambivano erano di un azzurro cristallino. La notte, le stelle parevano vicinissime, simili a fuochi luminosi, fissi immutabilmente sulle isole, a indicare il cammino alla luna e al sole.
Quanta pace, quanta armonia vi regnavano! La mente si compiace d'indugiare sulla loro primitiva grandezza, una grandezza che nulla di quanto era stato sino ad allora escogitato avrebbe potuto distruggere. Se il paradiso  fatto soltanto di bellezze, queste isole erano allora il paradiso pi bello che mente d'uomo possa immaginare, perch terra e mare vi sorridevano fulgidi nell'incanto di un clima mitissimo.
Tuttavia, se il concetto di paradiso comprende pure la possibilit di conservar la vita, le isole, durante la loro attesa, al tempo di Ges e di Maometto, erano lungi dall'essere paradisiache. Non offrivano, o quasi, cibo di sorta. Di tutte le cose che crescevano sugli splendidi pendi delle loro colline, non v'era nulla che potesse alimentare adeguatamente la vita. V'erano radi alberi di pandano, i cui frutti amari, se masticati, permettevano a stento di sopravvivere alla meno peggio; qualche felce dalla polpa appena commestibile, poche radici, pesci e uccelli.
Sulle isole non vi erano polli n maiali n bestiame; non banane n taro n patate dolci n frutti dell'albero del pane; non ananassi, n zucchero n guava; non zucche n meloni n manghi. Non possedevano neppure quell'elemento essenziale, miracoloso, che alimenta la vita dei tropici: la noce di cocco. Alcune noci erano state portate sin l dalle derive, ma nel suolo salmastro che ricopriva le sponde non avevano potuto attecchire.
L'uomo che si fosse recato a vivere in queste isole avrebbe dovuto portare con s tutto il cibo di cui avrebbe avuto bisogno. Se fosse stato previdente, avrebbe portato pure la maggior parte delle cose che occorrono per creare una societ civile, giacch le isole non avevano bamb per adornar una casa, non noci oleose per accendere lampade, non corteccia di gelso per fabbricar tapa. Non esistevano neppure fiori importanti: n frangipani n ibischi n le multicolori orchidee. Al posto di queste piante che rendono lieta l'esistenza, v'era un albero, il sandalo, il cui legno, essiccato, emanava un profumo persistente: esso sarebbe divenuto il tragico simbolo della morte.
Il terreno delle isole non era opulento come quello che i servi della gleba gi coltivavano in Russia, e neppure argilloso e fertile come quello gi allora noto alle trib degli indiani Dakota e Iowa. Era rosso, sabbioso, apparentemente ricco di ferro perch formato di basalto decomposto, ma privo di altri elementi essenziali. Soltanto se un agricoltore fosse riuscito ad aggiungere a questo suolo i minerali mancanti e a rifornirlo della necessaria quantit d'acqua, sarebbe potuto diventare produttivo.
Sulle isole, in verit, si abbattevano spesso piogge torrenziali, che per erano inefficaci. Da nord-est gli alisei spingevano costantemente innanzi a s basse nubi grevi di acqua dolce; ma lungo le rive nord-orientali di ciascuna isola si levavano alte rupi e montagne, le quali arrestavano le nubi e impedivano loro di raggiungere le pianure sud-occidentali, dove si stendeva la terra rossa. Dei bassipiani coltivabili, ben tre quarti erano in realt deserti. Se si fosse potuto raccoglier l'acqua che rifluiva al mare lungo gli erti pendi e portarla nei bassipiani, attraverso le montagne, oppure se qualcuno avesse scoperto i serbatoi segreti racchiusi nel grembo delle isole, si sarebbero potuti ottenere rigogliosi raccolti e cibo pi che bastante. Sino a quel momento, per, gli uomini che fossero vissuti su quelle isole non avrebbero mai avuto acqua o cibo a sufficienza.
Cos queste isole, bellissime ma inospitali, aspettavano che un pugno d'uomini le invadesse armato di viveri, di coraggio e di decisione. Il meglio che se ne possa dire  che, durante questa loro lunga attesa, non albergavano n serpenti velenosi n febbri n malattie deturpanti.
Occorre ricordare ancora un ultimo aspetto di queste isole: di tutte le cose che vi esistevano al tempo di Ges, tanto per far un esempio, almeno il novantacinque per cento non cresceva in alcun altro luogo al mondo. Le isole erano uniche, diverse, staccate dal fluire comune dell'esistenza: un angolo appartato dalla natura, un autentico paradiso naturale, ove ogni cosa vivente aveva la possibilit di svilupparsi a modo suo, a seconda delle esigenze o delle limitazioni delle proprie capacit.
Ho parlato prima dell'avventuroso uccello che port nelle proprie viscere il primo seme. Era forse un seme d'erba, i cui fratelli e le cui sorelle - se cos si pu parlare di semi d'erba -. rimasti sulle isole d'origine, si svilupparono e crebbero come la loro famiglia aveva sempre fatto da milioni di generazioni, conservando le proprie caratteristiche, senza avventurarsi in stravaganti mutazioni. Sulle nuove isole, invece, quest'erba abbandonata a se stessa, condizionata ora da troppo sole, ora da eccessiva pioggia, senza freni, divent un'erba diversa, perfettamente adatta al nuovo ambiente. Allorch, milioni di anni dopo, gli uomini la videro per la prima volta, furono in grado di comprendere che si trattava di erba e che proveniva dal ceppo originario tuttora esistente altrove: era tuttavia un'erba nuova, con qualit nuove, nuova vitalit e nuove promesse.
Se un insetto giunse su queste isole dai grandi continenti, si trasform, le sue zampe si allungarono, la sua proboscide divent pi adatta a perforare il terreno. Uccelli, fiori, alberi, vermi, lumache... ogni cosa su queste isole svilupp forme e aspetti unici.
Non v'era allora, come non v' adesso, un altro luogo sull'orbe che tentasse, sia pur lontanamente, di gareggiare con queste terre nella capacit di spronare la natura a svilupparsi sino al massimo della propria potenza.
Perch ci sia accaduto rimane un mistero. Una fortunata concomitanza di precipitazioni atmosferiche, di clima, di luce solare, di humus, pu spiegare tale miracolo. Forse, la spiegazione migliore sta nelle innumerevoli re geologiche durante le quali le pi disparate cose viventi furono lasciate a elaborare in pace il destino a esse favorevole; oppure nel fatto che un filo d'erba, poniamo, una volta arrivato sin l, era costretto a sfruttare esclusivamente le proprie risorse, senza poter essere rifecondato da tipi d'erba dello stesso ceppo familiare. Tuttavia, quale che sia il motivo, nuove forme di vita si svilupparono, prosperarono, s'irrobustirono e si moltiplicarono in queste isole, poich esse erano un vero e proprio crogiuolo naturale di esperienze e di tentativi meravigliosi.
Nonostante tutte queste doti, mentre Ges moriva su una croce, mentre l'Inghilterra veniva invasa da razze diverse e re famosi dominavano l'india, la Cina e il Giappone, le isole attendevano inoperose, inospitali di fatto, potenzialmente paradisiache, pressoch prive di cibo, ma traboccanti di ricchezze enormi che aspettavano soltanto d'essere sfruttate. I vulcani, che seguitavano a costruirne i contrafforti con sempre nuovi fiotti di lava, non si stancavano di agitar nel cielo le loro fiaccole mostruose, cosicch se un uomo si fosse smarrito con la sua canoa sul gran mare buio, ne avrebbe sicuramente scorto l'incandescente fulgore riflesso sul lembo di una nuvola lontana, e orientandosi su quelle fasi celesti avrebbe ritrovato il cammino.
Sule e sterne ne sfioravano le acque con le ali, mentre le procellarie, partendo sicure dalle vastit del turbolento oceano, vi accorrevano a nidificare. Se un uomo a bordo di una canoa fosse riuscito a scorgere una procellaria che con la coda remiforme tagliava il vento, avrebbe potuto esser certo che la terra si trovava nella direzione verso la quale volava l'uccello.
Queste isole incantate, sonnecchianti sotto il sole e gli uragani,
assomigliavano a belle donne in attesa del ritorno dei loro uomini al tramonto, pronte a concedersi, le braccia aprte, i corpi tepidi, consolatori. Tutto ci che si sarebbe compiuto su queste isole, sarebbe stato prodotto unicamente dalla volont e dalla potenza dell'uomo. Ebbene, io sono certo che le isole, al pari di belle donne innamorate, questo lo sapessero dal principio del mondo, e per questo abbiano tanto atteso.
Perci, uomini della Polinesia, di Boston, della Cina, del monte Fuji, dei barrios delle Filippine, non venite in queste isole a mani vuote, o con animo codardo, o timorosi di morir di fame perch qui non v' cibo. In queste isole non esiste certezza. Portatevi il vostro cibo, i vostri di, i vostri fiori, i vostri frutti, le vostre idee. Se verrete privi di risorse, perirete.
Ma se vi verrete con cibo buono e idee migliori, con di che vi sosterranno, e se sarete disposti a lavorare sino ad averne il capogiro, allora vi guadagnerete il diritto d'ingresso a questo crogiuolo miracoloso, dove gli elementi della natura sono liberi di svilupparsi ognuno secondo le proprie capacit e le proprie inclinazioni.
In questi duri termini le isole aspettavano.
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DALLA LAGUNA INCENDIATA DI SOLE.
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Capitolo 1.
Ho detto che le isole disseminate lungo la frattura prodottasi nel pavimento dell'oceano non erano un paradiso; per,
a circa duemilaquattrocento miglia a sud, esisteva un'isola che si meritava, e ampiamente, tale appellativo. Si stendeva a nord-ovest di Tahiti, era gi popolata da una gente forte, abbastanza civile, e si trovava a sole poche miglia dall'isola di Havaiki, che era la capitale politica e religiosa della zona.
Quest'isola si chiamava Bora Bora e si levava dal mare con rocce scoscese e possenti pinnacoli di pietra. Era rallegrata da profonde baie e da spiagge di sabbia scintillante, frangiate d'alberi. Era talmente bella che pareva impossibile fosse nata dal caso: dovevano averla creata gli di. L'illusione era accresciuta dal fatto che intorno all'isola correva una cintura protettiva di corallo, contro la quale le onde oceaniche s'infrangevano, tentando inutilmente di irrompere nella placida, pescosa laguna verde.
Una mattina, mentre a Parigi i figli di Carlo Magno litigavano per decidere chi dovesse governare l'impero paterno, una veloce canoa a scafo singolo e a buttafuori, manovrata da robusti vogatori e munita di vela triangolare, solcava leggera l'oceano aperto. Proveniva da Havaiki ed era diretta al solitario ingresso della laguna di Bora Bora, sulle cui rive una scolta ne seguiva l'avanzare.
L'uomo vide il timoniere far cenno ai marinai di calare la vela, e mentre questi ubbidivano not che la canoa si destreggiava abilmente fra gli alti marosi che tentavano di scaraventarla contro la scogliera: con invidiabile perizia il timoniere assecondava il movimento delle onde, riuscendo a portare l'imbarcazione verso il pericoloso varco che s'apriva nella cintura corallina.
Attenti!, url, e i vogatori manovrarono febbrilmente, tenendo la canoa lontana dagli scogli e sospingendola nel canale. Segu un gorgogliare d'acqua, le onde enormi si sollevarono ancor pi alte, e la canoa, tra un guizzar di pagaie, con un ultimo sforzo disperato super il varco quasi volando.
Fermi!, ordin pi calmo il timoniere. Soddisfatto di s,
guard, quasi a cercarne l'approvazione, l'unico passeggero della canoa, un uomo alto e magro, dagli occhi profondamente infossati, con una gran barba nera e con lunghe mani sottili tra le quali stringeva un bastone scolpito a immagini di di. Il passeggero tuttavia non fece alcun cenno, perduto com'era a riflettere sui grandiosi progetti di cui era stato il principale animatore. Il suo sguardo sfior il timoniere senza vederlo e, passando oltre i vogatori, si ferm sulla torreggiante rupe centrale che contrassegnava il punto pi alto di Bora Bora.
Proprio dalle pendici di quella montagna accidentata la scolta si precipit in quello stesso istante verso i ripidi sentieri che portavano alla residenza reale, gridando:  tornato il sommo sacerdote!. Una paura istintiva, animalesca, trapelava da questo suo grido, e le donne che l'udirono si strinsero ai loro uomini, guardandoli con nuovo affetto nelle buie capanne dal tetto di fronde di palma.
Bench la sentinella spaventata corresse ad avvertire tutta la comunit in generale, il messaggio era destinato, in realt, a un unico uomo, e mentre proseguiva la sua corsa forsennata all'ombra delle palme e degli alberi del pane, seguitava a mormorare tra s: Di di Bora Bora, date ali ai miei piedi! Non fate ch'io arrivi in ritardo!.
Giunto a una casa di fronde pi grande delle altre, cadde al suolo urlando: Il sommo sacerdote  entrato nella laguna!.
Dall'interno della casa un giovane alto, bruno, un cortigiano del re, cacci fuori la testa assonnata chiedendo con un certo timore: Di gi?.
Ha oltrepassato il banco, l'avvert la scolta.
Perch.... Agitatissimo, ora, il giovane afferr una veste cerimoniale fatta di tapa pressata, e senza perder tempo ad aggiustarsela si diresse di corsa verso il palazzo, gridando: Arriva il sommo sacerdote!. Pass velocissimo dinanzi ad altri cortigiani e giunto alla presenza del re si prostr sulla morbida stuoia di pandano che ricopriva il pavimento di terra, annunciando trafelato: L'augusto sta per sbarcare.
L'uomo al quale venivano rivolte quelle agitate parole era un bel giovane di trentatr anni, dai capelli cortissimi gi grigi alle tempie, e i cui occhi insolitamente spaziati erano carichi di saggezza. Sebbene il ritorno del sommo sacerdote suscitasse in lui
lo stesso terrore che faceva tremare i suoi sottoposti, seppe mascherarlo; al cortigiano, per, non sfugg che il suo signore s'era diretto con inconsueta precipitazione alla stanza del tesoro, dove s'infil una veste di tapa lunga sino alla caviglia e di color nocciola, cingendosi quindi la spalla sinistra e la vita d'un prezioso cordone di piume gialle, emblema del suo rango. Pose infine sul capo un elmo di piume e conchiglie. In quello stesso momento il cortigiano alto diede un segnale, e subito lungo la riva s'ud un rullar di tamburi.
Andiamo a rendere omaggio al sommo sacerdote, annunci gravemente il re, mentre un solenne corteo di guerrieri bruni, avvolti dalla cintola in gi in tapa marrone, si snodava dietro di lui. Il re si sorprese a esortare suo malgrado gli uomini: Svelti! svelti! Non dobbiamo far tardi. Infatti, nonostante tutti lo riconoscessero come il capo supremo di Bora Bora, aveva sempre ritenuto prudente mostrarsi quanto pi possibile cortese verso il reggitore spirituale dell'isola, specie da quando non erano ancora ben chiari gli attributi e le volont del nuovo dio, Oro. Suo padre, per esempio, aveva incautamente sottovalutato il potere della nuova divinit, e ne era stato punito: nel corso di una riunione solenne nel tempio di Oro, il sommo sacerdote l'aveva a un tratto accusato di irriverenza, e dopo avergli sfasciato il cranio con una randellata, ne aveva fatto trascinar via il cadavere perch venisse offerto in olocausto al rosso Oro, l'onnipotente, l'unificatore delle isole.
Nonostante la solerzia del giovane monarca, non appena il corteo lasci il palazzo, il cortigiano alto fu costretto ad avvertire il suo signore: L'augusto gi s'avvicina all'approdo!; al che il re e gli altri del seguito si misero a correre, tenendo strette insegne e collane per non perderle. Il re, consapevole di far una figura ridicola e pur temendo di rallentare il passo, lanci un'occhiataccia bieca al giovane che l'aveva avvertito troppo tardi. Questi, che durava fatica a tener stretta la veste di tapa, incominci a sudare e in cuor suo preg: "Se vi sar una convocazione, o di di Bora Bora, risparmiatemi!.
Il re seguitava a incespicare, nell'afoso mattino, e intanto borbottava irosamente, offeso nel proprio orgoglio. Riusc nondimeno a raggiunger l'approdo pochi attimi prima della canoa, e bench egli in quel momento non potesse saperlo, il suo aspetto impacciato e sudato gli fu pi d'aiuto che di danno: dal buttafuori il sommo sacerdote not con soddisfazione il disagio regale e per un attimo un sorriso gli sfior le labbra. Subito per il sant'uomo riprese a esaminare con aria assorta il picco montagnoso.
Il timoniere ferm la canoa, manovrando con mille precauzioni, nel timore che il pi piccolo incidente attirasse su di s l'attenzione dell'augusto passeggero. I vogatori infatti sapevano quale messaggio questi recasse dal tempio di Oro e come in quel giorno fosse importantissimo usar la massima attenzione. Dopo che la canoa fu ormeggiata, il sommo sacerdote ne scese con dignit imperiale, fulgido nel mantello di corteccia bianca frangiato di denti di cane, il cui candore metteva in particolare risalto i suoi lunghi capelli neri.
Mentre moveva incontro al re, appoggiandosi al bastone scolpito e genuflettendosi appena, tanto per indicare che riconosceva la supremazia di quest'ultimo, era davvero un imponente simbolo di Oro. Poi, subito raddrizzandosi, attese severo che re Tamatoa, il supposto reggitore, s'inchinasse invece sino a terra per lasciar ben capire a tutti i presenti che il potere s'era trasferito per misteriose vie dalle mani del monarca alle sue; quindi gli fece cenno che poteva parlare.
O benedetto dagli di, incominci re Tamatoa. Qual  il desiderio di Oro?.
La folla accalcatasi intorno, composta di uomini e donne dai grandi occhi neri, tutti bellissimi, nudi sino alla cintola, trattenne il fiato con palese apprensione: il sommo sacerdote se ne accorse e ne gio. Attese, mentre le tiepide brezze spiranti dalla verde laguna facevano stormir le palme che costeggiavano la riva e frusciare le scure foglie degli alberi del pane; infine annunci con voce solenne: Vi sar una convocazione!. Le sue parole caddero nel pi profondo silenzio: nessuno osava fiatare per tema d'attirare l'attenzione su di s.
Il sommo sacerdote riprese: Dovr esser eretto a Tahiti un nuovo tempio: ci raduneremo per consacrare il dio che vi dimorer. Fece una pausa, mentre la paura si dipingeva sui volti dei presenti, chiusi in un silenzio di pietra. Persino re Tamatoa, il quale poteva ragionevolmente sperar d'essere risparmiato, tacque, sentendosi tremare le ginocchia al pensiero delle orribili cerimonie che si celebravano durante una convocazione generale degli abitanti delle isole al tempio di Oro.
Il sommo sacerdote taceva, ben sapendo che quanto pi a lungo avesse protratto il terrore che da lui emanava, tanto maggiore sarebbe stato l'effetto sugli isolani, talvolta recalcitranti, della rivelazione della potenza del nuovo dio. Quel giorno sarebbe sicuramente riuscito a indurre lo stesso re a formulare le domande fatali.
Le mosche che sino a quel momento s'erano pasciute di pesci morti lungo le rive della laguna, volsero la loro attenzione alle schiene nude della folla in attesa; tuttavia nessuno si mosse, nel timore di farsi notare. Finalmente, con voce soffocata Tamatoa
domand: Quando si terr la convocazione?.
Domani!, rispose con voce ferma il sommo sacerdote.
A tale annuncio, il re si disse: Se la convocazione  per domani, dev'essere stata decisa almeno dieci giorni fa! Altrimenti come avrebbe potuto la notizia raggiunger Tahiti in tempo per consentire alla canoa di rientrare ad Havaiki domani stesso? In questi dieci giorni il nostro sommo sacerdote dev'essere rimasto in consulta segreta continua coi sacerdoti di Oro.
Le mosche pizzicavano le schiene sudate, ma nessuno si moveva, in attesa della seconda, paventata domanda. Infine Tamatoa chiese: Quanti uomini per Oro?.
Otto, rispose il sacerdote in tono freddo, impersonale; quindi, posata la punta del bastone per terra con un gesto d'imperio che costrinse la folla muta ad arretrare, si diresse verso il tempio, impassibile, solenne nelle candide vesti; quando gi sembrava non occuparsi pi dei presenti, si gir di scatto, e lanciando un urlo spaventoso, drizz il bastone sul timoniere che l'aveva portato nella laguna: E costui sar il primo!.
No! No!, supplic il poveretto, cadendo in ginocchio sulla sabbia.
Implacabile, il sacerdote, sempre indicandolo con la punta del bastone, inton con voce cavernosa: Quando i marosi erano su di noi, quest'uomo non invoc la salvezza da Oro, bens da Tane.
Oh, no!, gemette il marinaio.
L'ho capito dal movimento delle sue labbra, insistette il sacerdote, spietato. Alcuni servitori del tempio afferrarono il condannato e lo trascinarono via di peso perch le sue gambe, paralizzate dal terrore, si rifiutavano di portarlo.
E tu!, riprese la voce terribile, mentre il bastone si puntava su un suddito ignaro. Nel tempio di Oro, nel giorno santo, hai mosso la testa. Tu sarai il secondo!. Ancora una volta i servitori calarono sul colpevole, trascinandolo via con precauzione perch non fosse offerto a Oro un sacrificio umano ferito o in qualche modo imperfetto.
Solennemente il sommo sacerdote cedette a re Tamatoa il sinistro incarico di scegliere le altre sei vittime. Questi domand:
Dov' il mio aiutante?. Dalle ultime file dei presenti, dove s'era nascosto nella speranza di passare inosservato, avanz tremando il cortigiano alto. Perch ho tardato nel recarmi a riverire l'augusto?, chiese il re.
La sentinella ha incespicato.  stato lui a farci far tardi, spieg l'aiutante.
Dalla folla una donna grid: No, non  vero!, mentre suo marito, un omino dall'espressione melensa, veniva condotto, tremante come una foglia, davanti al re. Dopo averlo guardato per un attimo con palese disgusto, Tamatoa sentenzi: Questo sar il terzo!.
Oh, no, te ne supplico!, singhiozz la scolta. Io ho corso come dovevo, ma quando sono arrivato al palazzo, quello dormiva!. Cos dicendo indic l'aiutante.
Il re, memore del dispetto suscitato in lui dal giovane cortigiano, dichiar perentoriamente: Costui sar il quarto! Gli altri saranno scelti fra gli schiavi. S'avvi quindi verso il palazzo, mentre la scolta e il cortigiano, che gli inservienti del tempio avevano gi agguantato, si guardavano, inebetiti dalla catastrofe nella quale, per un atroce ghiribizzo del caso, l'uno aveva coinvolto l'altro.
Mentre la folla spaventata si disperdeva e tutti si congratulavano in cuor loro d'esser sfuggiti alla fame insaziabile di Oro almeno per quella convocazione, un giovane capo, ammantato in tapa aurea, appartenente quindi alla famiglia reale, se ne stava tetro e silenzioso all'ombra d'un albero del pane. Non s'era nascosto, perch era pi alto degli altri, muscoloso, e dotato d'un coraggio che avrebbe tenuto a bada chicchessia. S'era tratto in disparte perch odiava il sommo sacerdote, disprezzava il nuovo dio Oro, e quelle incessanti richieste di sacrifici umani lo rivoltavano.
Naturalmente il sommo sacerdote s'era subito reso conto che tra la folla venuta a dargli il benvenuto mancava il giovane capo. Una cos grave infrazione all'etichetta l'aveva talmente infuriato, che durante la parte pi solenne della cerimonia il suo sguardo penetrante non aveva cessato di volgersi a destra e a sinistra in cerca di lui. Alla fine l'aveva scorto, disteso in atteggiamento sprezzante sotto l'albero del pane, e i due uomini s'erano scambiati lunghe occhiate di sfida. Quel duello di sguardi era cessato solo quando una donna dalla pelle dorata e dai capelli fluenti adorni di boccioli di banano aveva tirato il giovane per un braccio, costringendolo ad abbassare gli occhi.
Ora, a cerimonia terminata, la bella donna si mise a implorare Teroro, non andare alla convocazione!.
In tal caso, sai dirmi chi comanderebbe la nostra canoa?, domand l'uomo in tono spazientito.
Una canoa  dunque tanto importante?.
Il giovane, che era suo marito, la guard stupefatto: Importante?
Che cosa pu esservi di pi importante d'una canoa?.
La tua vita!, rispose la donna con semplicit. I navigatori accorti non salpano quando le nubi sono minacciose.
Senza curarsi delle preghiere della sposa, il giovane s'avvi verso un tronco rovesciato, semisommerso nella laguna, vi si lasci cader sopra, e tuffati i piedi bruni nelle acque argentee incominci a scalciare rabbiosamente, quasi odiasse persino il mare; tuttavia quando sua moglie, placida, bellissima, fragrante di boccioli di banano lo raggiunse e si mise pure lei a diguazzare coi piedi nelle fresche acque, tosto il giovane scord la propria collera. Anche quando il suo sguardo si pos sul piccolo promontorio sul quale sorgeva il tempio locale, dove in quel momento i sacerdoti stavano dedicando a Oro le otto vittime designate, parl senza l'ira che l'aveva divorato durante la cerimonia.
Io non ho paura della convocazione, Marama, dichiar con fermezza.
Ma ne ho io per te, replic la donna.
Guarda la nostra canoa!, esclam il giovane cambiando discorso e indicando una tettoia di forma allungata, in prossimit del tempio, sotto la quale si dondolava una canoa mastodontica a duplice scafo. Non vorresti che la governasse un altro, vero?, domand in tono teneramente scherzoso.
Marama, ben sapendo ch'era stato suo padre, un sacerdote, a scegliere i sacri legni che erano serviti a costruire l'imbarcazione, non aveva bisogno che gliene si rammentasse l'importanza, cosicch si accontent di obiettare: La canoa pu guidarla Mato.
A questo punto Teroro ritenne opportuno confidarle il vero motivo che lo spingeva a partecipare alla pericolosa convocazione: Mio fratello potrebbe aver bisogno del mio aiuto.
Re Tamatoa avr molti protettori, ribatt Marama.
Senza di me, le cose potrebbero mettersi male, insist Teroro, e Marama, che era saggia e il cui nome significava la luna che tutto vede e comprende, intuendo il suo stato d'animo pass a un altro argomento.
Teroro, il sommo sacerdote sospetta di te: soprattutto  convinto che tu non creda al suo dio.
Non sono l'unico, borbott Teroro.
Tu, per, manifesti pi di tutti la tua mancanza di fede.
Qualche volta non riesco a fingere, ammise il giovane capo.
Marama si guard intorno furtiva per assicurarsi che nessuno li stesse spiando: il sommo sacerdote, infatti, aveva suoi uomini fidati in ogni luogo. Seguitando a diguazzare coi piedi nella laguna riprese con carezzevole insistenza: Mi devi promettere che se ti
recherai al tempio di Oro, pregherai solo Oro, penserai soltanto a lui. Ricorda ci ch' accaduto al timoniere.
Sono gi stato a tre convocazioni in Havaiki, e conosco i pericoli, l'assicur Teroro.
Questa, per,  peggiore delle altre.
Che intendi dire?.
Prima di rispondere Marama torn a guardarsi in giro, e ancora non scorse nessuno. Ti sei chiesto come mai il sommo sacerdote si sia fermato ad Havaiki dieci giorni pi del necessario?.
Per prepararsi alla convocazione, penso.
No. Questa dev'esser stata decisa molti giorni prima, per permettere alle canoe di Tahiti e di Moorea di ritornare ad Havaiki entro domani. L'anno scorso, una donna di Havaiki mi confid che i sacerdoti di laggi ritengono il nostro sommo sacerdote il pi capace di tutti e intendono promuoverlo a una posizione di grande importanza.
Fosse vero!, borbott Teroro. Almeno se ne andrebbe da quest'isola.
Per non oserebbero crearlo sacerdote supremo prima che la sua isola non fosse tutta conquistata.
Il giovane si faceva sempre pi attento, come gli accadeva spesso quando sua moglie gli parlava; si pieg innanzi sul tronco per meglio ascoltarla. Marama riprese: Io ritengo che il sommo sacerdote tenter l'impossibile, durante questa convocazione, per dimostrare ai sacerdoti di Havaiki d'essere pi devoto a Oro di loro tutti.
Per meritarsi la promozione?, domand Teroro.
Per forza!.
Che cosa credi che far?.
Marama esit prima di rispondere; in quel momento un vento improvviso si alz sulla laguna, increspandola. Sempre in silenzio, la donna ritir allora i piedi dall'acqua e se li asciug con le mani, cosicch fu Teroro a proseguire, dando voce a ci che ella pensava:
Tu credi che, per far impressione sugli altri, il sommo sacerdote sacrificher il re?.
No, lo corresse Marama, metter sull'arcobaleno i "tuoi piedi.
Allungando la mano ad accarezzare una foglia d'albero del pane, Teroro domand pensosamente: E poi la carneficina avr termine?.
No, rispose Marama con voce grave. Continuer sino a quando tutti i tuoi amici avranno lasciato la laguna: soltanto allora la nostra isola sar sicura per Oro.
E Mato e Pa?, domand Teroro, angosciosamente.
Sono condannati.
Ma non il re?.
No, replic la giovane con calma. Tuo fratello  molto amato dai re di Tahiti e di Moorea, e una mossa tanto audace potrebbe volger contro il nuovo dio non solo il popolo, ma anche quei re.
Per lascerebbero ch'io fossi sacrificato a Oro?, insistette Teroro.
S. I re son sempre disposti a credere il peggio dei loro fratelli minori.
Teroro si gir sul tronco per guardar meglio la sua bella moglie, e intanto si diceva: "Non so apprezzare abbastanza il suo buonsenso. Come assomiglia a suo padre!. A voce alta osserv: Io non l'avevo pensata cos, Marama. Avevo capito soltanto che questa volta il pericolo sarebbe stato pi forte del normale.
 perch tu, fratello del re, adori ancora Tane.
L'adoro nel segreto del mio cuore.
Se il tuo cuore posso leggerlo io, possono leggerlo anche i sacerdoti.
La conversazione fu interrotta dal sopraggiungere di un messaggero trafelato, il cui braccio stretto in un cerchio di piume gialle lo indicava come appartenente al seguito del re. T'abbiamo cercato da per tutto, annunci a Teroro con voce ansante.
Stavo esaminando la canoa, borbott il giovane capo.
Il re vuol parlarti subito.
Teroro si alz dal tronco, batt i piedi sull'erba per scuoterne via l'acqua, fece un cenno distratto alla moglie, e tenendo dietro al messaggero si avvi al palazzo, che era un edificio largo e basso sostenuto da lucidi pilastri di albero di cocco, scolpiti a figure di di. Il tetto consisteva in fronde di palma intrecciate; non v'erano, per, n pavimenti n pareti, ma solo rotoli di stuoia, in quel momento rialzati, che potevano esser abbassati se v'era necessit di segretezza, o per riparare l'interno dalla pioggia. La stanza principale conteneva numerosi emblemi regali: di piumati, denti di pescecane scolpiti, enormi conchiglie provenienti dal sud. La costruzione aveva due pregi notevolissimi: dava sulla laguna, sulla cui cintura esterna si frangevano di continuo alte nuvole di spuma, e tutte le varie parti dell'edificio erano tenute insieme da sottili ma robusti legacci di sennit, la stupenda corda isolana di color bruno dorato, ricavata dalle fibre delle noci di cocco. Nella costruzione del palazzo ne erano stati usati quasi quattromila metri; ovunque un pezzo di legno toccasse un altro, il flessibile sennit teneva unite le
parti. Ci si poteva sedere in una stanza legata con sennit ed estasiarsi senza fine dei suoi disegni intricati, allo stesso modo che un navigatore ammira le stelle, la notte, o un bambino contempla le onde che lambiscono la sabbia.
Sotto il tetto intrecciato di sennit sedeva in quel momento re Tamatoa, col largo faccione profondamente turbato. Perch  stata indetta una convocazione?, domand in tono perentorio. Poi, quasi temendo la risposta, s'affrett ad accomiatare tutti coloro che potevano essere eventuali spie. Avvicinatosi quindi alla stuoia che copriva il pavimento, pos le mani sulle ginocchia e torn a chiedere: Che significato potr avere?.
Teroro, il quale non era molto svelto di comprendonio, non trov nulla di strano nel ripeter parola per parola le osservazioni di Marama come se fossero sue, affrettandosi subito a spiegare:
A me sembra che il nostro sommo sacerdote cerchi di farsi promuovere al tempio di Havaiki, e voglia perci compiere un gesto decisivo. A questo punto tacque, assumendo un'espressione tetra.
Per esempio?, domand il re.
Per esempio, cancellare da Bora Bora le ultime tracce del culto di Tane, o magari... nel bel mezzo della convocazione... sacrificare te.
Temevo qualcosa di simile, ammise Tamatoa. Durante la convocazione potrebbe indicare improvvisamente me, come hanno fatto con nostro padre. Sempre pi turbato, il re fece un gesto verso la testa del fratello, come se volesse mozzargliela, , quindi soggiunse in tono dolente: E il mio assassinio sarebbe santificato perch l'avrebbe ordinato Oro.
Vuoi dire il sommo sacerdote, lo corresse Teroro.
Tamatoa esit, come se dubitasse di ci che passava per la mente del fratello minore, poi soggiunse quasi piangendo: La mia morte resterebbe invendicata.
La piet verso se stesso era cos inconsueta in Tamatoa, le cui doti di guerriero e la cui guida prudente avevano sino ad allora risparmiato alla piccola Bora Bora l'invasione delle sue maggiori vicine, che Teroro sospett il fratello di tendergli una trappola: soffoc quindi l'impulso di confessargli i progetti che aveva in animo per la convocazione e si accontent di osservare con noncuranza: La canoa sar varata a mezzogiorno.
Credi che potr salpare al tramonto?, domand il re.
S, per mi auguro che tu non vi salga.
Sono fermamente risoluto a recarmi a questa convocazione, replic Tamatoa.
Mal te ne incoglier, insistette Teroro.
Il re si alz dalla stuoia e con passo sconsolato s'avvi all'ingresso del palazzo, dal quale si potevano scorgere le rupi maestose di Bora Bora e la laguna incendiata dal sole. Su quest'isola sono cresciuto nella gioia, mormor con voce di profonda commozione. Ho sempre passeggiato all'ombra di queste rupi, con queste onde che mi lambivano le caviglie. Ho veduto le altre isole; le baie di Moorea sono bellissime; la corona di Tahiti  stupenda, cos pure le lunghe spiagge di Havaiki. La nostra isola per  il paradiso dell'uomo in terra. Se devo esser sacrificato per mettere quest'isola in armonia coi nuovi di, ebbene, mi rassegner.
Le immagini evocate da Tamatoa, di Bora Bora e della loro giovinezza comune, poterono ci di cui la sua astuzia non era stata capace. Fratello, non andare ad Havaiki!, grid Teroro.
Perch?, domand Tamatoa, girandosi di scatto e tornando verso le stuoie.
Perch il tuo sacrificio non salverebbe Bora Bora.
E perch?, domand nuovamente Tamatoa, fissando in volto Teroro.
Perch quando il suo maledetto bastone si abbatter, io uccider il sommo sacerdote; seminer la strage per tutta Havaiki e la rader al suolo. Poi le altre isole distruggeranno noi.
Era quel che pensavo!, proruppe il re. Tu hai in animo di ribellarti. Oh, Teroro, non servir a nulla. Non puoi andare alla convocazione.
Vi andr, invece!, borbott torvo Teroro.
Il re ristette, grave e solenne nelle ombre del mattino, e puntando l'indice destro contro il fratello gli intim: Ti proibisco di lasciare Bora Bora.
In quel momento il re guerriero Tamatoa, massiccio, austero in volto, era divenuto per il fratello minore un simbolo di soverchiante autorit, e quel dito proteso fece quasi tremare il giovane Teroro. Del resto, sebbene tentato d'afferrare il fratello per quel dito, quindi per la mano e infine per il robusto braccio, e di buttarlo sulle stuoie per un amichevole scambio di opinioni, il giovane capo non avrebbe mai avuto il coraggio di toccare il re, sapendo che grazie a lui gli di dispensavano all'isola il mana - la santificazione spirituale dei cieli - e che soltanto sfiorare un sovrano o passar sulla sua ombra equivaleva a sottrarre da esso una parte di mana, mettendo in tal modo in pericolo non solo il re, ma l'intera comunit.
Nondimeno il desiderio di Teroro di parlare al fratello era tale che si prostr sulla stuoia, e strisciando sul ventre e premendogli la faccia sui piedi sussurr: Siedi vicino a me, fratello, e discorriamo. Cos, mentre le mosche ronzavano nell'afa mattutina, i due uomini si parlarono.
Formavano, insieme, una bella coppia. Li dividevano sei anni di et, essendo nata fra l'uno e l'altro una sorella, e ognuno dei due era consapevole del particolare legame che li univa da quando, ancora fanciulli, si erano feriti il polso e ciascuno aveva bevuto il sangue dell'altro. N Teroro n Tamatoa potevano dimenticare quel solenne giorno. Il padre dei due ragazzi, morto poi vittima di Oro, aveva chiamato il primogenito Tamatoa, il guerriero, e quando era nato un secondo maschio, la famiglia si era detta: Che fortuna! Quando Tamatoa diventer re, avr un fratello minore per servirlo come sommo sacerdote. Per questo il piccino era stato chiamato Teroro, cio l'intelligente, colui che pu divinare con rapidit le cose pi difficili. Sino a quel momento, per, Teroro non si era dimostrato all'altezza del proprio nome.
Tamatoa, divenuto con facilit un tipico guerriero isolano, rotto a tutte le fatiche, forte, severo di carattere, al pari dei suoi antenati aveva difeso Bora Bora contro mille congiure e coalizioni. Per ben sei volte in nove anni di regno era stato chiamato a respingere gli invasori provenienti dalla potente Havaiki; per questo l'improvvisa supremazia del nuovo dio di quell'isola gli era particolarmente dura da sopportare; l'antico avversario sembrava sul punto di conquistare col raggiro ci che sino a quel momento non era riuscito a ottenere con la forza. Teroro, al contrario, non s'era mostrato all'altezza del proprio compito, come s' detto, n aveva rivelato il minimo desiderio di diventar sacerdote. Alto, snello, con una bella faccia asciutta, gli piaceva menar le mani; aveva un temperamento impetuoso ed era lento ad afferrare i concetti astratti.
Il suo pi grave difetto, per, consisteva nel non riuscir a mandare a memoria le genealogie e i canti sacri. La sua passione era navigare; lo attirava la sfida dei mari ignoti. Gi s'era spinto con la propria canoa sino alla lontana Nuku Hiva, mentre la traversata per Tahiti era per lui un giuoco da ragazzi.
Temo che gli di manderanno a te l'arcobaleno, sussurr Tamatoa a Teroro.
Siamo riusciti a vincere in passato; vi riusciremo ancora.
In passato, i nostri nemici avevano canoe e lance; adesso hanno progetti e intrighi. Non nutro molte speranze.
Hai paura?, domand Teroro a bruciapelo.
S, ammise il re. Sento agitarsi nell'aria idee nuove che non riesco a capire. Come ha fatto il sommo sacerdote a conquistarsi il favore del nostro popolo?.
Gli di nuovi sono sempre popolari, sentenzi, non a torto, Teroro. La gente, quando vede molti sacrifici, s'illude che gli di siano soddisfatti e spera di ottenerne chiss quali vantaggi!.
Il re, dopo aver guardato attentamente il fratello, gli chiese con finta noncuranza: Non ti sarebbe possibile accettare il nuovo dio?.
Assolutamente no!, rispose secco Teroro. Io sono nato con la benedizione di Tane. Mio padre  morto difendendo Tane, e suo padre ha fatto altrettanto prima di lui. Non potr mai accettare nessun altro dio.
Il re trasse un profondo sospiro e mormor: La penso anch'io cos; temo per che il sommo sacerdote ci annienter, Teroro.
E come?, esclam il giovane guerriero.
Chi lo sa? Con raggiri, con complotti, con piani astuti....
Lo sistemer io, quel maledetto!, proruppe Teroro, perdendo la calma; poi, battendosi il ginocchio con la mano, borbott: Gli ridurr il cranio in un ammasso di gelatina di cocco.
Per questo non voglio che tu partecipi alla convocazione, osserv Tamatoa.
Bench umilmente prosternato ai piedi del re, Teroro replic cocciuto: Diletto fratello, proprio per questo debbo parteciparvi. Poi, alzatosi, prese a passeggiare sulle stuoie del palazzo, dichiarando in tono profetico: Il sommo sacerdote non ci annienter. Se noi dovremo perire, egli perir con noi. Perir tutta l'isola. Fratello, ho giurato a nostro padre che ti avrei difeso: mi recher alla convocazione a questo scopo; tuttavia ti prometto di non ribellarmi, a meno che tu non venga a trovarti in pericolo.
Non colpiranno me, Teroro. Colpiranno te.
In tal caso, dovranno assalirmi con la velocit d'un pescecane affamato, ribatt Teroro ridendo. Quindi usc nel radioso meriggio di Bora Bora: i raggi del sole allo zenit filtravano dalle fronde delle palme, e le foglie degli alberi del pane disegnavano delicati arabeschi nella polvere del terreno. Bambini nudi si chiamavano fra loro, rincorrendosi; i pescatori trascinavano le proprie canoe in secco sulla spiaggia. La foschia sonnolenta del pieno giorno, fatta di luce e di polvere, era scesa sull'isola e infondeva a tutte le cose l'incanto d'una bellezza suprema. Quanta pace v'era in quell'attimo, mentre il sole indugiava ancora per breve tempo a met del cielo, senza gettare ombre, le mosche ronzavano, i vecchi del villaggio sonnecchiavano beati!
Nell'afa radiosa e polverosa, Teroro si avvi a lunghi passi verso il luogo ove giaceva la grande canoa sacra di Bora Bora, gridando: Si parte! Si parte!.
Da numerose capanne disseminate lungo la laguna uscirono di corsa vari uomini che, ancora assonnati, si avvolgevano nella tapa, trangugiando in fretta un ultimo boccone di noce di cocco. Chiamate i sacerdoti a benedire la canoa, ordin Teroro. Poco dopo apparvero quattro santoni dall'espressione palesemente soddisfatta, perch fra tutte le funzioni dell'isola non v'era nessuna che desse maggior gioia alla comunit del varo di una canoa cerimoniale. Vennero tolte le fronde di palma che avevano recinto sul lato del mare la lunga tettoia, poi gli scafi, gemelli dell'immensa imbarcazione furono spinti con cautela verso l'acqua. Infine un sacerdote vecchissimo, di nome Tupuna, che portava i lunghi e candidi capelli tutti ammassati sul capo e tenuti fermi da schidioni, dopo essersi accarezzato la barba con gesto solenne, rivolse gli occhi al mare aperto e inton:
Ta'aroa, dio del buio, ondeggiante mare,
Ta'aroa, signore delle tempeste e della calma propizia,
Ta'aroa, protettore di tiomini, tu che sai i pericoli della scogliera,
Ta'aroa, porta Aspetta il vento dell'ovest al tuo seno,
portala ad Havaiki, a Moorea, a Nuku Hiva,
alla nera, lucente strada di Ta'aroa,
alla nera, lucente strada di Tane,
alla strada del ragno,
alla frequentata strada di Ta'aroa.
Dio del buio, ondeggiante mare, accetta in dono questa canoa.
In silenzio, in preda a una profonda esaltazione spirituale, Teroro strapp l'ultimo puntello che ancora tratteneva a terra la splendida canoa, e lentamente questa incominci a bagnarsi nelle dolci onde della laguna, per cullarsi infine sul seno di Ta'aroa.
I giovani capi che quella notte l'avrebbero manovrata balzarono nel duplice scafo, regolando i sedili scorrenti lungo le sezioni appositamente scavate. Teroro, afferrata la propria pagaia scolpita a immagini di di, diede all'imbarcazione una potente spinta che la mand quasi al centro della laguna. Mentre veniva trascinato dall'abbrivo, grid da poppa, con i piedi penzoloni nelle verdi acque: Alzate la vela! Saggeremo il vento. Poco dopo una lieve brezza pomeridiana spir dalla rupe, gonfiando la vela e sospingendo in avanti la grande canoa. Gli uomini si misero a vogare di lena, e ben presto Aspetta il vento dell'ovest prese a filare rapida come una saetta lungo la laguna natale.
Volava come un albatro, sfiorando appena le onde. Correva come una giovane che muova incontro all'innamorato; pareva
l'essenza stessa del dio Ta'aroa che maestosamente passasse in rassegna i baluardi del proprio oceano. Si librava come lo spirito d'un guerriero ucciso in battaglia che si affretti alle eterne dimore di Tane. Era una miracolosa, snella imbarcazione dal duplice scafo, la nave pi rapida che il mondo di allora possedesse, capace di compiere sino a trenta nodi; enorme, solida, lunga ventiquattro metri, con una poppa a coronamento alta sette metri e una solida piattaforma posata di traverso sugli scafi, sulla quale potevano viaggiare quaranta uomini, mentre maiali, pandano e acqua potevano esser stivati nelle sue cale segrete.
Aspettate il vento dell'ovest, avevano consigliato i costruttori della canoa, perch  un vento forte e sicuro che spira direttamente dal cuore dell'uragano. Del vento del nord non ci si pu fidare; quello dell'est non  gran che, in quanto soffia troppo costantemente; il vento del sud reca solo temporali passeggeri, non quelli che scuotono la terra, non le tempeste che durano settimane e sulle quali soltanto si pu far affidamento per condurre una canoa sino ai pi remoti angoli del globo. Aspettate il vento dell'ovest! Esso soffia dal cuore dell'uragano:  un vento degno di questa grande canoa.
Quel giorno spirava un normale vento di levante. Pi d'un marinaio se ne sarebbe accontentato, ma per gli abitanti di Bora Bora che attendevano il gagliardo fortunale di ponente per spingersi sino alla lontana Nuku Hiva, quel venticello era pressoch trascurabile. Nondimeno recava l'accenno di un invito; perci, spronato dall'impulso del momento, Teroro grid: Oltrepassiamo il banco!.
Aspetta il vento dell'ovest stava filando gi a pi di quindici nodi; un navigatore prudente di solito si avventurava al di l di quella scogliera tanto pericolosa a velocit assai minore; tuttavia in quel giorno incendiato di sole Teroro sospinse senza esitare la preziosa canoa direttamente verso il piccolo varco che divideva le placide acque verdi della laguna dal tumultuante oceano azzurro.
La canoa parve prevedere l'imminente cozzo con le onde gigantesche, perch si protese nel vento e solcando le acque ancor pi arditamente balz impavida incontro al passaggio nella scogliera. Per un attimo l'equipaggio vide le dita crudeli del grigio corallo adunghiarsi sulla nave superba: quel pericolo per fu tosto dimenticato, perch poco pi in l gi s'intravedevano le onde incombenti.
Con un canto di vittoria che si levava dalla sua vela, con vigore pari a quello dei giovani capi che la governavano, la saettante canoa s'infil nei marosi, tagli un enorme cavallone grigioazzurro,
quindi si lev trionfante sulla sua cresta, filando via proprio al centro del vento e sulle onde tumultuanti dello sterminato mare di Ta'aroa.
Che splendida canoa!, grid Teroro esultante, i neri capelli spruzzati di spuma.
I trenta vogatori gustarono con gioia particolare quegli ultimi momenti di libert dovuti a Teroro; ognuno di essi sapeva, infatti, che al cader della notte si sarebbero imbarcati per un viaggio ben diverso: tetro, sotto la continua minaccia di una fine improvvisa e spietata. Nell'immaginazione gi vedevano le abominevoli mazze sacrificali e l'altare sul quale si sarebbe sparso il sangue delle vittime. Quel ch'era ancor peggio, sapevano, con disperata certezza, che l'indomani, all'alba, non appena Aspetta il vento dell'ovest avesse toccato il lido di Havaiki, uno di loro sarebbe stato falciato per sempre.
Cosicch nel radioso sole pomeridiano, tra gli sprazzi di spuma e i richiami degli uccelli marini, assaporarono il pi a lungo possibile la felicit purissima di governare la veloce canoa, perla delle isole, con la sicurezza che soltanto uomini esperti hanno la fortuna di possedere. La canoa rispondeva ai loro desideri; ad ogni vogata balzava innanzi festosa, volteggiando nel libero, gioioso oceano, per ritornare infine docile all'approdo, dopo aver superato nuovamente senza difficolt il varco tra le scogliere. Con quanta competenza quegli isolani avevano costruito e sapevano dominare la loro canoa! Con quanta docilit essa ubbidiva al loro volere!


Capitolo 2.

Al cader della notte, Aspetta il vento dell'ovest appariva totalmente diversa. L'alta poppa era stata ornata di fiori e
di guidoni di tapa gialla. La piattaforma che teneva uniti i due scafi era coperta di tavole levigate. All'estrema prua era stato allestito un tempio dal tetto d'erba, verso il quale gi si stava dirigendo, in un silenzio sinistro, una solenne processione di sacerdoti in vesti sacrificali.
Il sommo sacerdote, vestito d'una tunica bianca, con una frangia di denti di pescecane alle caviglie e con uno zucchetto di penne rosse sui capelli neri, arrivato al tempio d'erba si ferm di scatto; immediatamente tutti gli abitanti di Bora Bora, re e schiavi compresi, caddero al suolo, nascondendosi il volto perch il rito che stava per compiersi era cos sacro che nessuno, neppure un re,
aveva il diritto di profanarlo con lo sguardo.
La statua di Oro, fatta di piume e di sennit, come gli occhi ricavati da conchiglie marine, doveva esser posta nell'interno del tempio. Dalla bianca veste il sommo sacerdote tolse l'involto di foglie di ti, nel quale era nascosto il dio; tenendo il fardello alto sul capo preg con voce terribile, quindi, inginocchiatosi, pos l'immagine nel sacello del tempio. Fatto questo si ritrasse, e dopo aver percosso la canoa col bastone grid: Aspetta il vento dell'ovest, porta in salvo il dio ad Havaiki!.
La folla prostrata si rialz in silenzio, mentre i rematori si sistemavano ai propri posti. Salirono quindi sulla piattaforma levigata i veggenti dell'isola, vecchi saggi che indossavano solenni vesti di tapa bruna e copricapi orlati di denti di cane. Alcuni erano muniti di speciali zucche, destinate alla divinazione di eventuali portenti, altri, invece, gi si erano messi a studiare il sole al tramonto, in cerca di presagi che non avrebbero tuttavia comunicato a nessuno.
Teroro, vestito di giallo, con in capo l'elmo di piume dei guerrieri e il collo adorno di denti di squalo, sedette a prua, mentre il re, ammantato in una preziosa tunica gialla che gli scendeva sino alle caviglie, s'insedi al centro dell'imbarcazione. Sempre nel pi profondo silenzio degli astanti, il sommo sacerdote annunci che era pronto ad accettare i sacrifci.
I serventi di Oro disposero in disegni eleganti, davanti all'ingresso del tempio, fronde di palma, sulle quali vennero adagiati strani doni: un grosso pesce lagunare, uno squalo, una tartaruga catturata su un'isola particolare, un maiale che dalla nascita era stato dedicato a Oro. Queste vittime, gi uccise, furono posate a circa venti centimetri di distanza l'una dall'altra, e subito ricoperte di altre fronde.
All'ultimo momento, i sacerdoti condussero fuori le vittime umane, e in un silenzio di morte il popolo di Bora Bora vide i propri compatrioti avviarsi per l'estremo viaggio: il timoniere sorpreso a pregare il decaduto dio Tane; l'uomo colto a sonnecchiare nel tempio; la sentinella tarda; il giovane cortigiano sonnolento. Gli isolani li seguirono con lo sguardo, il cuore stretto dall'angoscia. Dietro costoro venivano infine quattro schiavi: esseri innominabili, intoccabili, considerati anche in vita cadaveri immondi.
Mentre le vittime designate venivano spinte a bordo, la moglie d'uno schiavo, ammesso che la donna d'uno schiavo potesse meritare tale appellativo, lanci un grido lacerante accompagnato dal lamento monotono, ossessivo, col quale gli isolani esprimono la loro pi profonda angoscia: Aue! Aue!.
Quel grido costituiva una cos temeraria infrazione alla disciplina, specie da parte di una schiava, che tutta la canoa, al sinistro presagio, fu percorsa da un brivido di paura. Teroro pens: "Adesso la nostra isola  caduta veramente in disgrazia! Il re verr sacrificato. Re Tamatoa pens: "Ora il sommo sacerdote avr un giusto pretesto per sentirsi offeso. Mio fratello  spacciato.
I trenta vogatori pensarono: "Molto probabilmente, domani, anzich uno solo di noi ne sacrificheranno due.
Il sommo sacerdote non pens nulla. Era troppo stupefatto da quella trasgressione senza precedenti al tab dell'isola; si limit quindi a puntare il bordone contro la colpevole. Subito quattro sacerdoti l'afferrarono e, trascinatala verso la laguna, le cacciarono la testa sott'acqua; con forza demoniaca la schiava si liber tuttavia dalla loro stretta e ritirando il capo dall'acqua gemette profeticamente: Aue! Aue, Bora Bora!.
Un sacerdote la colp in faccia con una pietra, e mentre la donna arretrava barcollando, altri due le furono addosso e la rimisero sott'acqua finch non mor soffocata. Poich per questo non bastava a cancellare la violazione del tab, il sommo sacerdote grid: Di chi era quella donna?. Gli venne indicato uno degli schiavi che gi si trovavano sulla canoa: l'augusto mosse appena il capo, ma bast quel suo cenno perch immediatamente, dal fondo della piattaforma, un sacerdote corpulento, cui da molti anni spettava tale incombenza, si facesse avanti e con una potentissima mazzata spaccasse il cranio al disgraziato. Questi si afflosci inerte; prima per che il suo sangue potesse macchiare la canoa, fu scaraventato nella laguna, dove i sacerdoti corsero a raccoglierlo a nuoto per immolarlo sull'altare locale. Da riva, fu fatto salire a bordo un secondo schiavo che lo sostituisse per il sacrificio, e fra tali luttuosi eventi e sinistri presagi Aspetta il vento dell'ovest si prepar a prendere il largo. Questa volta per, quasi intuisse con la sua anima di nave la colpa che gravava sui passeggeri, non balz agile verso la scogliera, ma si mosse con riluttanza, tanto che quando le stelle che dovevano servire di guida a Teroro spuntarono finalmente, Aspetta il vento dell'ovest aveva percorso solo un piccolo tratto del suo infausto viaggio verso il tempio di Oro e l'isola maledetta di Havaiki.
Sul far dell'alba, mentre la costellazione che gli astronomi in altre parti del mondo da un pezzo avevano chiamata del Leone sorgeva a oriente, i veggenti convennero che l'ora era vicina. Venne consultato il sommo sacerdote, il quale conferm che era imminente l'aurora orlata di rosso e sacra a Oro. A un suo cenno, un enorme tamburo incominci a scandire lenti battiti che si propagarono echeggiando sino ai confini del mare.
Tutto era immerso in un profondo silenzio. Persino le onde, sempre ciarliere, e gli uccelli che di solito lanciano all'alba festosi richiami tacevano all'avvicinarsi del temuto Oro. Non s'udiva che la voce del tamburo, finch, mentre la notte impallidiva e rosse strisce di fuoco solcavano l'oriente, Teroro colse il pulsare d'un altro tamburo, poi di un terzo, lontanissimo. Le canoe, ancora invisibili le une alle altre, si apprestavano a riunirsi per entrare tutte insieme in solenne corteo nel canale di Havaiki. Ben presto i tamburi accelerarono i loro battiti, quindi non s'ud pi che un unico, immenso martellare; il rosso del cielo divenne pi intenso, e sul mare silente s'incominciarono a intravedere alte vele e orifiamme che pendevano inerti nell'aria senza vento. Il sommo sacerdote affrett il movimento delle proprie mani, i suonatori di tamburo il ritmo dei loro strumenti, e i vogatori si prepararono a portare la canoa verso il luogo del raduno. Poi, mentre il rosso sole erompeva dal pozzo nascosto all'estremo confine dell'orizzonte, ove si celava durante la notte, undici canoe, splendenti di colori e di doni sacrificali, mossero innanzi formando due ali maestose, ognuna diretta al tempio di Oro. Dopo averle studiate attentamente, Teroro concluse soddisfatto: "Nessuno ha una canoa bella come la nostra.
Il battito dei tamburi cess, mentre il sommo sacerdote intonava una nenia convulsa; improvvisamente si un al suo salmodiare un suono agghiacciante, inumano: era il rullare frenetico d'un tamburo di forma allungata, dal quale usciva un lamento intollerabile. Quando questo raggiunse l'esasperazione, il sommo sacerdote lanci un grido acutissimo. Il robusto carnefice fece allora roteare la propria clava e la cal sulla testa del giovane cortigiano che aveva dormito quando avrebbe dovuto invece essere sveglissimo.
Con gesti riverenti, alcuni servitori del dio afferrarono il cadavere, mentre altri toglievano i rami di palma che coprivano i restanti sacrifici: il pesce, lo squalo, la tartaruga, il maiale. Fu chiaro allora perch fosse stato lasciato tra l'una e l'altra di queste offerte uno spazio di una spanna: infatti nel primo spazio vuoto fu incuneato con mille precauzioni il corpo dell'infelice cortigiano.
La nenia riprese, mentre lo spaventoso tamburo iniziava una nuova trenodia per la scolta pigra. La mazza s'abbatt con furia forsennata, e il secondo cadavere fu adagiato con gesti delicati fra il pescecane e la tartaruga. Il lamento del piccolo tamburo si lev ancora tre volte, e la terribile mazza si abbass su altrettante vittime, finch, alla luce del mattino, sulla parte anteriore della piattaforma apparve la statua di Oro, avvolta in foglie di ti e aureolata di piume dorate, che fissava impassibile i cinque sacrifici umani distesi ai suoi piedi, alternati al pesce, allo squalo, alla tartaruga e al maiale. Sulle altre dieci canoe, fra il convulso gemere di tamburi, erano stati offerti sacrifici identici, cosicch ora le imbarcazioni potevano finalmente procedere tutte insieme per l'ultimo mezzo miglio che le divideva dal tempio.
Gli occupanti di Aspetta il vento dell'ovest, nell'avvicinarsi al sacro approdo, erano tormentati da pensieri diversi; tutti per erano d'accordo nel ritenere che fosse ragionevole da parte di un dio esigere sacrifici speciali in giorni di particolare solennit; in quanto ai soliti quattro schiavi, nessuno si preoccupava della loro fine, soprattutto perch uno di essi aveva osato con tanta insolenza violare un tab. Gli schiavi non erano forse fatti per essere sacrificati?
Il sommo sacerdote andava dicendosi che, vista la stupida cocciutaggine degli abitanti di Bora Bora nel mantenersi fedeli a Tane, quante pi vittime si fossero offerte a Oro, tanto meglio sarebbe stato. Bisogna estirparli, ramo e radice, borbottava fra s. Non riteneva che i cinque uomini sacrificati sino a quel momento rappresentassero un numero inconsueto, oppure che i quattro designati a morte sicura, o lo schiavo e sua moglie, o ancora quelli che sarebbero stati uccisi a caso durante la convocazione, eccedessero un limite ragionevole. Oro era un dio potente. Aveva vinto l dove gli altri di erano sinora falliti: era riuscito a ottenere la unificazione di tutte le isole; era giusto dunque onorarlo come si meritava. Preghiere, rispetto, osservanza e i tab erano sempre stati accordati anche a tutti gli altri di; tuttavia un arcidio come Oro ben meritava i sacrifici supremi di uomini e di pescecani. Gi sognava il giorno in cui Bora Bora sarebbe riuscita a invadere un'isola lontana e straniera e a tornarne con trenta o quaranta prigionieri da offrire in un unico, sublime olocausto. "Dobbiamo incutere rispetto alle isole, rifletteva.
I pensieri di re Tamatoa erano differenti. Certo, non provava alcun rimpianto o senso di responsabilit per la morte della scolta tarda e del cortigiano pigro. Avevano peccato, e per chi peccava la pena normale era la morte. Meno ancora poteva lamentarsi della fine dei quattro schiavi: eran fatti per essere sacrificati. Personalmente per si vergognava che una sua schiava si fosse mostrata tanto debole da protestare perch il suo uomo veniva condotto a Oro. Tamatoa considerava i sacrifici come il mezzo pi semplice per propiziarsi un costante flusso di mana: tuttavia non poteva non avvertire una certa inquietudine nel costatare che da qualche tempo il numero delle vittime durante le convocazioni saliva sempre a nove, escluse quelle dovute ai capricci della giornata. Bora Bora non era una grande isola; i suoi uomini non erano numerosi, e se in passato erano riusciti a conservarsi liberi, lo dovevano soltanto al loro coraggio non comune. Si domand suo malgrado: "Questa improvvisa conversione a Oro non  forse uno stratagemma escogitato dagli anziani di Havaiki per spopolare la mia isola, ottenendo cos con l'inganno ci che non sono mai riusciti a ottenere in battaglia?. Inoltre un atroce dubbio lo tormentava: E se i sacerdoti di Havaiki allettassero il nostro sommo sacerdote con promesse di promozione per indurlo a sbarazzarsi di Teroro e di me?. Per la prima volta le perplessit che lo angustiavano si tradussero in un pensiero concreto:  molto difficile fare il re, quando gli di mutano.
Teroro giudicava la situazione con maggior semplicit, e ne era indignato. Le sue riflessioni erano lineari, tutte d'un pezzo. Poteva passar sopra alla morte degli schiavi perch cos voleva la legge delle isole; tuttavia sopprimere i migliori combattenti di Bora Bora al solo scopo di placare un nuovo dio era un'azione troppo scopertamente ingiusta perch egli potesse accettarla senza ribellarsi. "Come posso contemplare con calma il cadavere di Terupe, disteso laggi tra lo squalo e la tartaruga? Non avevo mai avuto un timoniere come lui, e il sommo sacerdote lo sapeva... Tapoa, poi, era un uomo saggio; sarebbe diventato un ottimo consigliere. Teroro era cos furibondo che non guardava n il fratello n il sommo sacerdote per timore di rivelare i propri pensieri. Si sforz dunque di tener gli occhi fissi sull'imponente teoria di canoe, mentre i tamburi scandivano il loro lugubre lamento di morte. Riflett: Se non sistemeremo al pi presto il sommo sacerdote, questi tamburi saranno l'orazione funebre di Bora Bora. Capiva benissimo che la morte di altri otto o dieci dei migliori guerrieri avrebbe dato l'isola nelle mani degli invasori. "Trover io una soluzione, giur a se stesso.
I sacerdoti di rango inferiore si compiacevano dei sacrifici gi consumati e di quelli che si sarebbero consumati fra breve. Con l'avvento di Oro, ognuno di essi aveva dovuto sostenere una crisi interiore: Mi conviene passare al servizio del nuovo dio o restar fedele a Tane?, era stato costretto a chiedersi. Faceva piacere pertanto costatare d'avere optato per il vincitore. I sacerdoti, a dir il vero, avevano notato che nell'isola s'era manifestata una certa resistenza, ma avevano pure osservato che dopo ogni convocazione il culto di Tane s'indeboliva. I sacrifici attirano su di noi l'attenzione di Oro, ragionavano, il quale in tal modo ci mander pi mana. Probabilmente le loro conclusioni erano influenzate dal fatto che come sacerdoti potevano ritenersi pressoch sicuri di non essere sacrificati; la loro parte nelle cerimonie era semplice, codificata da leggi antichissime: non avevano che da sistemar le vittime e mangiare quindi, arrostito a puntino, il maiale sacrificale con contorno di banane bollite, di taro al forno e di pesce salato. Terminata la convocazione, il loro compito si concludeva col gettare gli olocausti umani nel pozzo sacro. Spirava da Oro un'euforia che gli altri di non sapevano infondere e i sacerdoti erano felici d'essere stati fra i primi a schierarsi dalla sua parte.
I trenta rematori non avevano che un pensiero: "Toccher a me?.
In quanto ai tre schiavi superstiti, non pensavano affatto... Perlomeno i loro pensieri non sarebbero stati comprensibili per gli uomini liberi che li attorniavano nella canoa; tuttavia quei tre uomini, pur sapendo dalla nascita d'essere condannati, provavano esattamente gli stessi timori, la stessa stretta al cuore, lo stesso strano sudore nel cavo delle ascelle che provavano gli altri uomini. Questo per non sarebbe mai stato creduto.
Le apprensioni degli schiavi furono di breve durata, perch nel preciso istante in cui la prua della canoa di Teroro toccava la spiaggia di Havaiki, il sacerdote corpulento, brandita la sua mazza, li massacr tutt'e tre, l'uno dopo l'altro. I loro cadaveri furono scaraventati sulla passerella sulla quale la canoa stava per essere alata, e poco dopo tutti i passeggeri, compresi il re e il sommo sacerdote, si piegarono nella sacra fatica di trascinare in secco la possente imbarcazione sino al piccolo dosso dove sarebbe stata consacrata per l'anno futuro.
Al fermarsi della canoa, il sommo sacerdote s'arrest fulmineo, puntando il bastone verso il pi fido compagno di Teroro, e prima che il disgraziato avesse il tempo di muoversi, la terribile mazza gli scese sul cranio spaccandoglielo in due. Il suo corpo venne appeso a poppa perch vi stesse di sentinella durante le giornate sacre. I vogatori superstiti, inorriditi che fosse stato trucidato un guerriero di cos alto rango, cercarono di soffocare il pensiero che s'era affacciato alla mente di ognuno di loro: "Non  toccato a me!.
Era stato predisposto che la convocazione durasse tre giorni, durante i quali non si doveva udire suono alcuno: soltanto i sacerdoti potevano discutere le questioni di loro competenza. Le riunioni avvenivano in un vasto tempio di roccia privo di tetto, appollaiato su uno splendido dosso prospiciente
l'oceano. Era un edificio basso e allungato, pavimentato di beole di lava nera, dalle quali ogni ciuffo d'erba era stato accuratamente strappato. A una estremit era stato costruito un tempio interno, dal tetto di foglie di palma, entro il quale riposava l'arca che conteneva la statua del supremo Oro.
L'esposizione di questo arcidio, essenza dello stesso Oro, era un avvenimento cos solenne che neppure i re o i loro fratelli avevano il diritto di assistervi.
I testimoni per non mancavano: le cinque vittime umane di ciascuna canoa, nonch le cinque di Havaiki, venivano trascinate al tempio e accatastate le une sulle altre per ottenere l'approvazione di Oro. Non appena, per il tramite del sommo sacerdote, il dio concedeva il proprio assenso (intanto il sacerdote rifletteva: Fa un bell'effetto veder tanti cadaveri riuniti! Ci prova che le isole incominciano a dimostrare il loro rispetto per Oro!), alcuni sacerdoti di rango inferiore davano inizio a uno tra i riti pi solenni della convocazione.
Con lunghi aghi d'osso, nella cui cruna era infilata una corda di sennit dorato, trafiggevano il timpano sinistro del primo cadavere, facendo passare l'ago attraverso il cervello sino a che il sennit non usciva dall'orecchio destro; l'operazione, senza tagliare la corda, si ripeteva col cadavere successivo; si formava cos una lunga ghirlanda di sessanta cadaveri che veniva appesa agli alberi circondanti il tempio affinch, nelle ore che sarebbero seguite, le vittime sacre potessero contemplare coi loro sguardi spenti ci che neppure i re avevano il diritto di vedere.
Tamatoa sarebbe rimasto seduto in disparte assieme ai suoi regali confratelli, in assoluto silenzio, per sette ore. Numerose spie sorvegliavano i monarchi per accertarsi che nessuno di essi mancasse di render omaggio a Oro; in fondo, per, non ve n'era alcun bisogno, poich quei dodici re sapevano benissimo che la loro divinit discendeva da una fonte augusta, suprema, trascendente le loro persone mortali. In quanto alla riserva di mana, occorreva pure alimentarla costantemente con la preghiera e con il sacrificio! L'universo stesso, in atterrito silenzio, s'inchinava riverente, mentre il mana fluiva indisturbato negli uomini e negli di.
I pressi del tempio non erano per del tutto silenziosi, e se le spie se ne fossero accorte, coloro che violavano il tab sarebbero stati sacrificati seduta stante; Teroro, che era al corrente di questo particolare, aveva scelto una radura isolata, cinta di palme, per le sue conversazioni segrete coi ventinove compagni rimasti.
Vogliamo parlarci chiaro?, domand.
Certo! Tanto, che rischio corriamo?, proruppe un giovane
capo dal piglio bellicoso, che si chiamava Mato e proveniva dalla regione settentrionale di Bora Bora. Se parliamo, ci ammazzano. Se stiamo zitti.... Si batt il pugno destro sul palmo della mano sinistra. Parliamo!.
Perch dobbiamo permettere che tanti di noi siano sacrificati a Oro?, si lament un altro.
Teroro, dopo aver ascoltato tutti, riprese: Ho voluto correre l'alea di riunirvi qui perch, tanto, non ha alcuna importanza che tra noi vi sia o no una spia. Prima di continuare fiss severamente i suoi uomini a uno a uno: Se tra voi v' una spia, vada pure ad avvertire il sommo sacerdote, cos lui non oser mettere in atto quel che secondo me ha in animo. Se per nessuno di voi ci tradir, tanto meglio.
Che progetti hai?, domand Mato.
Teroro rispose lentamente, giocherellando con una sottile cordicella di sennit: Credo che il sommo sacerdote intenda offrire il nostro re come sacrificio supremo a Oro, perch vuol dare agli altri sacerdoti la prova d'essere lui il vero reggitore di Bora Bora. Dovr per impartire l'ordine personalmente di fronte a tutti. Se dovesse ucciderlo di nascosto, infatti, dove finirebbe il suo vantaggio politico? Perci non dobbiamo perder d'occhio il sommo sacerdote neppure per un attimo.
I giovani capi tacevano, sapendo che qualsiasi piano Teroro si preparasse a confidar loro, esso avrebbe comportato un grave pericolo. Alla fine un nobile di rango inferiore osserv: Per oggi, ad ogni modo, non abbiamo di che preoccuparci.
Giustissimo!, convenne Teroro. Oggi hanno troppo da fare. Con un cenno indic la macabra ghirlanda di cadaveri danzanti fra gli alberi.
Ma che cosa avverr domani, durante l'assemblea generale?.
Se fossi io il sommo sacerdote, replic Teroro, annuendo e seguitando a giocherellare con la corda di sennit, colpirei domani.
Mato era nervosissimo perch quella mattina, in un attimo di terrore, s'era convinto che il sommo sacerdote avrebbe designato lui a futuro custode defunto della canoa. Dichiar risoluto: Secondo me, non appena il sacerdote fa cenno d'indicar Tamatoa, dobbiamo circondare il re e aprirci un varco verso la canoa combattendo.
Io penso la stessa cosa, assent brusco Teroro.
Segu un lungo silenzio, durante il quale gli altri ventotto uomini rifletterono sull'audacia di quel passo. Quindi, prima che
uno qualsiasi di loro, vinto dalla codardia, si tirasse indietro, Teroro lanci lontano la cordicella di sennit e riprese in tono rapido, scattante: Per riuscire bisogna fare tre cose. Prima di tutto dobbiamo trasportare la canoa in cima alla collina in modo da riuscire a spingerla in acqua al momento opportuno con la massima velocit possibile.
A questo penso io, lo rassicur Hiro, il timoniere.
Come?.
Veramente non lo so ancora.
A Teroro quella risposta onesta piacque; nondimeno, facendosi sotto al timoniere gli chiese a bruciapelo: Lo sai che se la canoa non  nella posizione giusta morremo tutti?.
Lo so, rispose con volto serio il giovane capo.
In secondo luogo, riprese Teroro, bisogna che due di voi decisi a tutto si mettano sulle rocce, all'uscita del tempio.
Impulsivo come sempre, Mato grid: Uno sar io e l'altro vorrei che fosse Pa.
Pa (che vuol dire la fortezza), un uomo segaligno, senza mento, dalla faccia di squalo, mosse un passo innanzi dichiarando: Io ci sto.
Badate che potreste anche non salvarvi, li avvert Teroro.
Ci salveremo!, proruppe Mato. Gli uomini di Havaiki non sono mai....
La terza cosa importantissima, lo interruppe Teroro, impaziente,  che ci teniamo pronti tutti quanti, nessuno escluso, a uccidere immediatamente chiunque si avvicini a Tamatoa.
Conosciamo i carnefici, borbott Pa.
Non appena ci saremo mossi, dovremo sollevare di peso Tamatoa e senza fermarci un solo istante correre alla canoa. Tacque, per riprendere poco dopo in tono pi sommesso: Il piano pu sembrare pericoloso, ma non appena saremo in mare, Aspetta il vento dell'ovest diventer la nostra salvezza.
Non ci prenderanno mai, asser il timoniere.
E anche se ci prendessero, che cosa ci potrebbero fare?, grid Mato, vanaglorioso come sempre. Dai loro discorsi si capiva come tutti avrebbero preferito essere sulla loro bella canoa anzich su quell'isola ostile, piena di pericoli e di insidie.
Questo sar il segnale, seguit Teroro. Voi guarderete me: non appena io mi muover per difendere mio fratello, il timoniere dovr precipitarsi verso la canoa, e voialtri far in modo che egli riesca a superare incolume l'uscita.
Chi disarmer i carnefici?, domand Mato.
Io, rispose Teroro freddamente. Poi, per infondere coraggio
ai suoi uomini, grid: Nessuna mazza si abbatter domani pi rapida del mio braccio.
Gli uomini furono soddisfatti di tanta sicurezza; Mato per raffredd subito il loro entusiasmo osservando: Purtroppo in questo tuo piano c' una grossa pecca, amico.
E quale?, domand Teroro.
Ieri, poco prima di salpare, Marama mi ha preso in disparte e mi ha confidato: "Mio marito  convinto che il sommo sacerdote mediti di uccidere il re, io invece sono sicura che il suo bersaglio sia proprio lui. Io credo che tua moglie abbia ragione. Se cos fosse, come dobbiamo comportarci?.
Teroro non seppe che cosa rispondere. Con gli occhi della mente vedeva la sua mite sposa aggirarsi angosciata fra i compagni per spronarli a proteggerlo. Abbass lo sguardo al suolo, vide la cordicella di sennit che vi aveva buttata e se la cacci nella cintura. Fu Pa a rompere il silenzio: Marama ha parlato anche a me, e il nostro compito  chiaro. Se mireranno al re tutto andr come  stato stabilito; ma se cercheranno di colpire Teroro, tu, Mato, coi tuoi uomini salverai il re, e io con i miei liberer Teroro.
Io non sono tanto importante, dichiar Teroro onestamente.
Per noi lo sei, replicarono i suoi uomini, passando quindi a esaminare tutti i particolari del loro piano temerario.
V'era per una mente all'opera, quella notte, assai pi astuta di quella di Mato o di Pa, ed era la mente del sommo sacerdote. Durante la parte pi solenne della convocazione aveva seguitato a riflettere, e non appena il grande Oro fu restituito all'arca radun i propri assistenti, i quali si affrettarono a sedergli intorno a gambe incrociate nell'angolo pi buio del vasto tempio, coi cadaveri degli uccisi che danzavano loro sul capo, agitati dalla brezza notturna.
Avete notato nulla, oggi?, incominci.
Soltanto che tu hai ragione, rispose un giovane sacerdote. Il nostro vero mortale nemico  Teroro.
Che cosa te lo fa pensare?.
Come tu mi avevi ordinato non l'ho mai perduto di vista, e per quattro volte consecutive l'ho sorpreso a ribellarsi al volere di Oro, terribile sia il suo nome.
Quando?.
Soprattutto quand' stato ucciso il cortigiano del re. Ha palesemente arretrato.
Cos era parso anche a me, convenne il sommo sacerdote.
E poi quando uno dei suoi uomini  stato sacrificato per custodire la canoa.
Davvero?, insist nell'inchiesta il sommo sacerdote.
Inoltre, allorch dovette condur via il re dal tempio, aveva l'aria d'essere pi contento che addolorato.
 vero! L'abbiamo notato anche noi!, esclamarono in coro vari sacerdoti.
Il fatto che pi di ogni altro conferma i miei sospetti  che questo pomeriggio Teroro deve aver sicuramente tenuto un conciliabolo segreto con i suoi uomini.
Ne sei certo?, sbott il sommo sacerdote.
Certissimo proprio no, perch, come tu sai, quando siamo entrati nel tempio ho dovuto lasciarlo; per non appena Oro  stato riposto nell'arca, sono corso a cercarli.
E li hai trovati?.
No. Erano scomparsi.
Com' possibile?, domand stupefatto il sommo sacerdote.
Non lo so; so soltanto che non c'erano pi.
Il re era con loro?.
No, rispose la spia.  sempre rimasto seduto dignitosamente assieme agli altri re.
Come possiamo essere sicuri che Teroro abbia tenuto una riunione? Perch se lo fossimo....
L'ho cercato da per tutto, insistette la giovane spia, e in cuor mio ne sono convinto.
Il sommo sacerdote rimase a lungo a riflettere su questa sgradita notizia, accarezzando l'inseparabile bastone e cacciandone pi volte la punta nel terreno. Alla fine osserv con aria assorta: Se avessimo le prove che c' stata una riunione potremmo togliere di mezzo l'intiero equipaggio della canoa. Potremmo.... Tuttavia, dopo aver soppesato i vari pr e contro parve finalmente decidersi per il no, perch si volse di scatto al suo nerboruto carnefice dicendogli sottovoce: Domani voglio che tu non stia mai vicino n al re n a Teroro. Anzi, non farti neanche vedere. Tu, Rere-ao, soggiunse poi rivolto alla spia, sei rapido con la mazza come lo eri una volta?.
S.
Bene: allora senza farti notare devi appostarti in modo che al primo cenno tu possa ammazzare Teroro. Non devi mai perderlo di vista. Se fa la bench minima mossa....
Devo aspettare un tuo segnale?, domand Rere-ao.
No: mentre tu colpirai io lo indicher, e il suo cadavere sar consacrato a Oro.
Il sommo sacerdote si accinse quindi ad assegnare i rispettivi compiti agli altri assistenti, ma tosto si volse a Rere-ao insistendo:
Capisci? Non devi aspettare un segnale: devi ucciderlo non appena si muover.
Capisco.
Il sommo sacerdote concluse infine la riunione con una lunga preghiera a Oro, al termine della quale dichiar ai suoi uomini: In un modo o nell'altro, la giornata di domani vedr Bora Bora definitivamente consegnata a Oro. Gli antichi di sono morti. Soltanto Oro vive.
I suoi accoliti emisero un profondo sospiro di soddisfazione, perch non era stata un'impresa facile soppiantare Tane e Ta'aroa per il nuovo dio, e da mesi aspettavano con impazienza un avvenimento di grande portata che li assicurasse della vittoria. Il sommo sacerdote, intuendo nei suoi fidi un desiderio ambizioso di spettacolarit, li ammon: Molte sono le vie che conducono alla vittoria suprema, fratelli. Oro dispone di numerosi sentieri lungo i quali  in grado di pervenire al trionfo: domani uno di questi lo porter alla conquista definitiva di Bora Bora, ma non tocca a voi prevedere quale: sta a Oro sceglierlo.
Detto questo giunse le mani, quindi, toltosi lo zucchetto, inclin riverentemente il capo verso il santuario interno di Oro. Gli accoliti fecero altrettanto, e nel profondo silenzio della notte, fiocamente illuminata dai lontani fuochi dei bivacchi e dallo scintillio delle stelle, i santoni pregarono con fervore il loro dio onnipotente. Fu un momento solenne a conclusione d'una giornata memorabile, un momento dolcissimo, colmo di significato, durante il quale alit su di essi, fra le vittime ognuna al proprio posto, lo spirito del grande Oro: si sarebbe detto che l'universo si genuflettesse in quell'istante, in muto omaggio, al dio che era l'essenza stessa dell'immortalit. In un attimo come quello, in cui la grandezza di Oro pulsava nella notte, ritmando nelle vene col rombo di mille tamburi, i sacerdoti non riuscivano a capire come qualcuno potesse ancora restar fedele ai vecchi di, tanto pi deboli e imbelli.
L'indomani mattina Hiro, il timoniere, si alz per tempo, e con una pietra acuminata che aveva nascosto in un lembo di tapa tagli in vari punti il sennit che legava insieme le assi di Aspetta il vento dell'ovest, bench gli piangesse il cuore nel far questo; quindi, nascosta nuovamente la pietra, si precipit dal sacerdote incaricato della custodia della canoa per annunciargli: Dobbiamo avere urtato contro il corallo.
Il sacerdote corse alla canoa, affidata alla vigilanza ultraterrena del rematore ucciso legato alla poppa, e dopo aver esaminato il guasto, augurandosi ch'esso venisse riparato prima che il sommo sacerdote se ne accorgesse e ne incolpasse lui, dichiar: Si pu aggiustare con della corda nuova.
S, convenne Hiro, per dovremmo farlo subito, mentre siamo tutti sotto la protezione di Oro.
Tale dichiarazione lusing il sacerdote, il quale fu perci pronto ad accogliere la proposta del giovane. Non sarebbe meglio trascinar la canoa quass, gli chiese questi, dove il sole affretter
il saldarsi del nuovo sennit?. Fu cos che la canoa venne trasportata proprio nella posizione desiderata da Teroro.
Ci vorr molto perch si aggiusti?, s'inform il sacerdote.
No, lo rassicur Hiro. Devo sbrigarmi perch non voglio mancare alla convocazione.
Si capisce, assent il prete, ricordando come il sommo sacerdote avesse affermato la notte innanzi che in quel giorno Oro avrebbe consolidato per sempre la propria vittoria su Bora Bora; gli parve di buon auspicio che Hiro, uno dei principali sostenitori di Teroro, avesse cos spontaneamente espresso la propria devozione al gran dio.
La convocazione s'inizi con un episodio impressionante, tanto che nel riepilogare, in seguito, gli avvenimenti della giornata tutti convennero che questa si era rivelata funesta sin dal principio, anche se al momento ci non fu evidente, essendosi i sacerdoti affrettati a trasformare un errore in una benedizione. I fedeli sedevano gi sulle rocce che si protendevano dall'altar maggiore, e i primi due maiali erano gi stati squartati, quando un bimbo di sette anni entr di corsa nel tempio in cerca del padre che sedeva presso l'altare, chiamando a gran voce: ,Pap! Pap!.
L'uomo, un capo in sott'ordine di Havaiki, fiss il figlio con orrore: il bambino aveva commesso un peccato cos grave che nessuna scusa poteva assolverlo. Mai una donna, o un ragazzo o un animale aveva osato avventurarsi nel tempio; le braccia del padre, nello stringere al petto la graziosa creaturina, tremavano.
Ti cercavo, pap, piagnucol il piccino con aria smarrita.
I preti all'altare, vistisi cos interrotti nei loro sacrifici a Oro, fissarono il piccolo offensore in austero silenzio. Il padre, consapevole che il tab della sua famiglia era stato violato, si alz, incerto, sempre tenendo stretto il figlio tra le braccia. A un tratto, in un gesto di dedizione totale, sospinse il bambino verso l'altare dichiarando con voce angosciata, ma senza esitare: Prendete questo bambino e sacrificatelo a Oro! Ha profanato il tempio, e per colpa sua il filo della nostra unione con Oro si  aggrovigliato.  figlio mio; tuttavia non piango nel perderlo perch ha offeso Oro.
Sulle prime i sacerdoti finsero d'ignorarlo e lo lasciarono in piedi col bambino tra le braccia, terminando con altera indifferenza la macellazione dei maiali. Poi, ben felici di aver nuovo sangue da offrire a Oro, due sacerdoti impugnarono due robuste verghe di bamb, e tenendole rigidamente unite insieme da una parte, le allargarono dall'altra, formando in tal modo una pinza gigantesca che destramente abbassarono sulla testa del bambino: una verga lo prese cos alla nuca e l'altra alla gola; poi i due strinsero con forza spietata la pinza, tenendo alto il piccino finch questi non spir, strangolato. Immediatamente, con mossa fulminea, il sommo sacerdote gli apr il ventre strappandone le viscere, quindi con gesto reverente pos il cadavere sull'altare pi alto, fra i maiali.
Questo padre ha agito bene, inton poi con voce nasale. Tutti dovrebbero seguire il suo esempio e rendere omaggio al grande Oro, al datore di pace!.
L'incidente innervos Teroro, che riconobbe in esso un presagio; per, non riuscendo a interpretarlo, rimase per un attimo tanto perplesso che dimentic il fratello per proteggere il quale era venuto. "Che cosa potr significare?, si chiese ripetutamente con la cocciutaggine che gli era caratteristica; tuttavia, non trovando alcuna risposta a questo interrogativo, emise un profondo sospiro e torn a seguire attentamente la cerimonia. Nel posare per gli occhi sullo spiazzo del tempio per controllare la posizione di Hiro, not un secondo presagio che non pot non interpretare come infausto: il nuovo timoniere sedeva proprio sotto il cadavere penzolante del suo predecessore ucciso in un attimo di capriccio malvagio dal sommo sacerdote, e l'ombra del suo ventre enfiato e gi semidecomposto dal calore dei tropici si protendeva su di lui.
Sempre pi smarrito, Teroro cerc di non pensare pi a nulla e prese a studiare prima il sommo sacerdote poi il re, risoluto a sfidare Oro anche a costo di dover agire alla presenza stessa del rosso dio. Non aveva per fatto i conti con la strategia del sommo sacerdote, perch proprio mentre si accingeva a seguire una tattica del tutto diversa, il terribile prete, giratosi di scatto, punt il bastone su un suo compagno, un giovane tranquillo, dimesso, ma ottimo vogatore e splendido guerriero.
Si  cibato d'un maiale sacro a Oro!, tuon il sommo sacerdote con voce paurosamente accusatrice. Il poveretto non fece in tempo a rendersi conto di nulla perch il nerboruto carnefice aveva prevenuto l'accusa e gi gli aveva spaccato il cranio con una randellata.
I sacerdoti delle altre isole, soddisfatti che Oro fosse tanto energicamente difeso dal bench minimo tentativo di apostasia, intonarono: Onnipotente  Oro, datore di pace, Oro delle isole unificate.
Seguitarono a salmodiare per un pezzo, mentre Teroro li guardava stordito, quasi senza pi respiro. Il giovane cos barbaramente trucidato era stato un suo intimo amico, un guerriero modesto, timido, che mai e poi mai avrebbe osato mangiare un maiale sacro. Perch era stato sacrificato? Teroro non si raccapezzava pi. Aveva architettato un ottimo piano per difendere s e il fratello, ma non aveva previsto l'abile attacco del sommo sacerdote sui membri meno influenti della comunit di Bora Bora.
Cerc di farsi notare dal timoniere, nella speranza di stabilire un contatto purchessia; questi per se ne stava con lo sguardo fisso, immoto. Si sforz allora di attirare su di s l'attenzione di Mato e di Pa, fermi all'uscita, ma anch'essi parevano ipnotizzati dall'altare, dove il corpo ancora caldo del loro compagno giaceva adesso fra le vittime gi sacrificate. Gli altri aderenti alla congiura apparivano ugualmente impietriti, e nella crescente confusione che
lo invadeva, a Teroro non rest che abbassare gli occhi sulle rocce levigate della piattaforma sacra.
Della gente di Bora Bora un uomo solo era rimasto col cervello lucido in quei momenti terribili: Tamatoa, come tanti altri re fortunati, bench non dotato di particolare ingegno possedeva un intuito eccezionale, primitivo ma solido, e ora comprese che il sommo sacerdote si proponeva non gi di assassinare lui e suo fratello, bens di cacciarli dalle isole ricorrendo a una tenace resistenza passiva. "Eviter un conflitto aperto, si disse il re. "Non vi sar lotta; ma con pazienza, con astuzia, a forza di atterrire il mio popolo, me lo aliener, finch noi saremo costretti ad andarcene.
Tamatoa trov una conferma ai propri ragionamenti quando vide il sommo sacerdote puntare il fatale bastone su un altro vogatore di Teroro e la terribile mazza calare nuovamente. Allora, col cuore stretto dall'angoscia, re Tamatoa guard il fratello minore e accortosi della sua confusione riflett: "Forse aveva escogitato chiss quale piano grandioso per salvarmi la vita, e molto probabilmente il sommo sacerdote  stato informato della congiura dalle sue spie. Povero ragazzo....
Colmo di pietosa comprensione, il re tenne gli occhi fissi sul fratello finch questi si scosse come chi si ridesti da un incubo. Tamatoa scosse il capo quasi impercettibilmente, cercando di far comprendere a Teroro che non doveva agire in alcun modo, e questi, comprendendo il messaggio, si chiuse in un furibondo mutismo.
In quel momento, nel sacro tempio di Oro, coi cadaveri dei suoi uomini migliori che gli penzolavano davanti o che giacevano riversi sull'altare, re Tamatoa sussurr nell'intimo del proprio cuore: "Oro, hai vinto. Tu sei il dio supremo, e io non ho forza per oppormi a te. Non appena ebbe proferito queste parole di pentimento una grande pace scese su di lui, ed egli vide, quasi in una visione rivelatrice, quanto fosse stato sciocco a lottare contro l'inevitabile. Ogni tanto nascono nuovi di, e i nuovi di sono sempre vincitori; tuttavia Tamatoa non riusciva ancora a comprendere che la tranquillit di spirito provocata in lui dalla propria resa rappresentava soltanto il primo passo verso una decisione che confusamente si stava formando nel suo animo da mesi, ma dalla quale sino a quel momento era rifuggito. Ora che aveva accettato l'ineluttabile, adesso che Oro aveva vinto definitivamente, gli era facile giungere a un'ovvia conclusione: nella quiete immobile del mattino Tamatoa pronunzi per la prima volta le parole fatali, mentre un peso enorme gli si sollevava dal cuore: Ce ne andremo da Bora Bora e l'abbandoneremo a te, Oro. Ci avventureremo sul mare in cerca di altre isole dove poter adorare i nostri antichi di.
Durante il resto della convocazione re Tamatoa non confid a nessuno, neppure a Teroro, ci che aveva deciso. Evit anzi di proposito quella testa calda e fece venire a s Mato, al quale dichiar seccamente: Ti ritengo responsabile della vita di mio fratello. Se questi s' messo in testa qualche piano, sono sicuro che tu ne fai parte. Non deve morire, anche a costo che tu debba legarlo alla canoa. Non deve morire, ti ripeto, perch adesso ho pi che mai bisogno di lui.
Perci quando Teroro torn a riunire i compagni per intessere chiss quale nuova fantasia, Mato parl risolutamente: Dobbiamo tornare a Bora Bora e meditare laggi la nostra vendetta.
Torneremo e progetteremo un altro piano, lo assecond Pa dalla faccia di pescecane.
Vistasi cos sfuggire dalle mani ogni possibilit di decisione, a Teroro non rest che borbottare: Ci vendicheremo! Questo ve
lo giuro!; e agitando entro di s confusi pensieri di distruzione e di morte si rassegn a segnare il passo.


Capitolo 3.

Quando una convocazione aveva termine, i sacerdoti, saggiamente, si ritiravano, incoraggiando i fedeli ad abbandonarsi a una festa spontanea, sfrenata, che a volte durava anche tre giorni consecutivi. In queste occasioni le donne erano finalmente libere di unirsi agli uomini, e i musicanti si affrettavano a popolare Ja notte di echi gioiosi. Ragazze bellissime, splendenti, vestite di gonne intessute di foglie aromatiche, ancheggiavano nella selvaggia hula di Havaiki, danzando con movenze provocanti di fronte agli ospiti convenuti dalle altre isole, quasi a sfidarli: Le donne di Tahiti hanno seni morbidi come i nostri? Sanno come noi muovere le ginocchia a ritmo di musica?.
Fra tanti spettatori che assistevano alle danze, uno solo brontolava: Possano le donne di Havaiki essere dannate!. Teroro non voleva saperne di prender parte alla festa. N il magico, esaltato martellare dei tamburi, n le voci suadenti delle donne anziane che cantavano nostalgiche canzoni d'amore, n la bellezza delle giovani lo induceva a unirsi alla danza. Se una graziosa fanciulla, dal corpo illuminato da torce di fronde di palma sullo sfondo di fumo che si levava dai fuochi sacrificali, gli andava incontro danzando invitante, egli abbassava gli occhi al suolo borbottando: Distrugger quest'isola. Ammazzer tutti i preti di Oro, dal primo all'ultimo. Seminer la rovina....
I suoi uomini non furono capaci di mostrarsi altrettanto risoluti. A uno a uno i giovani capi buttarono le lance, e asciugatisi le mani sudate sul petto nudo balzarono nel cerchio della danza, urlando e contorcendosi come gli altri nelle pazze giravolte della hula di Havaiki. Arrivati al parossismo saltavano altissimi, si battevano le cosce e per un attimo si dimenavano come ossessi dinanzi alle compagne non meno frenetiche di loro. Poi si fermavano, si guardavano, scoppiavano a ridere; subito la donna si avviava con passo indolente verso un punto isolato, seguita dal ballerino in apparenza disinvolto e noncurante, sinch, improvvisamente, lanciando un grido, si precipitavano insieme verso l'ombra segreta di una radura solitaria.
Ad ogni sparizione le vecchie che formavano il cerchio delle cantatrici emettevano urla d'incitamento frammiste a lazzi volgari, cui i presenti facevano coro fra risate stentoree.
Si stancher prima lui!, prediceva una vecchia.
Mostragli perch Havaiki  cos famosa, Rere, strillava un'altra.
Non lasciarlo in pace finch non lo avrai costretto a implorare piet, rincarava la prima.
Aue!, strepitava una terza. Bisogner che la luna si nasconda la faccia per la vergogna!.
Ricorda quel che t'ho insegnato io, Rere!, urlava la prima cantatrice. Prendi tu l'iniziativa.
Quando i consigli diventavano troppo espliciti, i presenti si abbandonavano a risate ancor pi irrefrenabili, la musica s'interrompeva, e tutti si rotolavano per terra in preda a una gioia animalesca, sopraffatti dalla furia sfrenata del sesso. Poco dopo da un tamburo piccolissimo - un ramo cavo percosso con una bacchetta - si levava un ritmo selvaggio, violento, sotto la magia del quale era pressoch impossibile trattenersi dal danzare: ben presto esso veniva raccolto e ripetuto dai tamburi maggiori, finch altri uomini di Teroro si univano nel ballo ad altre ragazze brune di Havaiki per sparire a loro volta nella notte, accompagnati dalle esortazioni delle vecchie lussuriose. Infatti una hula isolana restava priva di significato se nel suo momento di maggior ardore un uomo e una donna non si desideravano tanto da essere spinti all'appagamento immediato dei propri istinti.
Soltanto Teroro non era contagiato da quella esaltazione collettiva. Non alz la testa neppure quando la pi linguacciuta delle punzecchiatrici url: L'avevo sempre detto, io, che gli uomini di Bora Bora hanno qualcosa che non va. Tetua, fatti sotto da quella parte e dimmi se  capace!. Una stupenda ragazza di quindici anni si avvicin ballando sin quasi sui piedi di Teroro, lo sfior col corpo snello, guizzante, ma vedendosi ignorata torn ridendo nel cerchio delle comari e si mise a gridare: No, non  proprio capace!.
La vecchia sbrait con voce altissima, tanto da coprire il frastuono dei tamburi: Non riesco davvero a capire come facciano ad avere bambini, a Bora Bora! Si vede che laggi ci andranno a nuoto, di notte, gli uomini di Havaiki!.
A quell'uscita Teroro alz la testa, sorridendo suo malgrado alla rauca vecchia, perch gli isolani avevano tutti uno spiccato senso del comico e apprezzavano l'ironia anche quando questa era rivolta contro di loro. La cantatrice, accorgendosi di aver fatto breccia nell'indifferenza di Teroro, grid appassionatamente: Aue! Se avessi vent'anni di meno ti spiegherei io per che cosa sono fatti gli uomini!. Spronata dalle risate dei presenti seguit: Del resto ne sarei capace anche adesso!. Detto fatto attacc una hula provocantissima, movendo incontro a Teroro con i bianchi capelli svolazzanti nella brezza notturna, mentre le sue anche ancora flessuose ondeggiavano nella rievocazione di passati ludi amatori. Si accingeva a prendere in giro Teroro, quando un noto capo di Havaiki, il grasso Tatai incaricato di sorvegliare il tempio, si avvicin al giovane dicendogli con voce pacata: Vorremmo che tu venissi a cena con noi, Teroro. Presolo con s, lo condusse lontano dai fuochi, ma non abbastanza perch non lo raggiungesse la lingua malefica della vecchia, che si mise a urlare; Ah, adesso capisco! Gli piacciono gli uomini, a quello l!.
Il grasso Tatai comment ridendo: Soltanto la morte potr ridurre al silenzio quella linguaccia. Guid Teroro verso la periferia del villaggio, dove i vasti terreni, da secoli di propriet della sua famiglia, erano chiusi su tre lati da un muro di roccia alto quanto un uomo, mentre il quarto lato si apriva libero sull'oceano. Nell'entrare nel recinto Teroro scorse confusamente una decina di capanne di paglia: quella che fungeva da stanza da letto centrale, quella delle donne, la cucina, e tante altre per ognuna delle mogli favorite di Tatai. Questi tuttavia condusse il proprio ospite nell'area destinata agli uomini, dove alla luce della luna e alla musica delle onde era stato apparecchiato il banchetto.
Teroro aveva appena finito di leccarsi le dita unte di grasso di maiale, quando dal lato orientale del recinto un minuscolo tamburo, percosso freneticamente da una bacchetta di legno, inizi
il suo persuasivo chiacchericcio, seguito quasi subito dal pulsare di vari tamburi pi grandi. "Chiss perch Tatai si  dato la briga di offrirmi un banchetto di questa fatta, riflett Teroro, spingendo in l i resti del cibo e dirigendosi verso un gruppo seduto intorno a un fuoco, dove si sofferm a osservare senza interesse alcune figure che, uscendo fuori dalle morbide ombre della notte, gi incominciavano ad assumere forma e sostanza. Erano le donne dei capi di Havaiki, le quali, con accenti meno rauchi di quelli che erano echeggiati poco prima sulla piazza del villaggio, intonarono le antiche melodie d'amore isolane, cos dolci e suadenti che alla fine ogni amarezza cadde dal cuore di Teroro:
Quando l'ondosa risacca e la luna nascente e la svettante palma e il volante uccello candido e il pesce pigro tutti parlano d'amore,
io grido nella notte: dove sei tu, diletto?
Agli accenti di questa languida canzone Teroro vide avvicinarsi a lui, ondulando con grazia al ritmo di una hula degna di un capo trib, una giovanetta snella, dalle anche sottili; i capelli, del colore della mezzanotte, le scendevano sino al ginocchio. Teneva gli occhi scuri fissi al suolo, ma non appena l'antica nenia ebbe termine, sollev un lembo della gonna di foglie di ti, luccicante al chiarore delle fiamme, e accenn un movimento pi rapido che i tamburi subito ripresero.
Ballava adesso sulla punta dei piedi, tenendo i gomiti e le ginocchia in fuori, in una posizione stranamente invitante, mentre la gonnellina le frusciava roteando intorno alle gambe tornitissime. La nuova danza le rivelava il volto ch'era d'insolita bellezza.
Quando, ormai vicinissima, sfior coi giovani seni le mani di Teroro, questi non pot far a meno di guardarla, e per un attimo prov la tentazione di balzare in piedi e di unirsi a lei nel ballo; tuttavia prevalse il rancore. Risoluto com'era a radere al suolo un giorno o l'altro quell'isola odiata, si ripet per l'ennesima volta che doveva ad ogni costo ignorare le donne di Havaiki. In lui, del resto, non divampava un desiderio eccessivo, perch su Bora Bora poteva, quando ne aveva voglia, prendersi quasi tutte le donne che gli piacevano. Come ogni altro giovane capo, al momento della pubert era stato affidato a una donna anziana che l'aveva istruito minutamente sul giusto comportamento che devono osservare gli uomini, nonch sulle cose che son gradite alle donne; era stata appunto la sua iniziatrice a scegliergli le prime quattro compagne di piacere. Pi tardi, dopo lunghe consultazioni con un genealogista, la vecchia aveva deciso che sua futura sposa doveva essere Marama, la donna dal volto di luna. Sembra fatta su misura per te, aveva sentenziato, n s'era ingannata. Le successive compagne d'amore Teroro se l'era scelte da s, finch l'attivit sessuale era diventata per lui naturale quanto il nuoto; ecco perch, ora, poteva permettersi d'ignorare la danzatrice che aveva davanti. Quando per scorse sul viso di lei, di fronte alla propria indifferenza, un' espressione di profondo disinganno, ne prov vergogna, e suo malgrado le sorrise. Nel vederla cos, incorniciata fra le palme, con le lunghe trecce nere che splendevano al riflesso dei fuochi, un impulso prepotente lo costrinse a balzare in piedi e a portarlesi dinanzi, ondeggiando nelle movenze frenetiche della hula di Bora Bora, ancor pi sensuale di quella di Havaiki.
All'improvviso per la bellissima creatura mut atteggiamento: fingendo di non vederlo neppure seguit a danzare con aria distratta, gli occhi assenti, guidando i tamburi in ritmi sempre pi intensi, finch tutto il suo corpo, imperlato d'un luminoso velo di sudore, incominci a tremare. Piegando le ginocchia continu a ballare raso terra. Poi, eseguendo la movenza pi caratteristica della hula di Havaiki, allarg le ginocchia come se si preparasse ad accogliere l'amplesso di un uomo. A questo punto il battere dei tamburi rallent per meglio accompagnare i suoi movimenti, divenuti incredibilmente provocanti. Rovesciando il capo all'indietro la ragazza chiuse gli occhi, quindi, afferrati i capelli con una mano, se li strinse fra i denti.
Teroro, ormai destato in tutti i sensi, continu a danzarle intorno finch all'improvviso, con un balzo fulmineo, si lev alto nell'aria e ricadde sulla punta dei piedi a pochi centimetri da lei. Vicinissimi, a ginocchia allargate, i due corpi bronzei ondeggiarono cos per almeno un minuto, finch una donna url: Aue!. Allora i tamburi ripresero a martellare con rinnovata violenza, mentre i ballerini attaccavano le convulse giravolte finali.
A un tratto, come per incanto, si fece un profondo silenzio: la ragazza, incedendo solenne come una dea marina capitata per caso sulla terra, si avvi con aria pudica verso l'ombra che avvolgeva il terreno del recinto destinato al riposo. Non appena fu scomparsa, Teroro, fingendo la massima indifferenza, si chin a gettare un pezzetto di legno sul fuoco; poi, come a malincuore, s'avvi a sua volta verso la zona d'ombra. Nonostante la sua ostentata noncuranza, la moglie di un capo non pot trattenersi dall'urlare con voce penetrante: Togliti la gonna, Tehani, perch io non posso fartene un'altra.
Il giovane trov la ragazza che lo aspettava in un angolo del recinto, davanti a una casetta che la famiglia le aveva donato il giorno del suo tredicesimo compleanno. Sulle isole, infatti, i genitori incoraggiavano le figlie ad accompagnarsi a quanti pi giovani possibile per imparare tutte le arti d'amore, poich ai futuri mariti non piaceva sposare una donna che non avesse gi dato prova, prima del matrimonio, di poter essere feconda.
Questa  la mia casa, gli disse con semplicit.
Come ti chiami?.
Tehani. Sono la figlia del capo Tatai.
Tehani, il piccolo tesoro, interruppe Teroro.
La ragazza rise nervosamente e ribatt: Mia madre era molto bella.
Passandole un braccio intorno alla vita, Teroro la sollev da terra e la port nella casa. Felice, Tehani gli allacci le trecce intorno al collo, premendo le labbra contro le sue. Non appena Teroro l'ebbe adagiata sulle morbide stuoie di pandano che coprivano il pavimento, lei s'affrett a togliersi la gonna di foglie di ti, osservando:  stata mia madre a raccomandarmi di non strapparla. Quindi, attirato a s Teroro, gli butt le braccia al collo stringendoglisi addosso sempre pi appassionatamente. Nondimeno pi tardi, mentre giaceva disteso alla luce delle stelle che filtrava dalla soglia, il giovane si ripet ancora una volta: "Distrugger questo recinto... annienter tutta l'isola....
Per la mattina seguente, dopo aver fatto colazione nella casa degli uomini, dove la sua avventura con Tehani non suscit alcun commento, ritorn nella capanna isolata, e di l a pochi minuti i
Due innamorati incominciarono con gesti indolenti il famoso giuoco detto degli schiaffi. Al ritmo di una nenia antichissima, ciascuno picchiava dapprima le punte delle dita dell'altro, poi le spalle, quindi i fianchi e infine le cosce; a mano a mano che il giuoco progrediva, i colpi aumentavano d'intensit sino a tramutarsi perversamente in erotiche carezze, cosicch un gesto che s'iniziava come un rapido schiaffo poteva concludersi in un lungo amplesso. Alla fine Tehani indugi con tanta dolcezza su una percossa, che Teroro l'afferr per la gonna, strappandogliela via. Completamente nuda, la ragazza prosegu nel giuoco, accennando qualche strofa della nenia e tentando ancora qualche piccolo schiaffo, ma senza convinzione: la sua voce era divenuta roca, intorpidita dal desiderio, finch con un grido soffocato di trionfo si lasci cadere tra le braccia di Teroro sospingendolo all'indietro, sulle stuoie.
Pi tardi gli sussurr: Cos noi combattiamo in Havaiki. Alla risata di Teroro, riprese: Le ragazze di Bora Bora sono capaci di combattere coi loro uomini come sappiamo combattere noi?. La domanda non piacque a Teroro; per Tehani, bench intuisse di averlo irritato, prosegu imperterrita:  vero che nella piccola Bora Bora pregate ancora Tane?. Il modo in cui pronunzi "piccola e "Tane lasciava chiaramente capire il disprezzo con cui la gente della sua isola considerava Bora Bora.
Teroro tuttavia non raccolse l'insulto. Con studiata cortesia replic: Noi preghiamo Oro. Per questo, pur essendo cos piccini, sconfiggiamo sempre Havaiki in guerra.
Tehani fu costretta ad arrossire al ricordo delle umiliazioni patite dalla sua isola; tuttavia riprese: Non ti sei chiesto perch mio padre  venuto a cercarti ieri sera e perch io ho danzato per te?.
Veramente ci ho pensato. Mi sembrava una cosa preordinata.
E sai perch t'ho portato qui?.
La prima volta che fa all'amore, un uomo forse si domanda perch, rispose Teroro; ma la seconda non ci pensa pi.
E la terza, sussurr Tehani, decide di rimanere con la donna... di costruir qui la sua casa... di diventare un uomo di Havaiki.
Scostandosi da lei, Teroro ribatt fieramente: Per un guerriero non v' che un'unica casa e un'unica patria: Bora Bora.
Secondo un antico costume isolano, le donne di alto lignaggio potevano scegliersi loro i propri mariti, e questo appunto cercava adesso di fare Tehani. Te ne supplico, Teroro! Resta con me.
Se vuoi diventare mia moglie devi seguirmi nella mia isola.
Tu hai gi una moglie a Bora Bora, Teroro. Rimani qui: sar io la tua unica moglie.
Il giovane capo, dopo aver studiato a lungo il meraviglioso volto di lei, chiese: Perch mi domandi questo, Tehani? Qui ad Havaiki potresti sposare chi vuoi.
Dopo un attimo di esitazione la ragazza si decise a rivelare la verit: La tua isola  condannata, Teroro. Devi salvarti. Stabilisciti qui, sii fedele a Oro, e potremo vivere felici insieme.
 stato tuo padre a darti questo consiglio?.
S.
Quale malvagit sta meditando?.
Non oso dirtelo, fu la risposta. A un tratto, prendendogli le mani con gesto impulsivo, Tehani gli s'inginocchi davanti e incominci a supplicarlo teneramente: T'ho mostrato quanto possa essere dolce Havaiki perch voglio salvarti la vita, Teroro! Qui puoi diventare un capo potente. Mio padre possiede molte terre, e Oro  generoso coi guerrieri.
Io appartengo a Bora Bora, proruppe Teroro con appassionato convincimento. Non lascer mai la mia isola. Fece per avviarsi alla canoa, ma Tehani gli si aggrapp alle caviglie, implorandolo di restare. Trascorse cos con lei anche quella seconda notte, e il mattino seguente, allorch le grandi conchiglie marine che venivano usate come trombe diedero il segnale della partenza, Teroro lasci Tehani a malincuore.
Non esistono su Bora Bora donne come te, ammise.
Resta qui, lo implor ancora una volta Tehani.
Per un attimo Teroro fu sul punto di confidarle il piano di vendetta da lui architettato, ma trattenendosi rispose semplicemente: Se dovessi tornare un giorno ad Havaiki, tu saresti la mia donna. Mi piaci molto.
Torna presto, Teroro, perch Bora Bora  condannata.
Quando le undici canoe ospiti si lasciarono il tempio alle spalle per riprendere il mare, non pi in fila ordinata ma isolatamente, ognuna con la propria meta, sembr che i giorni della grandezza di Bora Bora fossero finiti per sempre, tanto sparuto appariva il gruppo che era risalito a bordo di Aspetta il vento dell'ovest. Re Tamatoa riconosceva che nell'alterno giuoco del potere svoltosi al tempio egli aveva definitivamente perduto. Finito ormai il comando nelle mani del sommo sacerdote, l'unica soluzione rimaneva quella di abbandonare l'isola a Oro. Anche Teroro, pur schiumando di rabbia nel vedere le sue file decimate, era costretto ad ammettere d'esser stato battuto in astuzia dal sacerdote, il
quale, togliendo di mezzo tanti dei suoi uomini, aveva irrimediabilmente demoralizzato i superstiti. I vogatori dal canto loro intuivano che i capi erano disorganizzati e che il potere adesso era passato al sommo sacerdote, pur non riuscendo a comprendere attraverso quali mene politiche ci fosse avvenuto. I sacerdoti pi giovani, invece, erano cos eccitati dalla palese vittoria di Oro che s'erano offerti spontaneamente, mentre si trovavano ancora in Havaiki, di assassinare Tamatoa e Teroro, sistemando in tal modo una volta per sempre tutti i problemi dell'isola. Con loro sorpresa, per, il sommo sacerdote non aveva aderito alla proposta, anzi li aveva rimproverati argomentando: Se dovessimo comportarci come consigliate voi, il popolo lamenterebbe la scomparsa del re e di suo fratello, e potrebbe addirittura insorgere contro di noi; agendo invece come abbiamo agito sinora, sar il popolo stesso a capire che il suo re non ha pi forza alcuna contro il volere di Oro e lo obbligher ad assoggettarsi al nostro dio, oppure lo abbandoner.
Ma se il re dovesse ostinarsi?, aveva obiettato un sacerdote anziano, ricordando le imprese del padre di Tamatoa, contro il quale le forze riunite di Havaiki, di Tahiti e di Moorea si erano rivelate vane.
Il sommo sacerdote, guardando le vittime che dondolavano alla luce della luna, aveva replicato: Tamatoa potr anche ostinarsi, non il suo popolo. Non vi siete accorti di quanto i suoi uomini siano confusi e smarriti? Dov' in questo momento Teroro? Se la sta spassando nella capanna di Tehani!.
Il vecchio prete, convinto che Tamatoa non avrebbe abdicato, aveva insistito: A chi affideremmo il governo dell'isola qualora dovessimo deporre il re?.
Il sommo sacerdote aveva sperato che quella domanda non gli fosse rivolta, non desiderando di palesarsi ai suoi seguaci come l'ispiratore d'un piano che in realt era stato architettato dal consesso dei sacerdoti; perci, eludendo l'interrogativo, aveva risposto: Oro ci ha gi additato il successore.
E chi ?, aveva incalzato il vecchio sacerdote.
Oro ha prescelto il padre di Tehani, il grande capo Tatai.
A quell'assurda decisione era seguito un lungo silenzio, poich dopo tutto i sacerdoti erano nativi di Bora Bora, e veniva proposta nientemeno che la sottomissione della loro isola alla casa regnante di Havaiki: cosa mai accaduta in passato n per guerra n per intrigo. Il sommo sacerdote sapeva che una notizia tanto grave non poteva venire accolta subito lietamente, perci prima che uno dei suoi accoliti potesse aprir bocca s'era affrettato a soggiungere:  stato Oro a designare Tatai.
L'invocazione del nome di Oro di fronte a uomini che soltanto pochi minuti prima s'erano dichiarati pronti a mettere a repentaglio la propria vita per lui, riusc effettivamente a soffocare ogni commento, permettendo al sommo sacerdote di proseguire: Perci Tatai ha spronato la figlia Tehani a diventare la moglie di Teroro: questi si trasferir ad Havaiki portando con s la maggior parte dei suoi seguaci. Tatai inoltre ha promesso, non appena sar re di Bora Bora, di ripudiare le proprie mogli e di sposare le nostre donne. In tal modo Oro dominer incontrastato. Non aveva tuttavia soggiunto che, quando questo fosse avvenuto, egli sperava di stabilirsi nel grande tempio di Havaiki e di prender con s quei suoi subalterni di Bora Bora che lo avessero appoggiato con maggior entusiasmo nell'esecuzione del grandioso progetto; nessuno dei presenti aveva per bisogno di sentirselo dire. I santi uomini tornavano adesso a Bora Bora, rivolgendo nella mente questi pensieri esaltanti.
Viceversa i pensieri dei ventisette vogatori erano pochi e confusi. Avevano assistito impotenti alla decimazione dei compagni, condividendo lo smarrimento dei propri capi. Contrariamente a ci che supponeva il sommo sacerdote, il fatto che Teroro si fosse accompagnato a Tehani li aveva rallegrati, anzich turbarli, poich Mato aveva diffuso la notizia che Teroro doveva assolutamente tornare vivo a Bora Bora: speravano infatti che re Tamatoa meditasse un'energica vendetta, e si auguravano di potervi prendere parte. Al di l, per, di questa sete primitiva di rivalsa non riuscivano a intravedere nulla.
Un'unica emozione accomun nondimeno tutti gli occupanti della canoa allorch al termine del viaggio, poco prima di entrare nella laguna natale, scorsero il sole che tramontava inondando di fulgidi raggi l'isola incantata. Ognuno allora istintivamente mormor entro di s: La nostra  la regina delle isole!  la terra sulla quale gli di hanno dispensato i loro doni migliori!.
Nel vedere, infatti, Bora Bora alla fine d'un viaggio, con la luce del tramonto che ne indorava le cime montuose, mentre la buia notte gi si addensava nelle valli e gli uccelli marini battendo le grandi ali si dirigevano verso terra, nel cogliere dal cerchio della laguna le grida dei bambini intenti ai loro giuochi, gli echi familiari, con l'oceano alle spalle che tumultuava intorno alla scogliera, veniva fatto di esclamare: Un momento! Un momento! Il giorno rimanga cos finch io non ho toccato il lido!, poich aver conosciuto Bora Bora in un attimo come quello significava aver conosciuto l'essenza stessa della bellezza.
Fu dunque con raddoppiato rimpianto che re Tamatoa condusse il fratello a palazzo, dove lo invit a sdraiarsi sulle stuoie di pandano; cal quindi con precauzione le pareti di fibra, e quando si fu cos protetto dalle spie si accovacci di fronte a lui, sussurrandogli all'orecchio le parole fatali: Ho deciso che dobbiamo andarcene da Bora Bora.
Per Teroro fu come se avesse ricevuto una mazzata in testa: non aveva mai pensato a una simile eventualit, n si rendeva conto della posizione insostenibile in cui egli e il fratello erano stati cacciati. Perch dovremmo andarcene?, balbett.
Perch qui per noi non c' pi posto.
Ma possiamo lottare! Possiamo uccidere....
Chi? Il popolo? Gli abitanti delle altre isole?.
Potremmo....
Non possiamo far nulla, Teroro.
Dove andremo, allora?.
Al Nord.
Quella semplice frase comportava riflessioni troppo profonde per Teroro, s che, a mano a mano che l'idea si faceva oscuramente strada nel suo cervello, seppe ripetere soltanto le incredibili parole: Al Nord?. Rammentava come secoli addietro leggendarie canoe avessero spiegato le vele verso settentrione, senza far mai ritorno. Eppure un'antichissima, misteriosa melopea isolana conteneva consigli e regole di navigazione per una terra infinitamente remota che si stendeva sotto i Sette Piccoli Occhi, la costellazione sacra il cui sorgere dava inizio all'anno nuovo; e alcuni sostenevano che quella melopea lasciava supporre che almeno una delle leggendarie canoe fosse ritornata. Frammenti del canto tornarono adesso alla mente di Teroro:
Alza la vela verso i Sette Piccoli Occhi, verso la terra custodita dai Piccoli Occhi.
Il ricordo lo infastid perch quelle parole evocavano in lui la visione della progettata fuga da Bora Bora.
Perch dovremmo partire?, farfugli accigliato.
Non ti rifugiare in vuote parole, Teroro, sbott il re spazientito. Quando sei stato a Nuku Hiva vi hai potuto raccogliere notizie precise delle canoe partite per il Nord?.
No.
Esiste per un antico canto marinaro.
Nessuno sa con sicurezza di dove sia venuto.
Che cosa dice?.
Se ben ricordo, consiglia di navigare sinch non si  giunti
alla terra che si stende sotto la costellazione dei Sette Piccoli Occhi.
Per quanti giorni?.
Chi dice trenta, chi cinquanta.
Teroro, qualora decidessimo di salpare con la prima grossa burrasca che recher un vento dell'ovest, quante persone potremmo trasportare sulla nostra canoa?.
Credi che ci lascerebbero usare Aspetta il vento dell'ovest?.
Nel caso che ce lo impedissero, ce la prenderemmo con la forza.
Bene!, bofonchi Teroro, il quale vedeva finalmente profilarsi una possibilit di menar le mani.
Quante persone?, ripet Tamatoa.
Sessanta circa.
E viveri per tutti?.
Certo.
Anche una casa per i nostri di?.
S.
Dopo aver bisbigliato ancora per vario tempo, sempre disteso sulle stuoie, a viso a viso col fratello. Tamatoa chiese infine: Chi pensi di far venire con noi?.
Teroro s'affrett a snocciolare i nomi dei propri guerrieri: Hiro, Mato, Pa....
Non andiamo in battaglia, lo interruppe Tamatoa. Andiamo al Nord... Definitivamente.
Nel silenzio della stanza quella parola produsse su Teroro l'effetto d'una pietra che cada con un gran tonfo. Come? Lasciare Bora Bora definitivamente?. Balzando in piedi grid: Stanotte ammazzer il sommo sacerdote!.
Ma Tamatoa fu lesto ad afferrarlo per una gamba, facendolo ricadere sulle stuoie. Noi dobbiamo pensare a intraprendere un grande viaggio, non a vendicarci.
Cocciuto, Teroro seguit a urlare: Durante la convocazione
io e i miei uomini eravamo pronti a lottare contro tutte le isole, se qualcuno avesse osato toccarti, Tamatoa! Avremmo disseminato
il tempio di cadaveri. Le nostre intenzioni non sono mutate.
Sorridendo Tamatoa osserv: Purtroppo il sommo sacerdote  stato pi furbo di te, vero?.
Teroro intrecci strettamente le dita, mormorando: Non riesco a capire come sia successo... Il nostro piano era cos bello....
Oro ha trionfato, comment malinconicamente il re. Ci conviene di prendere i nostri di e d'andarcene.
Prima per vorrei aver mano libera su Havaiki sia pure per
una sola notte, ribatt Teroro con aria torva. Allora s che quei maledetti non spegnerebbero pi i loro fuochi.
C' qualcuno su Bora Bora che conosca le vie del Nord?.
S: nostro zio Tupuna.  stato lui a insegnarmele.
 fedele a Oro?, domand Tamatoa.
S, per credo che lo sia anche verso di te.
Questo  impossibile, obiett Tamatoa.
Per i vecchi saggi come Tupuna molte cose impossibili diventano possibili, replic Teroro ridendo. Vuoi che te lo chiami?.
Aspetta: non sar in seduta con gli altri sacerdoti?.
Gli altri sacerdoti non fanno molto caso di lui, in quanto lo sospettano d'essere solidale con te, spieg Teroro.
Non potremmo intraprendere un viaggio tanto lungo senza un sacerdote, riprese gravemente Tamatoa. Restare soli sull'oceano per cinquanta giorni....
Sarei contento anch'io di avere un prete a bordo, convenne Teroro. Altrimenti chi interpreterebbe gli auspici?. I due -fratelli decisero pertanto di spedire un messaggero in cerca del vecchio Tupuna.
Ripresero quindi le primitive posizioni sulle stuoie, tornando ai loro progetti. Siamo in grado di radunare tutto ci che ci serve?, domand il re.
Si capisce! Di lance e di elmi ne abbiamo a volont....
Fratello!, grid Tamatoa, perdendo la pazienza. Per l'ultima volta ti ripeto che non partiamo in cerca d'avventure! Volevo dire se possiamo raccogliere germogli di albero del pane capaci di sopravvivere, sementi di cocco, scrofe pregne, qualche buon cane da mangiare, e soprattutto almeno un migliaio di ami da pesca e duemila braccia di sennit.
Provveder io a trovarti tutte queste cose, promise Teroro.
Tu intanto pensa a chi dovremo portare con noi.
Teroro torn a snocciolare i soliti nomi, e di nuovo il re lo interruppe: Trovami un uomo che sappia fare coltelli, uno che sappia lavorare il pandano, e un altro capace di fabbricare buoni ami da pesca.
Be', se porteremo con noi sessanta uomini, la cosa non dovrebbe essere difficile....
Supponi che la terra a nord sia deserta, riprese Tamatoa con aria assorta. Potremo portarci soltanto trentasette uomini, sei schiavi e quindici donne.
Donne?, balbett Teroro.
Supponi che la terra a nord sia deserta, seguit Tamatoa nel tono assorto di poco prima. Supponi che non vi siano donne:
vedremmo i nostri amici posare i piedi sull'arcobaleno ad uno ad uno senza lasciar dietro di s alcuna discendenza.
Anche tu porterai una moglie?, domand Teroro.
S, ma nessuna di quelle che ho adesso, rispose il re. Far partire soltanto Natabu; potremo cos avere figli di stirpe regale.
Io allora mi porter Marama.
Tamatoa ebbe un attimo di esitazione, quindi prendendo le mani del fratello disse dolcemente: Marama non pu venire con noi: dobbiamo portarci soltanto donne capaci di generare.
Non me la sento di partire senza Marama, ribatt il giovane capo. Marama  la mia saggezza.
Mi rincresce, fratello, insistette il re in tono grave, ma fermo. Ho detto soltanto donne capaci di generare.
E allora io non vengo, concluse secco Teroro.
Ho bisogno di te, replic Tamatoa. Non conosci nessun'altra
ragazza che ti potrebbe piacere?. Prima per che Teroro potesse rispondere, la stuoia di centro si sollev lasciando entrare il vecchio Tupuna, i bianchi capelli raccolti in un nodo al sommo del capo, la candida barba fluente. Era prossimo alla settantina, et rara sulle isole, dove un uomo di trentatr anni come il re era ritenuto gi un anziano: perci una particolare autorit circondava la sua persona.
Vengo dai figli di mio fratello, disse in tono grave, sedendo accanto a Tamatoa e a Teroro. Vengo dai miei stessi figlioli.
Il re, dopo averlo studiato attentamente, dichiar in tono sommesso: Zio, poniamo la nostra salvezza nelle tue mani.
Con voce possente, addolcita tuttavia dagli anni e dalla saggezza, Tupuna rispose: Voi meditate di abbandonare Bora Bora e volete ch'io vi accompagni, vero?.
Poich i fratelli si guardavano spaventati, convinti d'essere stati traditi da qualche spia, il vecchio s'affrett a rassicurarli: I sacerdoti sanno benissimo che voi progettate di partire, disse con benevolenza. Stavamo parlando appunto di questo.
Ma se quando siamo entrati in questa stanza, un'ora fa, non
lo sapevamo neppure noi!, protest Teroro.
 il solo partito sensato da seguire, osserv Tupuna.
Verrai con noi, s o no?, gli domand brusco Tamatoa, deciso a troncare ogni indugio.
S. Ho detto ai sacerdoti che, sebbene io sia fedele a Oro, non potrei lasciar partire la mia famiglia priva di un intercessore presso gli di.
Senza di te non oseremmo partire, dichiar onestamente Teroro.
Ci lasceranno prendere Aspetta il vento dell'ovest?, domand il re.
S, rispose il vecchio saggio. Mi sono battuto soprattutto per questo; poich da giovane ho contribuito anch'io a consacrare gli alberi con cui  stata costruita, sar felice ch'essa sia la mia tomba.
La tua tomba?, protest Teroro. Io spero di toccar terra! Dove non so, per lo spero ardentemente!.
Chiunque parta a bordo d'una canoa spera di toccar terra, sentenzi il vecchio con un riso indulgente. Ma di tanti che sono partiti nessuno  mai tornato.
Teroro mi diceva poco fa che tu conosci le regole di navigazione e le rotte, interloqu il re. Perci qualcuno deve pur essere tornato.
Esistono, s, regole di navigazione, ammise il vecchio sacerdote, ma di dove sono venute? Non potrebbero essere frutto della fantasia? Raccomandano semplicemente di far vela verso la terra custodita dai Sette Piccoli Occhi. Forse il canto vuole alludere al sogno - in cui tutti gli uomini si cullano - di una terra migliore, lontana, chiss dove....
Perci tu non sai nulla di questo viaggio?, lo interruppe Tamatoa.
No, nulla, rispose Tupuna. Tuttavia s'affrett a soggiungere: So per una cosa:  molto meglio partire che restare qui.
Dopo un lungo silenzio Teroro, con grande stupore del re, domand: Hanno acconsentito a lasciarci portar via i nostri di, Tane e Ta'aroa?.
S, rispose il vecchio.
Ne sono contento, riprese Teroro. Quando si arriva ai confini dell'oceano... Quando ci s'imbarca in un viaggio come questo....
Tacque, ma Tupuna fin la frase per lui, esclamando con voce profonda, profetica: Esistono uomini dove noi siamo diretti? Nessuno lo sa. Belle donne? Nessuno lo sa. Troveremo noci di cocco, taro, frutti del pane, maiali grassi? Troveremo terra, una terra qualsiasi? Sappiamo soltanto, figli di mio fratello, figli del mio cuore, che siamo nelle mani degli di, e che se periremo sul grande oceano non morremo abbandonati.
E sappiamo ancora una cosa, soggiunse il re. Se resteremo qui saremo sacrificati a uno a uno, con tutta la nostra famiglia e i nostri amici.  il volere di Oro: egli ha trionfato.
Posso ripetere al sommo sacerdote ci che mi hai detto adesso? Servir a facilitare la nostra partenza.
In totale umilt di spirito re Tamatoa rispose: Puoi ripeterglielo.
In quel momento giunse dalla spiaggia un rumore che riscosse i tre congiurati, tramutandoli all'improvviso da uomini maturi in quello che erano in realt: dei bambini. Sgranarono gli occhi per la gioia e affrettandosi a gettar via le varie insegne di cui erano paludati, si precipitarono tutti insieme sulla soglia del palazzo a contemplare la notte stellata con la stessa emozione che solevano provare da ragazzi.
Sulla marina era ormai mezzanotte, gli abitanti di Bora Bora si erano radunati, senza re n sacerdoti, per celebrare tra manifestazioni di sfrenata allegria, al suono di tamburi e di flauti, la fine delle angosce provocate in loro dalla recente convocazione. Ridotti al semplice rango di cittadini, Tamatoa, Tupuna e Teroro corsero felici a unirsi agli altri. Arrivarono sulla spiaggia mentre una vecchia stava gridando con voce rauca: Ora vi mostrer come il nostro grande timoniere Hiro governa una canoa!. Con mimica superba quella vecchia sdentata si trasform in una caricatura scurrile, ma efficacissima, del giovane Hiro, cogliendone in dodici modi diversi gli atteggiamenti caratteristici: come scrutava il mare, le sue pose di bellimbusto; ma anzich impugnare un timone di nave, governava con gli immaginari genitali maschili di un'altra vecchia che recitava la parte della canoa. Terminata la manovra la donna grid:  davvero molto bravo, Hiro!.
La folla proruppe in uno scroscio di risa, soprattutto quando s'accorse che anche Teroro applaudiva la riuscitissima imitazione del suo timoniere esclamando: Scommetto che quella saprebbe veramente governare una canoa!.
Se tu dovessi scoprire quel che so fare ne resteresti stupito!, ribatt lascivamente la vecchia.
Poco dopo la folla si distrasse dai suoi lazzi per applaudire Malo - originario dell'altra parte dell'isola - il quale, avvolgendosi con gesto improvviso le spalle in un panno di tapa gialla, si mise a imitare il grasso Tatai di Havaiki, eseguendo a suon di musica ridicoli passi di danza e scimmiottando i modi pomposi del capo. Tra le grida di giubilo dei presenti, re Tamatoa salt agilmente in mezzo allo spiazzo, prendendo posto accanto a Malo.
I due seguitarono a imitare insieme Tatai, cercando di superarsi in comicit, finch sarebbe stato difficile dire chi fosse Malo e chi il re. La pantomima termin quando Tamatoa, esausto, si lasci cadere nella polvere, ridendo a crepapelle come se non avesse un pensiero al mondo.
Ben presto la folla fu attratta da un nuovo pagliaccio. Pa dalla faccia di squalo aveva afferrato una gonna di foglie e stava gridando con una vocetta acuta, stridula: Io sono Tehani!. Poi si mise a piroettare grottescamente, con straordinaria abilit, evocando cos bene la ragazza di Havaiki, che alla fine Teroro si chiese: "Come avr fatto a vederla ballare?. Fu per distratto da questo pensiero preoccupante quando scorse Marama saltare nel cerchio ed eseguire una divertentissima parodia di lui. Ecco Teroro!, grid la folla plaudente, mentre la donna scimmiottava il marito con tenerezza e con amore, ma anche con acutissimo intuito, cosicch Teroro fu costretto di nuovo a domandarsi stupito: "Chi le avr parlato di Tehani?.
Marama e l'uomo dalla faccia di pescecane furono il trionfo della serata. Pa era talmente brutto e i suoi lineamenti cos ridicoli che gli era facile alterarli in modo da imitare l'espressione di chi voleva; inoltre sapeva essere grazioso, nell'imitazione di Tehani, quanto selvaggio in quella successiva del sommo sacerdote. Messosi in capo uno straccio di tapa nera a mo' di parrucca e impugnato un ramo di albero del pane come bastone, prese a rotearlo furiosamente, come impazzito, puntandolo ora contro un isolano ora contro un altro, mentre Marama che gli andava dietro con un sacco di piume fingeva d'essere il boia e si sbracciava a menar randellate a pi non posso. Alla fine il fantasioso danzatore si avvicin piroettando nientemeno che a re Tamatoa e lo addit col bastone; subito Marama gli fu accanto, e alzato il sacco lo abbass a un palmo dalla faccia del re. La finta vittima cadde come se gli avessero fracassato il cranio e giacque sulla sabbia ridendo sino ad averne la mascella slogata.
A mano a mano che la lunga notte sfrenata progrediva, venivano messi in ridicolo i vari episodi della vita isolana. L'animatore era Pa, l'uomo senza mento: egli possedeva un senso infantile del fiabesco che piaceva ai suoi compatrioti, i quali gioivano nel seguire le molteplici trasformazioni del suo viso puntuto. Verso l'alba, quando i timori e le ansie delle settimane trascorse si erano ormai definitivamente dileguati, un gruppo di vecchie si avvicin a re Tamatoa in atto di preghiera: si capiva benissimo che gli chiedevano un favore speciale. Ottenuto alla fine il consenso, l'anziana della delegazione corse tra la folla, urlando a gran voce la buona notizia: Il re ci permette di giocare alla zucca!. Tra un brusio eccitato uomini e donne si separarono in due gruppi opposti; poco dopo, con gesto di cerimonia, re Tamatoa lanciava verso il gruppo degli uomini una zucca piumata, luccicante al riflesso del fuoco. Un capo allung il braccio, l'afferr, e dopo aver accennato alcuni passi di una danza rituale, la lanci in un grande arco scintillante verso il gruppo delle donne in ansiosa attesa. Una ragazza che da tempo desiderava quell'uomo si slanci in avanti, prese al volo la zucca e tenendola stretta si precipit verso colui che l'aveva lanciata. Afferratolo per la vita lo sospinse quasi con furia verso le ombre, mentre la zucca piumata riprendeva a volare innanzi e indietro, decidendo quali sarebbero stati i compagni di letto in quella notte di orgia.
Teroro, pur potendo scegliere fra le donne di tutta l'isola, prefer sua moglie Marama, l'abile e intelligente mima, e mentre giacevano sereni nell'alba grigioargentea, cullati dalle onde senza tempo della laguna, nella gran pace succeduta
alla rumorosa baldoria della notte, le confid: Tamatoa ha deciso di abbandonare le isole.
Temevo che fosse giunto a una grave decisione, osserv Marama. Era troppo desideroso di ridere.
Non riesco a capire come il sommo sacerdote abbia potuto acconsentire che Tupuna ci accompagni, e soprattutto come mai ci permetta di partire con Aspetta il vento dell'ovest.
Perch  saggio, spieg Marama. Sa che gli isolani preferiscono evitare i conflitti diretti che umiliano inutilmente gli avversari:  un'ottima tattica.
Le parole di Marama contrastavano tanto con i suoi propositi di vendetta che Teroro non seppe far a meno di chiederle: E l'umiliazione che abbiamo patita ad Havaiki? Tu saresti pronta a dimenticarla?.
Io s, rispose Marama con voce ferma. Quando saremo al sicuro in un'altra isola potremo permetterci di dimenticare anche Havaiki.
Teroro non ebbe il coraggio di spiegarle ch'ella non lo avrebbe potuto accompagnare nel viaggio; codardamente si addorment, ma poco dopo, svegliatosi a met, le sussurr all'orecchio: Sei stata molto divertente stanotte, Marama. Sei stata davvero stupenda.


Capitolo 4.

Quando la notizia della decisione presa dal re di lasciare Bora Bora incominci a correre da un villaggio all'altro, l'isola divent una specie di valva acustica ronzante di bisbigli, perch nessuno voleva ammettere ufficialmente che Tamatoa si preparava a partire ma tutti ne parlavano in segreto, anche se il sommo sacerdote seguitava a ossequiare in pubblico il re, e il vecchio Tupuna a officiare durante le preghiere quotidiane a Oro, anche se i giovani capi che avevano scelto di unirsi alla spedizione continuavano a vezzeggiare le spose che presto avrebbero abbandonate. Infatti, sotto questa patina d'indifferenza, tutti erano dominati da un unico pensiero: caricare una canoa per un ignoto viaggio.
Una particolare cura veniva dedicata ai viveri. Era relativamente facile preparare ci che doveva essere consumato durante la traversata: bastava lasciarlo essiccare al sole e pressarlo in piccoli mucchi legati con foglie di ti. Quel che contava era la scelta delle radici e delle pianticelle da trapiantare nella nuova terra. Gli esperti andavano alla ricerca delle radici di taro dalle quali sarebbe nato il tubero grigioazzurro destinato a fabbricare il poi migliore, di noci di cocco -. che bisognava staccare dagli alberi pi robusti, - di alberi del pane che non crescessero troppo ma fossero ugualmente capaci di produrre grossi frutti ricchi di amido e di linfa glutinosa. Il canuto Tupuna impieg tre giorni a scegliere polli carnosi e cani speciali da cucinare al forno, non cessando di ricordare ai propri aiutanti che potevano capitare in un paese poverissimo.
Venne infine il giorno in cui non fu pi possibile seguitar a fingere, perch con una sega ricavata da una grande conchiglia marina Teroro tagli circa tre metri di coronamento da ciascuna delle due alte poppe della canoa, spiegando: Non possiamo affrontare un viaggio cos lungo con tutto questo peso.
Aue!, gridarono gli uomini e le donne disseminati lungo la riva. La grande canoa di Bora Bora  stata sconsacrata. Teroro pos a terra con delicatezza le poppe scolpite a immagini di di, e i preti le sollevarono e le portarono nel tempio; poi, sotto gli sguardi ansiosi della folla, il giovane capo prese della pelle di pescecane essiccata con la quale si diede a levigare le estremit mozze della poppa, volgendo la schiena ai curiosi per non mostrare che pregava. Aspetta il vento dell'ovest, perdonami questa mutilazione, sussurr pi volte, mentre il dolore di aver dovuto conciare a quel modo la prediletta canoa si trasformava in una collera ossessiva per la quale la sua partenza da Bora Bora sarebbe stata ricordata a lungo nelle isole.
Quand'ebbe finito si rinchiuse nella propria capanna schiumando di rabbia, finch, buttandosi a terra, si mise a picchiare coi pugni chiusi le stuoie di pandano. Marama gli and vicino cercando di calmarlo: Quando avremo una nuova patria costruiremo per la nostra canoa due coronamenti nuovi.
No! Deve restare com', a eterno ricordo della nostra vergogna.
Stai parlando come un ragazzo, lo rimprover placida Marama.
Quand'ero un ragazzo, ribatt Teroro, se qualcuno m'insultava io lo picchiavo; invece adesso che sono un uomo, Havaiki pu permettersi d'insultarmi impunemente!.
Teroro, lo preg la moglie, cerca di essere ragionevole. Che cos'ha fatto Havaiki, infine? Ha inventato un nuovo dio che tutti sembrano preferire. Non ha....
Non hai udito che cosa si dice in giro?, la interruppe con amarezza Teroro, afferrandola per un braccio. Quando Tamatoa se ne andr, sai chi sar il nuovo re? Il grasso Tatai di Havaiki.
A tanto sono arrivati?, balbett Marama.
Gi! E sai che cos'hanno avuto l'impudenza di fare? Mi hanno proposto di abbandonare mio fratello, di lasciare Bora Bora e di sposare la figlia di Tatai....
Perch non mi hai detto prima tutte queste cose?.
Perch le ho capite solo adesso, rispose confuso Teroro. Poi, come sempre quando si sentiva avvilito, decise l per l di agire immediatamente. Marama, ordin alla moglie con voce concitata, va' dall'altra parte della montagna e raduna tutti quelli che hanno acconsentito a partire con me.
Cos'hai in animo di fare?, domand Marama insospettita.
Voglio fare un giro in mare per assicurarmi che la nuova poppa funzioni. Di' cos a chi te lo domander, ma di nascosto raccomanda ai vogatori di portarsi, oltre al remo, la migliore mazza di guerra.
No, Teroro!.
Vuoi che ce ne andiamo via alla chetichella, invendicati?.
S. Io non ci vedo nulla di disonorevole.
Forse per una donna  diverso, osserv Teroro.
Marama gi prevedeva che cosa sarebbe potuto accadere: un possibile massacro, il pericolo che Havaiki mandasse le proprie canoe per una spedizione di rappresaglia, ponendo cos termine a ogni speranza di fuga verso il Nord. Dopo aver riflettuto a lungo concluse: Dal momento che gli uomini sono quel che sono, non te ne andrai invendicato, Teroro! Possano gli di proteggerti.
Un pomeriggio, due giorni prima della progettata partenza per Nuku Hiva, mentre soffiava da ovest un vento propizio, foriero di un'imminente tempesta, trenta vogatori risoluti, oltre al timoniere Hiro e al navigatore Teroro, salparono da Bora Bora per saggiare la canoa. L'imbarcazione attravers placida le limpide acque della laguna, entrando solennemente in quelle cupe dell'oceano che il vento gi sollevava in onde gagliarde. Dopo aver sfrecciato varie volte innanzi e indietro in brevi prove di velocit, fu alzata la vela e la canoa prese a filare col favore del vento verso una direzione prestabilita. Non appena furono abbastanza lontani dall'isola, Teroro domand: Siamo d'accordo?.
S, rispose Mato per tutti, mettendo in posizione di combattimento la propria mazza di guerra.
Ad Havaiki!, url Teroro al timoniere, e subito Aspetta il vento dell'ovest si diede a fendere le onde sotto le vigorose spinte dei vogatori, mentre la tenebra cadeva sul mare impassibile, indifferente alle passioni degli uomini.
Da tempo immemorabile Bora Bora era nota come la terra dai remi imbottiti; essendo infatti la pi piccola delle isole maggiori, i suoi uomini dovevano usare la massima cautela. Adesso, approfittando del fatto che la luna non era ancora sorta, si fermarono ad avvolgere in lembi di tapa le pale delle pagaie per poter avanzare silenziosi, senza lasciar increspature sul mare, verso l'approdo sacro a Oro dove soltanto poche settimane innanzi erano stati cos profondamente umiliati.
Con estrema precauzione la duplice canoa fu tirata in secco prima che una vedetta riuscisse a scorgerla, e i trenta uomini, dopo aver lasciato due compagni a custodire l'imbarcazione, scivolarono nella notte verso il villaggio dove il grasso Tatai, il probabile futuro re di Bora Bora, dormiva ignaro. I vendicatori erano quasi arrivati al villaggio quando un cane abbai, svegliando una donna che si mise a gridare: Chi ruba i miei frutti del pane?. Quel grido dest altri indigeni; ma prima che gli assaliti potessero intervenire attivamente, Teroro e i suoi uomini erano piombati sul villaggio alla ricerca di tutti coloro che li avevano offesi e in particolare di Tatai.
Teroro condusse i compagni nel recinto del capo. Qui, seguito da Pa dalla faccia di pescecane, entr come un ciclone nella capanna centrale, fracassando quanto gli capitava sottomano. Una voce femminile, dolce e petulante insieme, sussurr: Non  qui, Teroro.
Un attimo dopo per la donna lanciava un urlo di dolore. La grande mazza di Pa s'era abbattuta su di lei; ma, bench ferita, seguit a ripetere lamentosamente: Non  qui.
Pa stava per spaccarle il cranio, quando Teroro lo spinse lontano e, afferrata la ragazza, la trascin in salvo. Alla luce di una torcia accesa dalla donna decisa a difendere a tutti i costi i suoi frutti del pane, Teroro vide che Tehani (poich si trattava di lei) era nuda - ancorch tentasse di coprirsi alla meglio con la gonna che aveva raccolta da terra all'ultimo momento -, e ne riscopr in tal modo l'incredibile bellezza. Come da una lontananza infinita gli echeggi nella mente la voce del fratello: Non conosci nessuna ragazza che ti piaccia?. Impulsivamente accost alla sua la faccia di Tehani mormorando rauco: Vuoi venire al Nord con me?. S.
Sei ferita?.
Mi duole la spalla.
 rotta?.
No.
Aspettami alla canoa. La spinse verso la riva, ma subito la trattenne mormorando: Siamo venuti per uccidere tuo padre. Sei ugualmente pronta a seguirmi?.
Ti aspetter alla canoa.
In quella s'ud Mato urlare: Lo abbiamo trovato!.
Lasciamelo, gli grid Teroro facendo roteare la mazza; quando per sopraggiunse, Pa aveva gi fatto giustizia di Tatai. Afferrata allora una manciata di paglia da un tetto, la sparse sul capo dell'ucciso, esclamando con voce beffarda: Ecco il nuovo re di Bora Bora!.
Alla canoa!, ordin il timoniere.
Non prima d'aver distrutto questo posto!, grid Teroro, e strappata di mano alla donna la torcia con cui questa stava ancora esaminando i frutti del pane, la scagli sul tetto di una capanna vicina; il vento sempre pi impetuoso agevol il propagarsi delle fiamme, e ben presto le adiacenze del tempio di Oro non furono pi che un'unica vampa alla cui luce rossastra gli uomini di Bora Bora si ritirarono.
La battaglia infuriava intorno alla canoa, e soltanto il pronto sopraggiungere dei vendicatori salv l'imbarcazione, ch una delle sentinelle era gi morta e l'altra gravemente ferita. Mentre gli uomini di Bora Bora, respinti gli attaccanti, balzavano sulla canoa, Tehani sbuc da un folto di palme urlando: Teroro! Teroro!.
Traditrice!, gridarono i guerrieri sconfitti di Havaiki, felici d'aver un pretesto per giustificare la propria disfatta. Squassando le lance in preda a una furia impotente l'avrebbero sicuramente uccisa, se Teroro non fosse balzato fuor della canoa e, buttatosi nella risacca, non fosse corso a salvarla.
Dobbiamo spicciarci!, ammon il timoniere.
Teroro tuttavia seguit a correre finch non ebbe raggiunto la ragazza e non l'ebbe raccolta fra le braccia: poi, scansando le lance, si precipit verso la spiaggia e di nuovo nella risacca. Probabilmente per non gli sarebbe stato possibile risalire sulla canoa, se Mato non si fosse tuffato in acqua a prendere Tehani cui la spalla ferita impediva di nuotare agevolmente. Insieme l'adagiarono nella canoa, la quale, quando anch'essi vi furono risaliti, part alla volta di Bora Bora. Prima di lasciare Havaiki, Teroro annunci a Tehani: Abbiamo trovato tuo padre.
Lo so, rispose semplicemente la ragazza.
Il viaggio di ritorno si svolse in un'atmosfera d'intensa eccitazione; tutti si sentivano sollevati al pensiero d'aver inferto un duro colpo ad Havaiki e il meritato castigo a uno straniero che s'era illuso di poter governare su Bora Bora. A queste considerazioni si univa inoltre la sadica certezza che prima che Havaiki potesse muovere alla riscossa (ammesso che lo avesse osato) tutti i responsabili dell'impresa sarebbero stati in mare aperto, lontani da Bora Bora.
Tuttavia predominava l'esaltazione primitiva, quasi animalesca, di costatare che durante l'attacco ad Havaiki la sperata tempesta s'era andata sempre pi addensando e ora infuriava. Questa, sebbene ostacolasse momentaneamente il viaggio di ritorno a Bora Bora, costituiva infatti il primo requisito essenziale per il lungo viaggio verso il Nord.
La tempesta durer per molti giorni!, annunci Teroro agli uomini.
Sul far dell'alba fu possibile virare ed entrar col vento in poppa nella laguna. Non appena furono al sicuro, Teroro spieg ai compagni che cos'avrebbero dovuto dire: Ricordate bene! Eravamo usciti con Aspetta il vento dell'ovest per una prova, quando siamo stati sorpresi dalla tempesta; allora, non potendo tornare indietro, ci siamo messi alla cappa nel canale di Havaiki. Quindi concluse: Con un tempo simile nessuno oser salpare da Havaiki per venir a raccontare come si sono svolti veramente i fatti.
E con la ragazza come la mettiamo?, domand Pa.
Tutti si volsero a guardare Tehani, accoccolata in un angolo, e fu subito chiaro, soprattutto a Tehani, che la soluzione pi semplice sarebbe stata di darle un energico colpo sulla testa e scaraventarla in mare. Pa era gi pronto a farlo, quando Teroro glielo imped dichiarando seccamente:
 la mia donna! La porteremo in casa mia.
Ci tradir.
No. Diremo che mentre sostavamo nel canale io sono sceso a terra per andarla a prendere, volendo portarla con me nel viaggio verso il Nord.
Ne hai veramente l'intenzione?, domand Mato.
S.  la mia donna.
E tua moglie Marama?.
Non pu aver figli. Non pu venire.
Questa ragazza ci tradir!, lo ammon Pa.
Teroro si chin su Tehani e accostando il proprio volto a quello di lei disse: Finch non ce ne andremo da Bora Bora non rivelerai a nessuno quel che  successo stanotte. A nessuno, capisci?.
Capisco, mormor Tehani rintanandosi sempre pi in fondo alla canoa.
Ti porter al Nord, ripet Teroro.
Mentre l'imbarcazione si accostava a riva, Mato grid: Che tempesta! Abbiamo fatto una corsa sola sino ad Havaiki.
Dei presenti soltanto Marama afferr il vero significato di quella frase: comprese che i suoi compatrioti dovevano aver messo in atto una terribile vendetta. Cont rapidamente i vogatori e si accorse che mancava il giovane capo Tami. Dov' Tami?, grid.
Lo abbiamo perduto in mare mentre cercava di sistemare la vela, ment Pa.
Un uomo domand: Come mai siete andati sino ad Havaiki?.
Rispose ancora Pa: Teroro ha voluto andar a prendere la ragazza che porter con s al Nord.
Dal fondo dello scafo dov'era rimasta nascosta sino a quel momento Tehani si alz lentamente; cos, col vento della tempesta che le soffiava in faccia, Marama apprese che non avrebbe accompagnato Teroro. Non un suono le usc dalle labbra. Rimase immobile nel vento, con le braccia lungo i fianchi, i capelli scarmigliati per le spalle, il largo volto placido, bello come la luna nella tredicesima notte, fisso sulla straniera.
Rifletteva: Un uomo  morto.  accaduto un fatto gravissimo che per anni contaminer le isole. Uomini temerari e stupidi come mio marito si sono vendicati... Per quel che conta... E una giovane straniera ha preso il mio posto nella canoa. Studi attentamente la sconosciuta concludendo infine:  bella. Forse potr aver figli. Forse  meglio cos. Tuttavia nel guardare Teroro le si spezz il cuore.
Nascondendo le lacrime che le erano salite agli occhi si volse
per rientrare in casa, ma il marito le grid: Marama! Conduci Tehani a casa nostra. Ubbidiente, Marama prese la ragazza per mano e la port via con s.
La seconda notte la tempesta si scaten cos violenta da impedire la partenza, e mentre il vento infuriava, i futuri viaggiatori ebbero ancora alcune ore per sognare. Le visioni di Teroro furono particolarmente agitate; all'alba gli apparvero presso Aspetta il vento dell'ovest due donne; la canoa per era disalberata, non si poteva alzarvi la vela. Teroro si dest spaventato, scotendo ripetutamente il capo nel tentativo di snebbiarsi il cervello, finch si rese conto che le due donne non potevano essere che Marama e Tehani, quindi la loro presenza accanto alla canoa poteva significare soltanto che entrambe volevano seguirlo nel viaggio. Svegli dunque Marama per dirle: Il re mi permette di portare una sola donna, Marama, e ha voluto assolutamente che ne
scegliessi una pi giovane.
Capisco, mormor Marama con voce atona.
Non mi sono stancato di te, insistette Teroro dolcemente.
Tupuna mi ha spiegato tutto.
Capisci come stanno le cose?.
Capisco che non sono stata capace di darti dei figli.
Tu sei sempre stata per me una buona moglie, Marama, ma il re....
Si riaddorment; tuttavia prima che gli uccelli si destassero torn a sognare la canoa priva dell'albero; questa volta per le due donne parlarono. Marama con voce profonda gridava: Io sono Tane!, e Tehani con la sua voce melodiosa cantava: Io sono Ta'aroa!.
Teroro si svegli tremando. Perch gli di mi parlano in una notte come questa?, mormor sgomento. A lungo si sforz d'interpretare il sogno, sapendo che prima di un viaggio tutti i sogni hanno un significato, ma non vi riusc. Si lev dunque nella grigia luce dell'alba, mentre i venti ululavano rovesciando sull'isola torrenti di pioggia, e seminudo si precipit alla capanna del vecchio Tupuna.
Che cosa vuol dire?, domand ansante, dopo aver descritto brevemente allo zio la visione avuta.
Prima di rispondere, il vecchio barbuto volle sapere se le voci gli fossero sembrate voci di di.
No, erano voci di donna, eppure quella di Tane era profonda, proprio come dovrebbe essere, e quella di Ta'aroa alta e stridente com' la voce di questo dio durante una tempesta.
Il vecchio si raccolse in meditazione, ascoltando attentamente l'ululato del vento che doveva portarli verso un ignoto destino; infine annunci: Il tuo sogno  chiarissimo, Teroro. Quando parlano nel vento, Tane e Ta'aroa si esprimono con particolare forza. Tu devi ubbidire al loro volere.
Che cosa debbo fare?.
Nel tuo sogno la canoa era senz'albero e senza vela, vero?.
S.
Allora  semplice: gli di vogliono che invece di un albero solo tu ne metta due, uno per scafo.
Era una spiegazione talmente ovvia che Teroro rise. Ho gi veduto canoe con due alberi; una approd a Nuku Hiva provenendo dal Sud.
 naturale, spieg Tupuna; allorch Tane, il dominatore della terra, e Ta'aroa, il dominatore del mare, parlano insieme a un navigante, non possono che riferirsi all'elemento di cui sono entrambi signori: il vento. Vogliono che tu alzi due vele in modo da poter sfruttare meglio il vento.
Far senz'altro come tu dici, esclam Teroro.
Chiamati subito a raccolta i suoi uomini, tagli l'albero che si levava dal centro della cappa e trovatone uno uguale li fiss l'uno nello scafo di destra, che battezz Tane, e l'altro nello scafo di sinistra, che battezz Ta'aroa. Quindi li leg con sartie di sennit, in modo che fosse possibile salire in cima a entrambi senza che l'uno o l'altro si allascasse.
La terza notte di tempesta fu Tamatoa a sognare: vide due stelle in lotta col sole che stava tramontando. Dopo aver spinto fuori del cielo l'astro del giorno, una delle due si spost inquieta da est a ovest, mentre l'altra prese a vagare fra il nord e il sud. Era un sogno cos funesto che il re convoc immediatamente lo zio, bench fosse ancora notte alta, implorandone il consiglio.
Significa forse che siamo condannati?, domand Tamatoa in preda all'angoscia.
Quale delle stelle si moveva tra l'est e l'ovest?, chiese Tupuna.
La grande stella della sera.
Entrambe vagavano inquiete?.
S: si comportavano come un cane che frughi tra la sabbia della riva o come una donna che cerchi un pezzo di tapa smarrito.
Non  un buon presagio, comment gravemente Tupuna.
Potrebbe forse significare..., incominci il re, ma era un pensiero troppo pauroso per poter essere espresso in parole.
Che falliremo?, lo interruppe brusco Tupuna. Credi voglia significare che la nostra canoa andr errando da nord a sud e da est a ovest finch periremo?.
S, replic debolmente Tamatoa.
A me non pare, lo confort Tupuna. Infatti Tane e Ta'aroa hanno parlato a Teroro la notte scorsa, e lui comander la canoa.
Il re tuttavia, per nulla rassicurato, gli confid: Quel che penso io  molto peggio.
Dimmi di che si tratta, lo esort il vecchio.
Temo che le due stelle rappresentino Tane e Ta'aroa, e che cerchino Oro. Mi domando se non riconoscano Oro come dio supremo e si rifiutino di salire sulla nostra canoa senza di lui.... Abbassando il capo mormor: Zio, ho l'impressione che stiamo per commettere un grosso errore.
No, lo rassicur Tupuna, ho studiato i presagi a uno a uno e non vi ho trovato alcun indizio negativo. Ricordati che Tane e Ta'aroa ci hanno dato un consiglio prezioso, la necessit cio di due alberi. Come potrebbero prendersi giuoco di noi?.
Ma come spieghi le stelle erranti che mi sono apparse?.
Riconosco che non  un buon presagio; per sono sicuro che con esso gli di hanno cercato di farti capire che la tua preparazione per il viaggio  incompleta. Probabilmente hai dimenticato qualche particolare essenziale.
Cosa debbo fare?.
Devi disfare tutti i fagotti e rifarli: alla fine saprai per qual motivo gli di si mostrano scontenti.
In tal modo, il terzo giorno di bufera, re Tamatoa comp un gesto senza precedenti: permise all'equipaggio della canoa di entrare nel suo palazzo, sino ad allora tab. Gli uomini sedettero su quelle stuoie che il giorno prima non avrebbero potuto nemmeno toccare, pena la morte, e sotto l'occhio attento del re disfecero i preziosi fardelli destinati al viaggio.
Gli attrezzi ci sono tutti?, domand Tamatoa, e i suoi uomini gli mostrarono la sabbia e le pietre di basalto che servivano per cuocere i cibi. Quindi cavarono fuori bastoni destinati ad accendere il fuoco, lenze di sennit, ami di madreperla, reti, lance per la caccia agli squali, asce d'un verde bluastro, scalpelli di pietra, mortai per schiacciare il taro e telai per tessere le stoffe. Alcuni capi mostrarono di aver preso con s bastoni da scavo, pi robusti delle pietre e impregnati di mana a forza di piantar taro. Non mancavano zucche, meloni tropicali, tazze per cucinare, archi, frecce, fionde, bisacce piene di pietre speciali, una lunga pertica spalmata di gomma appiccicosa destinata a prendere uccelli, una conchiglia con la quale si sarebbero chiamati i fedeli alla preghiera, e quattro grossissime pietre che dovevano fungere da ncore. Le donne prescelte per il viaggio sfoggiarono con orgoglio stuoie finissime, compatte, a perfetta tenuta d'acqua. V'erano altres gottazze, pagaie, stuoie supplementari da usarsi come vele. Nello spazio di mille anni quel nomade popolo isolano, senza l'aiuto di alcun metallo o di argilla, aveva saputo raggiungere in fatto di attrezzi e di utensili un grado altissimo e complesso di civilt. Con l'aiuto di una sola canoa era ormai pronto a trapiantare su un'altra isola, probabilmente remotissima, quella stessa civilt millenaria. Il re fu soddisfatto.
Vi siete occupati delle piante e degli animali?, domand poi. Con amore gli agricoltori facenti parte del gruppo gli mostrarono le sementi che avrebbero alimentato la vita nelle nuove terre.
I bulbi di taro, tenuti asciutti, erano stati avvolti in foglie di pandano in attesa del momento in cui sarebbe stato possibile piantarli in un terreno umido e fangoso. I germogli di banano, sui quali i futuri viaggiatori contavano per ottenere un rapido raccolto, erano invece avvolti in foglie umide e mantenuti freschi. Le noci di cocco, sceltissime, colte precocemente apposta, venivano conservate asciutte per impedire che germogliassero. La canna da zucchero, cibo preferito di tutti gli isolani, era stata tagliata a pezzi e conservata in rotoli di foglie.
Dove sono i germogli dell'albero del pane?, domand Tamatoa,
e quattro uomini trascinarono sulle stuoie grossi involti ricoperti di foglie e di fango che contenevano la parte pi delicata del carico: i preziosi germogli. Il re chiam suo zio perch li benedicesse una seconda volta, e il gruppo preg in coro perch non si guastassero durante la traversata.
Poco dopo furono condotte nel palazzo due scrofe squittenti.
Sono state accoppiate?, domand il re.
Al nostro miglior riproduttore, risposero gli uomini spingendo innanzi una brutta bestiaccia che recalcitrava, seguita da due cagne pregne e da un cane, da due galline e da un gallo.
Avete cibo sufficiente per questi animali?. A questa domanda, furono mostrati al re sacchi di noce di cocco essiccata, di patate dolci schiacciate, di pesce secco. Mettetemi davanti le bestie e il loro mangime, ordin Tamatoa, e quando tutto fu deposto ai suoi piedi grid con voce terribile: Tutte queste cose sono tab! Sono tab! Sono tab!.
Scandendo solennemente ogni parola i presenti ripeterono: Tutte queste cose sono tab!. Quindi Tupuna benedisse il carico invocando su di esso il dono divino della fertilit e concluse a sua volta con la frase di rito: Tutte queste cose sono tab!.
Tale parola, un vero e proprio divieto arcano, significava che durante il viaggio un uomo, anche a costo di lasciar morire di fame la propria moglie, non poteva darle un solo boccone di quel cibo, n mangiarne egli stesso, perch in tal caso sarebbero morti anche coloro che fossero riusciti a raggiungere terra.
Teroro rec quindi le provviste da consumarsi durante la traversata: frutti dell'albero del pane essiccati parzialmente e avvolti in panni umidi perch potessero fermentare; farina ricavata cuocendo al forno e macinando il frutto di pandano, tutt'altro che saporito ma utile nei lunghi viaggi; patate dolci essiccate, molluschi, polpa di noce di cocco, una variet di sgombro, detto bonito, duro come pietra; oltre ottanta noci di cocco piene del loro fresco liquido dissetante e infine trentasei lunghe canne di bamb impermeabili, colme di acqua dolce. Quando le provviste furono tutte riunite, si vide chiaramente che il carico era lungi dall'essere abbondante.
Ci baster?, domand Tamatoa con apprensione.
Sono settimane che i componenti la spedizione si abituano a patire la fame, rispose Teroro. Praticamente possono campare d'aria.
Si sono assuefatti a bere poco?.
Appena una tazza il giorno.
I tuoi pescatori si sono addestrati in modo da pescare durante la traversata quanto pi pesce possibile?.
Hanno invocato la benedizione di Ta'aroa. Troveremo sicuramente molto pesce.
Allora benediciamo questo cibo, dichiar Tamatoa. Tupuna attacc la lunga salmodia con la quale si dedicavano agli di quei pochi viveri: si augurava di cuore che gli eccelsi avrebbero consentito a lui e ai compagni di mangiarne, durante la ricerca di una nuova patria, promettendo copiosi sacrifici di suini nel caso che l'avessero trovata.
Adesso andiamo a dare un'occhiata anche alla canoa, ordin il re, e assieme ai sudditi, sotto la tempesta pass in rassegna Aspetta il vento dell'ovest pezzo per pezzo. I due scafi erano stati costruiti incastrando insieme tre sezioni separate, lunghe ciascuna sette metri circa: la canoa perci aveva dovuto essere legata alle varie giunture; e qui si rivelava la perizia degli abitanti di Bora Bora nell'impiego del sennit: l'immensa imbarcazione, infatti, risultava rigida come se fosse stata ricavata da un unico tronco. Il re si preoccupava appunto di quelle giunture. Facevano acqua, naturalmente, e senza un contnuo aggottare la canoa sarebbe affondata, tuttavia le falle non erano tali da destare preoccupazione. Anche il fasciame che formava le fiancate dei due scafi era legato insieme pressoch a perfetta tenuta d'acqua. Le due met della canoa erano unite a una distanza di circa un metro e mezzo da undici robuste travi, anch'esse legate col meraviglioso sennit, che reggevano la lunga e solida piattaforma sulla quale avrebbero viaggiato i passeggeri e gli di. Nello stretto spazio fra l'estremit della piattaforma e la parte esterna dello scafo si trovavano i piccoli sedili mobili dei vogatori.
La canoa  in condizioni perfette, assicur Teroro al fratello, e la folla attese in silenzio mentre i due, assieme allo zio, riflettevano.
Infine Tamatoa dichiar: Se gli auspici saranno favorevoli partiremo domani all'imbrunire. Al sorgere delle stelle dovremo essere gi in mare.
Non appena gli altri se ne furono andati, Tamatoa torn con Tupuna al palazzo e sedendo sconsolatamente sulle stuoie domand: Che cosa abbiamo trascurato?.
A me sembrava che non mancasse nulla, rispose il vecchio.
Abbiamo dimenticato qualcosa d'importante, Tupuna?.
Certo nulla che salti agli occhi.
Che intendi dire?, proruppe il re pi che mai perplesso. Io ho fatto l'impossibile per sistemare ogni cosa. Dov' l'errore?.
Pacatamente lo zio rispose: Ho notato che al termine dell'ispezione del carico ognuno ha legato i propri fagotti un po' pi strettamente. Inoltre sulla canoa i nodi di sennit sono stati stretti di pi. Forse gli di volevano proprio questo: lo sforzo finale che assicura la vittoria.
Credi che sia cos?, domand Tamatoa ansiosamente.
 stata una lunga giornata, osserv Tupuna in tono evasivo. Stanotte cerchiamo di sognare ancora, e se i presagi saranno augurali il significato non potr essere stato che questo.
Cos, durante la quarta notte di tempesta gli uomini che sarebbero partiti si riunirono nel tempio, secondo un'antichissima usanza, per impregnarsi di un ultimo flusso di mana e attendere nel sonno i presagi che avrebbero dischiuso loro il futuro. Ancora una volta Teroro sogn la canoa, ancora una volta Marama si proclam Tane, e Tehani Ta'aroa, e poco prima ch'egli si destasse le due donne si trasformarono ognuna in un albero di nave: l'auspicio non poteva che essere propizio. Teroro ne fu talmente felice che, sfidando un gravissimo tab, sgattaiol silenzioso fuor del tempio per andarsi a coricare accanto a Marama e giacere con lei per l'ultima volta, giurandole ripetutamente che solo il volere regale gli impediva di portarla con s, tanto che in quelle ultime buie ore tempestose la donna, pur cos forte, non seppe trattenere le lacrime. Teroro allora, nel tentativo di consolarla, tolse dalla bisaccia la corda di sennit che aveva raccolta presso il tempio di Havaiki, e conducendo fuori Marama nella bufera sollev una grossa pietra e con cura vi pos sotto il sennit dicendole: Quando sar trascorso un anno dalla mia partenza, alza questa pietra e saprai se sar sopravvissuto. Se infatti il sennit fosse rimasto pulito e diritto, ci avrebbe indicato l'esito felice del viaggio.
Re Tamatoa si dest dal proprio sogno battendo i pugni dalla gioia perch, per quanto la cosa possa sembrare incredibile, aveva veduto i Sette Piccoli Occhi sospesi su Bora Bora e in atto di allontanarsi insieme con la canoa. Oh, Tane, sia tu benedetto!, esclam con fervore estatico. Per il resto della notte non gli fu pi possibile riaddormentarsi, e immobile sulla soglia del tempio rimase a contemplare la tempesta, incurante della pioggia, ritrovando alla fine la pace dopo tanto travaglio. La canoa  carica come si conviene. Gli uomini sono valorosi. Mio fratello conosce il maxe, e mio zio gli antichi canti. Oggi partiremo.
Il sogno per che decise definitivamente del viaggio visit il vecchio Tupuna. Questi vide apparire un arcobaleno proprio sulla rotta della canoa: non avrebbe potuto esservi presagio pi funesto. Tuttavia quasi subito Tane e Ta'aroa sollevarono l'arcobaleno e
lo posarono a poppa dell'imbarcazione, dove rimase a illuminare le acque. Questa seconda parte del sogno rendeva il presagio cos augurale (il male si tramutava in bene per intervento divino) che
il vecchio non si dest neppure per riflettervi. Il mattino disse al re con l'animo colmo di gioia: Stanotte ho fatto un sogno meraviglioso. Non ricordo pi come fosse, ma stasera salperemo senz'altro.
Si diresse all'altare e ne tolse gli ultimi oggetti preziosi indispensabili per il viaggio: una pietra nera e bianca tempestata di pagliuzze gialle, rotonda, grossa quanto un pugno, cio Tane; e una allungata, sottile, verdognola, cio Ta'aroa, il dio degli oceani dal cui favore d'ora in poi avrebbero dovuto dipendere le sorti del viaggio. Avvolse le due pietre in un pannolino intessuto di piume gialle e con esso si rec alla canoa. Entro un piccolo tabernacolo di paglia eretto sulla piattaforma pos Tane col viso rivolto verso l'albero di destra e Ta'aroa verso quello di sinistra. Adesso
finalmente si poteva caricare Aspetta il vento dell'ovest.
Dietro il tabernacolo la piattaforma offriva un poco di spazio aperto che sarebbe stato occupato da Tupuna per tutta la durata del viaggio perch potesse accudire alle divinit. Alle sue spalle si stendeva lo spazio destinato al riposo dei membri dell'equipaggio, e dietro di questo era stata costruita una comoda capanna di paglia per le dodici donne prescelte per il viaggio. Isolata da costoro sedeva Natabu, la moglie di Tamatoa, silenziosa e sacra, con a fianco Teura dagli occhi cisposi, sposa di Tupuna e veggente del viaggio: il compito di quest'ultima era l'interpretazione dei presagi.
In fondo, solo, sedeva Tamatoa accanto a una porticina che conduceva a poppa, dalla quale gli sarebbe stato possibile osservare le stelle e sorvegliare il timoniere. Il comando della canoa era affidato a Teroro, sistematosi all'estrema prua con Tehani al fianco, sebbene le decisioni pi importanti spettassero soltanto al re.
A mano a mano che la giornata tempestosa s'inoltrava, pareva inconcepibile che uomini di buonsenso potessero osare di avventurarsi fuori della scogliera; ma tutti sull'isola sapevano che una canoa poteva partire con notevoli probabilit di successo solo sfruttando un vento di tempesta, perci pi i venti divenivano gagliardi, pi aumentava la fiducia dei futuri viaggiatori. Questi trascorsero la giornata parte in preghiera, parte caricando l'imbarcazione. Gli schiavi, gli animali e i fardelli pi pesanti furono sistemati nello scafo sinistro, al cui comando sarebbe stato Mato. Nello scafo di destra, affidato a Pa, furono posti i viveri, le piante e le stuoie di riserva. All'estrema poppa di esso avrebbe preso posto Hiro, il timoniere.
Nel pomeriggio inoltrato l'equipaggio disse addio alle spose che stava per abbandonare per sempre e ai figli. Teroro si rec a salutare per l'ultima volta Marama nella capanna dov'erano stati tanto felici insieme. La trov avvolta in tapa finissima, coi capelli inghirlandati di fiori.
Conduci in salvo la canoa, Teroro, gli raccomand con voce sommessa. Io pregher per te.
Tu sarai sempre nel mio cuore, le assicur Teroro.
No, obiett Marama scotendo il capo. Mi dovrai dimenticare. Non sarebbe giusto nei riguardi di Tehani.
Tu sei la mia saggezza, Marama, mormor Teroro con voce dolente. Lo devo a te se vedo chiaro nelle cose. Mi sei tanto necessaria....
Clmati, Teroro, lo esort Marama, e mentre sedevano per l'ultima volta insieme sulle stuoie cerc di dirgli tutto ci che sino a quel momento non aveva ancora avuto il tempo o l'occasione di raccomandargli. Condividi sempre il parere di Mato: a volte pu sembrare stupido perch oriundo della parte settentrionale dell'isola, ma fidati di lui. Se devi venire alle mani, conta su Pa: mi piace. Tu preferisci Hiro:  simpatico; ma ci si pu fidare di lui in caso di emergenza? Da' retta a tuo zio Tupuna. I suoi denti sono ingialliti dalla saggezza. E soprattutto, Teroro, non avventurarti mai pi in una spedizione per il semplice gusto di vendicarti.
Avresti preferito che partissimo coperti di vergogna?, obiett Teroro.
Be', ammise Marama, in fondo Havaiki se lo meritava. Trattenne il fiato prima di riprendere: Sarebbe stato insopportabile avere per re un uomo di Havaiki. Subito per si affrett a soggiungere: Ma non fare mai pi una cosa simile.
Per l'ultima volta parl cos col proprio uomo, e quando furono costretti a separarsi riflett: "Quante cose dovrei ancora suggerirgli!... Allorch Teroro s'avvi verso la porta Marama si prostern sulle stuoie, e mentre gli baciava le caviglie nell'estremo saluto lo ud mormorare con voce rotta: Marama, quando salperemo non venire sulla spiaggia, te ne prego. Non potrei sopportarlo!. A quelle parole Marama si alz di scatto gridando con voce possente: Io dovrei starmene rinchiusa in casa mentre la canoa se ne va? Quella  la "mia canoa! Sono io lo spirito delle vele e la forza dei vogatori. Io ti porter in salvo a terra, Teroro, perch "io sono la canoa.
Quando gli uomini salirono su Aspetta il vento dell'ovest, Marama dai bellissimi capelli agitati dalla tempesta li benedisse, e raccomand alla giovane Tehani: Abbi cura di nostro marito. Colmalo d'amore. All'ultimo minuto fu costretta a trarsi in disparte da un arrivo inatteso: il sommo sacerdote si dirigeva all'approdo seguito da un imponente stuolo di accoliti. Avvicinatosi alla canoa grid con voce possente: Il grande Oro vi augura un viaggio felice!.
Poi, afferratosi al bompresso, si iss a bordo. Inginocchiandosi davanti al tabernacolo, ne dischiuse la porticina di paglia e adagi nell'interno un'immagine benedetta di Oro, fabbricata da lui stesso con sacro sennit intrecciato e tutta coperta di piume. Con accento sempre pi ispirato url nella tempesta: Grande Oro, benedici questa canoa!. Mentre il sacerdote ridiscendeva a terra, Teroro not che un sorriso di sollievo illuminava il volto di Tehani. Bench fosse stata pronta ad avventurarsi sui mari in compagnia di
di ignoti, adesso che Oro li accompagnava era sicura che il viaggio avrebbe avuto esito felice.
Cos la duplice canoa, carica sino a scricchiolare di uomini, di di amici e nemici, di maiali, di speranze, di timori, salp verso l'ignoto. A prua stava Teroro, erroneamente detto il saggio, che per in quel momento ebbe la saggezza di non volgersi a guardare la riva: non solo ci sarebbe stato un cattivo auspicio, ma vi avrebbe scorto Marama, e a quella vista non avrebbe potuto reggere.
Quando Aspetta il vento dell'ovest ebbe raggiunto la scogliera nell'ultimo tratto di acque tranquille, tutti sulla canoa provarono un indicibile terrore, perch al di l della barriera corallina s'udiva rumoreggiare la furiosa tempesta fra un avventarsi d'onde e un cozzar di marosi. Suo malgrado, Mato mormor: Grande Tane! Che onde!. Ma subito dopo, con forza prodigiosa, impresse alla vogata un rapido ritmo che, secondato dai compagni, li condusse direttamente nel cuore della tempesta. La canoa si sollev sulle creste irose del mare, vacill per un attimo tra un fischiare impazzito di sartie, precipitandosi infine di schianto nel cavo dei marosi. Tutti furono investiti da violentissimi spruzzi di schiuma, e parve che le due parti dell'imbarcazione fossero sul punto di staccarsi. Atterriti, i maiali squittivano, i cani latravano; nella capanna di paglia invasa dall'acqua le donne pensavano: "Questa  la fine.
Poco dopo per la robusta canoa, ritrovato l'equilibrio, prese a filare sicura sull'oceano sconvolto, lontano da Bora Bora dai remi imbottiti, lontano dalla quieta laguna, lungo la grande strada d'acqua che portava verso l'ignoto.


Capitolo 5.

Tra questo infuriare di elementi re Tamatoa condusse il proprio popolo nell'esilio. Non partirono in trionfo, a bandiere spiegate; fuggirono di notte, in silenzio, senza rullar di tamburi. Non se ne andarono colmi di ricchezze e di trofei, bens banditi crudelmente dalla loro isola, con viveri appena sufficienti. Se fossero stati pi astuti, pi capaci d'intendere la vera natura degli di, non sarebbero caduti in preda a una divinit selvaggia e crudele; ma poich erano pi cocciuti che saggi, i falsi di li scacciarono.
Le et future avrebbero dipinto questi uomini come
onniveggenti, eroici, come impavidi pionieri alla ricerca di nuove terre; ma si sa che i miti non corrispondono alla realt: nessun uomo infatti lascia la patria in cerca di lidi lontani se non  in un certo senso un fallito. Ad ogni modo  sempre possibile rifarsi un'esistenza altrove, pi solida e sicura, dopo che si  subita un'amara sconftta proprio nei luoghi che ci sono pi cari e dai quali la sorte ci ha spietatamente respinti.
Tuttavia una dote distingueva quella gente fuggiasca, alla merc delle furie della natura: il coraggio. Se fosse stata codarda, nonostante l'umiliazione patita, sarebbe rimasta su Bora Bora.  vero che se ne andarono all'imbrunire, ma ogni uomo recava con s, come il bene pi prezioso, il proprio dio del coraggio. Per Teroro era il possente albatro che si spinge con l'instancabile ala sino ai pi lontani mari; per re Tamatoa era il vento che gli parlava nelle tempeste; per Tupuna lo spirito lagunare dispensatore di pesce, e per sua moglie, la vecchia, cisposa Teura, custode degli auspici, era un dio cos potente che non osava menzionarne il nome; ma la rasserenava la certezza di averlo sempre accanto sull'oceano, quel dio grande, infinitamente dolce e invincibile, che simboleggiava il suo coraggio.
Quand'ebbero raggiunto, velocissimi, una punta al largo della costa settentrionale di Havaiki, Teroro si avvicin a Mato quasi carponi per dirgli: Ho deciso d'informare il re del nostro stato d'animo. Promettimi che mi darai tutto il tuo appoggio.
Te lo prometto, gli assicur Mato.
Anche a rischio di morire?.
Anche in questo caso.
Teroro si port quindi a poppa per comunicare al fratello un desiderio che lasci il re stupefatto: Non posso navigare con Oro a bordo. Dobbiamo buttarlo in mare.
Cosa? Un dio?.
Non posso navigare con lui, ti ripeto.
Tamatoa convoc immediatamente il vecchio Tupuna, che non senza difficolt and a raggiungere i due fratelli. Teroro vuol buttare in mare Oro, gli spieg Tamatoa.
Quel proposito stup il vecchio pi ancora di quanto avesse stupito il re: giammai s'era udito alcunch di simile, li ammon con voce possente. Ma Teroro fu inflessibile: Abbiamo troppo sofferto per colpa sua. I miei uomini non se la sentono di navigare con un peso simile a bordo.
Se fossimo a terra..., ammise Tupuna.
No!, dichiar il re con voce ferma.  impossibile.
A questo punto il testardo Teroro chiam a gran voce Mato, e quando costui apparve, Tamatoa, grave in volto, gli annunci: Teroro vuol buttare il dio Oro nell'oceano.
Bisogna impedirglielo!, intervenne Tupuna.
Lasciate parlare Mato!, interloqu Teroro.
Teroro ha ragione, dichiar calmo l'aitante guerriero. Quel rosso dio ci ha procurato soltanto il pi profondo terrore.
Ma  un dio!, obiett Tupuna.
Non dobbiamo portarci un veleno simile in una nuova terra, insistette Mato.
Tupuna li ammon: Se farete questo, i venti squarceranno la canoa, l'oceano si aprir per inghiottirci, le alghe marine cresceranno tra i nostri capelli.
Mato gli url di rimando: Preferisco morire piuttosto che vedere Oro insediato in una nuova terra.
Ad un tratto Teroro, avvicinandosi a Tupuna, grid: Tu dici che Oro ci punir? Ebbene, io dico questo a Oro. E arrovesciato il capo all'indietro tuon nel vento: Oro, per il tuo sacro maiale, per la lunghezza del tuo germoglio di banano, per i cadaveri di tutti gli uomini che ti sono stati sacrificati, io ti ripudio, ti condanno, ti dichiaro un nulla, ti maledico, t'insulto, ti copro la faccia di escrementi. Adesso colpiscimi. Se  vero che sei capace di dominare la tempesta, alza le tue mani lorde di sangue e abbattimi.
Ristette immobile, mentre gli altri lo fissavano inorriditi, in attesa. Poich non accadde nulla, Teroro si prostr, sussurrando, ma abbastanza forte perch i compagni potessero udirlo: Se per sei tu, mite Tane, a guidare la canoa, e tu, possente Ta'aroa, a dominare questa tempesta, perdonatemi per ci che ho detto test. Perdonatemi soprattutto per ci che sto per fare, ma non me la sento di proseguire con Oro a bordo.
Si alz come un sonnambulo, s'inchin profondamente al fratello, si genuflesse dinnanzi al sacerdote. Perdonatemi, mormor con voce rotta. Se tra poco saremo spazzati in mare, perdonatemi.
Incespicando avanz verso prua, nell'infuriare della bufera; tuttavia, quando fu davanti al tabernacolo non ebbe la forza di aprire l'usciolo fradicio di pioggia. L'ancestrale timore dell'ultraterreno e l'educazione sacerdotale impartitagli allorch avevano sperato di fare di lui un servitore della divinit, lo rendevano incapace di attuare il suo proposito. Tornato a poppa confess:
Non posso agire senza la tua approvazione, fratello! Tu sei il mio re.
Saremo perduti se distruggeremo un dio!, grid Tamatoa.
Teroro si lasci cadere sulla piattaforma e, abbracciate le ginocchia del fratello, implor: Ordinami di distruggere quel simbolo infausto.
Non farlo, Tamatoa!, url Tupuna.
In quell'attimo d'indecisione, mentre il destino della canoa si giocava sul punto sconvolto dall'uragano, il rozzo Mato grid con tutta la forza di cui era capace: Re Tamatoa, se porteremo Oro con noi, quando sbarcheremo ucciderai altri uomini per dimostrargli la tua gratitudine, nel dubbio che sia stato lui a condurci in salvo. E una volta che avrai incominciato continuerai a uccidere. Tu, Tupuna, veneri gli di, ma dobbiamo salvarti dalla tentazione di finire col venerare anche questo!.
Cos dicendo si precipit verso il tabernacolo, ne trasse l'immagine di sennit e di piume del dio vendicatore, e sollevatala grid: Torna ad Havaiki! Non ti vogliamo con noi. Hai divorato i nostri uomini, ci hai scacciati dalla terra dei nostri padri. Vattene!. Con un ampio gesto Mato scagli lontano il dio.
Il vento tuttavia afferr quella leggera immagine di piume, e per un attimo che parve interminabile il dio rimase sospeso a mezz'aria, quasi seguisse la canoa.
Aue!, gemette il sacerdote. Aue! Guardate, Oro ci segue!.
Davanti al prodigio re Tamatoa si prostern in preghiera, ma Teroro, scotendosi finalmente di dosso la propria indecisione, afferrata una lancia, la scagli contro il dio. L'impugnatura dell'arma riusc a sfiorare le piume, cosicch l'immagine, perduto il proprio equilibrio instabile nel vento, piomb nelle onde. Calmissimo, Teroro si volse al re prostrato, dicendo: Ho ucciso il dio. Puoi fare di me quel che vuoi.
Riprendi il tuo posto, mormor Tamatoa, ancora intontito dal terrore.
Nel tornare a prua, a Teroro parve che la canoa, alleviata da quel peso di paura e di morte, s'inoltrasse nella tempesta con rinnovato slancio; gli stragli cantavano adesso una canzone pi dolce, e il giovane capo intu dal sorriso dei compagni che anch'essi si sentivano finalmente rinfrancati. Quando poi, nel passare davanti al tabernacolo, ramment l'attimo di smarrimento di cui era stato vittima e vide Mato che pagaiava di lena per mantenere la canoa diritta nell'infuriare della tempesta, prov un istintivo desiderio di stringerlo a s in un abbraccio fraterno; ma Mato aveva libere soltanto le spalle, e nessuno avrebbe mai osato toccare le spalle di un uomo, essendo queste riservate al suo dio personale affinch vi si potesse issare sopra a infondergli coraggio.
Teroro si accontent dunque di sussurrare nell'uragano: Sei stato tu il valoroso, Mato, al che il nerboruto vogatore rispose semplicemente: La canoa adesso  pi leggera.
Al proprio posto Teroro trov Tehani che piangeva
dirottamente. Le s'inginocchi accanto, tentando di confortarla: Perdonami, Tehani. Ho ucciso tuo padre, e adesso anche il tuo dio. Prendendole le mani, promise solennemente: Non ti offender mai pi. La donna alz verso di lui gli occhi bellissimi, gonfi di lacrime, sforzandosi di rispondere, ma era talmente sconvolta che nessun suono le usc dalle labbra. Da allora per Teroro fu di parola: la tratt sempre con particolare dolcezza.
Mentre i capi della spedizione erano cos agitati, Tane e Ta'a- roa s'accordarono per offrir loro un auspicio destinato a cancellare dal cuore di ognuno persino il ricordo di quant'era accaduto test. La pioggia scrosci con violenza per circa un quarto d'ora, accompagnata da venti impetuosi che sospinsero innanzi nelle tenebre le nubi impazzite sinch uno squarcio di queste rivel per un istante le luminose stelle del firmamento.
Si comprese quanto fosse stato saggio Tupuna a suggerir di partire la sera del primo giorno del nuovo mese allorch, poco dopo, davanti agli sguardi incantati dei navigatori spuntarono scintillanti nel cielo orientale, non offuscati dal chiarore lunare, i Sette Piccoli Occhi. Era la loro prima apparizione dell'anno, il loro rassicurante ritorno a garantire che l'universo sarebbe continuato a esistere per almeno altri dodici mesi. Con quale inesprimibile gioia i viaggiatori li salutarono! Dalla capanna le donne uscirono a empirsi il cuore di consolazione; i membri dell'equipaggio che dovevano mantenere faticosamente la canoa a favor di vento trovarono nuovo vigore nei muscoli gi tanto provati, e, ci che pi contava, Teroro fu finalmente sicuro d'essere sulla rotta giusta.
Poi, dopo aver operato il miracolo e rasserenato cos gli animi, Tane lasci ricadere sui cieli la greve coltre di nubi, e la tempesta riprese a infuriare. Ma il ruggito del vento suonava come un dolce canto agli orecchi dei naviganti, e l'accavallarsi disordinato delle onde che li trascinavano verso l'ignoto procurava loro una grande consolazione. Sulla canoa, insignificante fascio d'assi legate insieme da poche braccia di sennit e dalla volont inflessibile di uno sparuto gruppo di uomini, tutti i cuori si sentirono finalmente in pace. Poco dopo il vecchio Tupuna, trascinandosi carponi al proprio posto di osservazione, pot annunciare soddisfatto a Teroro: Il re  contento. Il presagio dimostra che Oro  stato raccolto da Ta'aroa e trasportato sano e salvo ad Havaiki. Tutto va per il meglio. E la canoa seguit la propria corsa, tra un lieto scricchiolare di fasciame e di sartie.
Il momento pi critico della giornata era sempre la mezz'ora che precede l'alba, poich se il navigatore non riusciva a cogliere la luce di una stella nota che lo aiutasse a correggere la rotta, doveva orientarsi per l'intera giornata col solo ausilio malsicuro del sole; infatti, bench astronomi provetti come Teroro e Tupuna fossero in grado di interpretare ogni movimento dell'astro diurno per dedurne la direzione esatta da seguire, non potevano servirsene per determinare la latitudine. Per questa dovevano affidarsi esclusivamente alle stelle, sapendo per esperienza quali culminassero sulle varie isole. Perci il dover trascorrere gli ultimi attimi della notte senza scorgere alcuna costellazione costituiva non soltanto un presagio infausto per l'avvenire, ma anche una prova di difficolt immediate che, se si fossero protratte per vari giorni, sarebbero potute sfociare in una catastrofe.
Per esempio, dopo la fuggevole apparizione dei Sette Piccoli Occhi, Teroro e Tupuna avevano atteso ansiosamente che spuntassero le Tre-in-fila, la costellazione che astronomi di altre lontane regioni del globo avevano gi battezzata Cintura di Orione. Infatti, secondo le leggi della navigazione, quelle stelle, allo zenit, pendevano su Nuku Hiva. Ma poich le Tre-in-fla non s'erano mostrate durante il turno di notte, Teroro non aveva potuto determinare a quale latitudine si trovasse la canoa. Ora quelle importantissime stelle tramontavano senza essersi fatte scorgere, e il navigatore ne era assai preoccupato.
Tuttavia aveva gi notato in precedenti viaggi un fenomeno caratteristico: negli ultimi minuti di tenebra mattutina una stella, risoluta ad aiutare i marinai a qualunque costo, occhieggiava improvvisamente di tra le nubi, e Teroro sperava ancora che questo accadesse.
Le Tre-in-fila appariranno laggi, annunci Tupuna in tono fiducioso. Teroro tuttavia temeva che il forte vento notturno avesse trascinato la canoa molto pi a nord di quanto ritenesse suo zio.
Pu darsi che siano pi vicine a quella nuvola, arrischi.
Il dubbio era destinato a rimaner tale, perch le nubi seguitarono ad avanzare da occidente, movendo incontro al sole che sorgeva. L'alba quel giorno non si annunciava n ispiratrice n rasserenatrice; il sole, nascosto da una fittissima coltre di nubi, illuminava pigramente l'oceano d'un pallido chiarore grigiastro, impedendo in tal modo ai viaggiatori di capire dove si trovassero.
Teroro e Tupuna, dopo aver fatto quel che potevano, si addormentarono di schianto nell'alba tempestosa. Proprio in quel momento la vecchia Teura dagli occhi cisposi dimostr di meritare di prender parte al viaggio. Uscita dalla capanna si lav con acqua di mare la faccia rugosa, si stropicci gli occhi affaticati, e dopo aver arrovesciato il capo all'indietro incominci a studiare i presagi. In circa due terzi di secolo trascorsi a tu per tu con gli di, era riuscita a carpir loro molti sottili artifizi. Si mise dunque a osservare in qual modo Ta'aroa agitasse le onde, come si sollevasse la spuma, come ricadessero le creste dei marosi. Esamin anche il colore del mare e la forma delle onde.
A met mattina scorse un uccello ferraiolo, forse proveniente dalla stessa Bora Bora, che si dirigeva verso il largo, e dal modo in cui volava fu in grado di valutare quale calcolo avesse fatto l'animale circa la durata della tempesta, calcolo che le conferm
il proprio. Un pezzetto di corteccia, trascinato in alto mare chiss quanti giorni prima da Havaiki, suscit pi d'ogni altra cosa il suo interesse perch le dimostr la direzione delle onde.
Tuttavia gli occhi lacrimosi della veggente si fissarono soprattutto sul sole: bench fosse nascosto dalle nubi, il suo sguardo esercitato riusciva a distinguerne il movimento. I maniaci delle stelle come Tupuna e Teroro non fanno gran caso del sole, sbuff; poi, quand'ebbe confrontato le proprie osservazioni sul suo corso con le deduzioni tratte dai presagi di cui s' detto prima, concluse: Quei due non sanno dove ci troviamo! Ci siamo portati troppo a nord rispetto alla nostra rotta!.
Nondimeno Teura apprezzava pi d'ogni altra cosa quei messaggi inattesi degli di che tanto valore hanno per chi li sa interpretare. Per esempio, un albatro di piccole dimensioni e di scarso valore commestibile pass volando rasente la canoa, e Teura not con soddisfazione che si teneva sulla sinistra, sul lato cio di Ta'aroa; infatti, dal momento che l'albatro era una creatura di quel dio, ci rappresentava gi un buon auspicio. Quando per l'uccello, dopo aver volato intorno all'imbarcazione, sempre sul lato sinistro, si pos infine sull'albero di Ta'aroa, il fenomeno fu considerato dalla vecchia come un chiaro messaggio del dio degli oceani. A questo punto Teura, fissando il mare, inton:
Ta'aroa, dio del gran profondo,
Ta'aroa dalle onde possenti, dagli abissi che conducono nelle tenebre, noi poniamo la nostra canoa nelle tue mani, nelle tue mani poniamo le nostre vite.
Soddisfatta, la vecchia riesamin i numerosi auspici raccolti e li trov tutti fausti. Gli uomini della canoa potevano essersi smarriti, le stelle seguitare a restar nascoste, la tempesta a infuriare, ma Ta'aroa era con loro, e tutto andava per il meglio.
Nel tardo pomeriggio Tupuna e Teroro, prima di tornare ai rispettivi posti, si recarono a poppa per chiedere a Teura quale fosse la loro posizione, e questa li inform che stavano viaggiando molto pi a nord di quanto lo stesso Teroro sospettasse.
Eppure, obiettarono i due uomini, noi conosciamo la rotta di Nuku Hiva, e le leggi della navigazione dicono che non  ancora il momento di virare.
Puntate verso la fossa dalla quale salgono le Tre-in-fila, se volete approdare a Nuku Hiva, li ammon la vecchia in tono imperioso.
Aspetta che escano le stelle e t'accorgerai che siamo in rotta, ribatt Teroro con un risolino beffardo.
Teura non stette a discutere. Per lei qualsiasi problema si poneva con una semplicit elementare: gli di parlavano o tacevano, e se parlavano era inutile cercar di spiegare a un altro in qual modo fosse stato consegnato il loro messaggio. Siamo troppo a nord, sbott. Virate.
Ma come facciamo a saperlo?, protest Teroro.
Lo hanno detto gli di, borbott Teura, andandosene quindi a dormire.
Rimasti soli, i due uomini confrontarono i vari auspici, ma il solo che ispirasse una certa fiducia era l'apparizione dell'albatro.
Non potrebbe esservene uno migliore, mormor Tupuna.
Se  vero che Ta'aroa  con noi, dobbiamo essere per forza sulla rotta giusta, concluse Teroro.
Teura cacci fuori la testa dalla capanna e comment: Ta'aroa accompagna una canoa soltanto finch i suoi uomini si mantengono in rotta. Virate.
Quella notte non fu possibile dimostrare se Teura avesse ragione
o torto, perch nessuna stella si fece vedere. Teroro fu costretto a governare filando sempre col favore del vento, con solo un pezzettino di vela alzato, nella speranza che la bufera avesse una direzione costante e non soffiasse in cerchio.
Durante la terza notte senza stelle, Teroro giunse a una grande decisione. Dopo essersi consultato con Tupuna, concluse: Dobbiamo ritenere che la tempesta soffi nella direzione giusta.
La presenza dell'albatro ne  la prova migliore, dichiar Tupuna.
Perci penso che convenga trarne il miglior partito possibile.
Hai intenzione di alzare le vele sino alla penna?.
S. Se sono gli di a sospingerci, dovremmo progredire velocissimi.
Allorch si presentarono con questa proposta al re, questi non nascose la propria ansiet circa l'assenza delle stelle e li inform che il calcolo della posizione fatto dal turno di notte non corrispondeva a quello della vecchia Teura; nondimeno apprezz il buonsenso della proposta del fratello. L'albatro mi d molta fiducia, soggiunse quindi Tamatoa. Teura m'ha confidato un particolare: quando l'uccello  tornato per la seconda volta, appollaiandosi sull'albero di Ta'aroa, s' posato allargando la zampa sinistra.
Gli astronomi emisero un fischio di soddisfazione, poich questo era un auspicio estremamente propizio.
Devo concludere, argoment il re, che  stato Ta'aroa, per motivi a noi misteriosi, a mandarci questa eccezionale tempesta. Sono d'accordo con Teroro. Alzate le vele.
Teroro mand dunque Mato e Pa sull'alberatura, e nella tenebra pi assoluta i due giovani capi assicurarono le robuste vele di fibra vegetale, poi, lanciando grida di giubilo, si lasciarono scivolare gi lungo le sartie e manovrarono le vele finch queste colsero il vento, e la canoa, balzando in avanti, prese a sfrecciare con la velocit d'una saetta. Per tutto il resto della notte la canoa corse come impazzita lungo una rotta che nessuno aveva mai battuto, poich re Tamatoa aveva capito che in qualsiasi viaggio veniva sempre un momento in cui un uomo e la sua canoa dovevano contare esclusivamente sugli di e tirar via diritto, paghi che le vele fossero bene orientate e la direzione quanto pi esatta possibile.
Allo spuntar del giorno gli uomini andarono a coricarsi, rsi dall'incertezza, mentre la vecchia Teura usciva a studiare gli auspici. Vide roteare nel cielo una procellaria dal bianco ventre, ma si trattava di un segno privo di qualsiasi importanza. A prua i pescatori presero qualche bonito: poteva accrescere la riserva di viveri, per non rivelava nulla circa la posizione della nave.
A mezzogiorno, quando Teura si rec a informare il re che le cose procedevano bene, questi le domand diplomaticamente: Hai notato qualche auspicio che ci possa illuminare sulla nostra posizione?.
No, fu la risposta.
Com' l'oceano?.
Non v' nulla che indichi la vicinanza della terra, e la tempesta infurier per altri cinque giorni. In questa succinta relazione si sommavano duemila anni di esperienza tramandata per generazioni.
L'albatro  tornato?, domand il re, ansioso.
No, non ho notato alcun auspicio, rispose Teura seccamente.
Erano trascorsi ormai sette giorni da quando la tempesta s'era levata, la sera della vendetta di Bora Bora contro Havaiki, e tre giorni da quando la canoa aveva preso il mare, ma, confermando le predizioni di Teura, e fra lo stupore di tutti, la bufera continuava a imperversare. Allorch mont di guardia il turno di notte, si tenne una consultazione durante la quale Teura e il re si chiesero se non convenisse calare le vele, dato che nemmeno quella notte le stelle si sarebbero mostrate. Ma Teroro dichiar: Sono convinto che ci troviamo sulla rotta giusta, e dal momento che non v'era nessuno pi esperto di lui per contraddirlo, Tamatoa domand ; Ritieni opportuno tenere le vele alzate anche stanotte?.
Si capisce, fu la risposta.
Per tutta quella notte senza stelle Teroro lasci che il vento gonfiasse le vele e spingesse la canoa nella tempesta, ostinandosi a seguire il consiglio implicito nel nome dell'imbarcazione. Pi di un secolo addietro un saggio aveva battezzato Aspetta il vento dell'ovest l'antenata dell'antenata della canoa attuale, avendo notato che allorquando gli abitanti di Bora Bora prendevano il largo sospinti da un uragano di ponente, raggiungevano sempre la meta che si erano prefissa, e Teroro, finch le stelle non si fossero rivelate per dimostrare il contrario, preferiva attenersi a quell'antica saggezza.
Fu per alquanto scosso in questo suo convincimento quando, la quinta notte di viaggio, Tupuna, portatosi strisciando a prua, gli sussurr: Non ho mai visto una simile tempesta di ponente: dura ormai da nove notti. Il vento deve aver sicuramente girato.
Segu una lunga pausa nelle tenebre, durante la quale Teroro si chin a contemplare il corpo snello di sua moglie, rannicchiata contro l'albero. Si chiese che cosa ella avrebbe risposto a questo interrogativo, ma Tehani non era Marama; non aveva idee. Non potendo quindi contare sulla saggezza di nessuno per risolvere quel dubbio, prov una certa irritazione allorch Tupuna insistette: Riesci a ricordare un vento costante di tanta durata?.
No, replic brusco Teroro.
Al che i due uomini, non avendo pi nulla da dirsi, si separarono.
Verso l'alba del quinto giorno, quando apparve chiaro che le stelle non si sarebbero vedute neppure per quella giornata, Tupuna si spavent. Dobbiamo calare le vele. Abbiamo smarrito la rotta!, seguitava a ripetere.
Pretese a tutti i costi una consultazione col re e con Teura, i quali gli diedero ragione, cosicch furono in tre contro Teroro. La canoa s'era evidentemente smarrita, e proseguire alla cieca, senza una conferma da parte degli astri, sarebbe stata follia; ma Teroro non volle piegarsi.
S,  vero, abbiamo smarrito la rotta, ammise. Ma Ta'aroa non ci ha forse mandato nella bufera la sua creatura prediletta?.
S, dovettero convenire gli altri.
Questa non  una tempesta qualsiasi, seguit Teroro.  un uragano di violenza inaudita fatto scatenare apposta per la canoa di Bora Bora. Qual  stato il nome della nostra canoa sin dai tempi pi remoti?.
Intanto per siamo perduti!, protest il re.
Perduti lo siamo stati dal momento in cui siamo scesi in mare.
Non  vero!, grid Tamatoa. Noi sapevamo benissimo dove volevamo andare! Eravamo diretti a Nuku Hiva per rifornirci di acqua potabile e di viveri freschi.
E per ascoltare ancora una volta i canti di navigazione, soggiunse prudentemente Tupuna.
Dobbiamo metterci alla cappa, dichiar con voce ferma il re. Non appena ci sar possibile scorgere le Tre-in-fla, sapremo dove si trova Nuku Hiva.
Pressato cos da ogni parte, Teroro si vide costretto a rivelare il suo piano, che era audacissimo. Con voce pacata, senza gesticolare, spieg: Io non mi sento perduto, fratello, perch so d'essere guidato dallo spirito di Ta'aroa. Mi accontento di lasciarmi spingere da questa violenta tempesta; anzi, ne sono lieto.
Sai come arrivare a Nuku Hiva?.
Fissando a uno a uno i tre anziani il giovane capo rispose: Se v'interessa soltanto Nuku Hiva, allora sono perduto. Se volete che ci rechiamo a Nuku Hiva unicamente per rifornirci di acqua e di viveri, allora sono perduto. Ma dimmi la verit, fratello, abbiamo davvero bisogno di andare a Nuku Hiva?.
Lasci che quelle strabilianti parole producessero il debito effetto sull'animo dei compagni, e dall'espressione dei loro volti comprese subito di aver parlato con esemplare chiarezza; poi, prima che gli altri potessero ribattere, riprese: Che cosa ci pu attendere su Nuku Hiva? Per poche ciotole d'acqua dovremo lottare con coloro che vi abitano, e probabilmente qualcuno di noi rimarr ucciso. Ma abbiamo bisogno d'acqua? Per un po' di cibo dovremo correre gravi pericoli, e se saremo catturati finiremo arrostiti vivi e divorati. Ma abbiamo bisogno di cibo? Ta'aroa non ci ha mandato forse pesce fresco in abbondanza? Non ci siamo forse abituati a far a meno quasi di tutto, non ci basta appena un pugno di taro o di cocco ogni giorno? Fratello, se la tempesta  con noi, di che altro abbiamo bisogno?.
Sforzandosi di resistere all'eloquenza di Teroro, Tamatoa ribatt: Dunque ammetti che ti sei perduto, che non sai condurci a Nuku Hiva?.
S, non posso condurvi a Nuku Hiva; per posso condurvi al Nord.
Quasi a dargli ragione, un'improvvisa folata di vento, pi gagliarda delle altre, tese le vele gi gonfie, sospingendo innanzi la canoa con triplicata velocit. Tutt'intorno non fu pi che uno schiumare di spuma, e l'alba, senza che le stelle comparissero, spunt grigia, smorta, sugli uomini di Bora Bora.
Noi siamo soli sul mare, dichiar Teroro con voce solenne. Ci siamo imbarcati per un viaggio eccezionale, e se il vento ci condurr oltre Nuku Hiva, io dico che ci  bene, perch significa che gli di ci hanno affidato una grande missione. Fratello, te ne prego, lasciaci tenere alzate le vele.
Tamatoa non volle lasciar decidere alla maggioranza perch sapeva che gli anziani, in particolare Tupuna e Teura, avrebbero consigliato di agire con prudenza, mentre intuiva che forse era venuto il momento in cui non conveniva essere prudenti. Dopo aver soppesato il pr e il contro, acconsent alla preghiera del fratello concludendo semplicemente: E adesso andiamo a dormire perch ne abbiamo proprio bisogno.
Cos, per altre due notti, la sesta e la settima della traversata, la canoa seguit a sfrecciare con la rapidit d'una saetta confidando in Ta'aroa, e durante quei giorni difficili tutti gli occhi dell'equipaggio rimasero costantemente fissi all'albero di sinistra, poich era evidente che al governo dell'imbarcazione non c'era Teroro bens il dio. Finch, nel tardo pomeriggio del settimo giorno, gli occhi cisposi di Teura avvistarono un auspicio. Sul lato sinistro della canoa l'anziana veggente scorse cinque delfini, numero gi di per s propizio, seguiti da un albatro di notevoli dimensioni. Le creature di Ta'aroa erano venute per festeggiare la fine della tempesta; ma prima che Teura potesse comunicare la lieta notizia ai compagni, capit un avvenimento eccezionale. Un pescecane comparve poco discosto dalla canoa e per un poco l'accompagn pigramente, tentando di richiamare l'attenzione di Teura, la quale, non appena lo vide, si sent il cuore traboccare di gioia, perch il grande mostro azzurro del mare era il suo dio personale. Il pesce avanz nuotando lungo il lato sinistro della canoa, il capo azzurro sollevato sulle acque.
Ti sei perduta, Teura?, domand con voce sommessa la creatura marina.
S, Mano, rispose umilmente la vecchia, ci siamo perduti.
Cercavate Nuku Hiva?, riprese il pescecane.
S. Io avevo detto che....
Non vedrete Nuku Hiva, l'interruppe l'animale. Essa  molto pi a sud.
Che cosa possiamo fare allora, Mano?.
Stasera ci saranno le stelle, Teura, sussurr lo squalo; tutte le stelle che vorrai.
Paga, felice, la vecchia chiuse gli stanchi occhi arrossati, replicando con voce teneramente sommessa: T'ho atteso per tanti giorni, ma non mi sentivo del tutto perduta, Mano, perch ero sicura che tu ci osservavi.
Vi ho seguiti, disse il pescecane. Gli uomini hanno fatto bene a tener le vele alzate, Teura; sono stati coraggiosi.
Teura riapr gli occhi e sorrise al mostro: Mi vergogno di doverti confessare che io non li approvavo.
Tutti commettiamo errori, sentenzi saggiamente l'animale azzurro. Per siete sulla rotta giusta: ve ne accorgerete non appena spunteranno le stelle. E con queste parole consolatrici la grande creatura dei mari s'allontan dalla canoa.
C' un pescecane, laggi!, grid un marinaio,  un segno fausto, Teura?.
Tamatoa, disse la vecchia con voce pacata, stasera ci saranno le stelle. Mentre proferiva queste parole, due uccelli di terra, dalle ali macchiettate di marrone, volarono con movimenti sicuri in direzione sud, e Tamatoa scorgendoli domand:
Questo significa che la terra che cerchiamo  da quella parte?.
S, ma noi non la vedremo mai, Tamatoa, perch percorriamo un'altra rotta.
Ne sei sicura?.
Te ne accorgerai quando compariranno le stelle.
 facile immaginare con quale misto di eccitazione e di timore Tupuna e Teroro attendessero l'imbrunire. Sapevano che non appena i Sette Piccoli Occhi fossero spuntati all'orizzonte, il percorso della canoa sarebbe apparso chiaro, e quando si fossero alzate le Tre-in-fila avrebbero potuto rilevare la posizione di Nuku Hiva. In preda a una malcelata apprensione, attesero.
Esattamente come aveva predetto Teura, poco prima del crepuscolo le nubi si diradarono, rivelando il sole calante. Mentre l'astro del giorno tramontava, una gioia indescrivibile s'impadron della canoa perch nella scia del sole era apparsa la stupenda stella della sera, accompagnata da una seconda stella di estrema lucentezza. Le due stelle percorsero insieme, maestosamente, un arco sull'oceano, svanendo quindi all'orizzonte.
Sulla piattaforma Tupuna impose a tutti il silenzio, poi arrovesciando all'indietro la testa canuta inton: O Tane, preoccupati come eravamo della tempesta di tuo fratello Ta'aroa, non abbiamo pensato a te con la frequenza che avremmo dovuto. Perdonaci, benigno Tane, poich abbiamo dovuto lottare duramente per sopravvivere. Ora che il cielo ci  stato restituito per rammentarci la tua onniveggente bont, t'imploriamo di degnarci del tuo favore. Grande Tane, illumina il firmamento affinch noi possiamo vedere. Grande Tane, indicaci la via. Tutti erano caduti in ginocchio e nella preghiera sentirono scendere su di s, dal cielo divenuto a un tratto pi vicino, la benevolenza del dio.
Poi, mentre le tenebre si addensavano sull'oceano ancora in tumulto, e i venti concedevano una breve tregua alle vele, incominciarono a spuntare le stelle; dapprima le possenti, auree stelle del Sud, i fari che additavano la via per Tahiti, quindi le azzurre stelle del Nord, scintillanti accanto alla falce della luna. A mano a mano che ciascuna stella si rivelava, gli occupanti della canoa la salutavano con grida di giubilo, sentendo ritornare nell'animo la sicurezza che per tanti giorni li aveva abbandonati.
Le stelle guida per non erano ancora sorte, cosicch, nonostante la loro gioia, i naviganti non riuscivano a soffocare entro di s gli interrogativi che tanto spesso tormentano i viaggiatori: E se ci fossimo allontanati dai cieli che conosciamo? Se qui i Piccoli Occhi non si levassero?. Nondimeno, lento, incerto, anche il sacro gruppo apparve finalmente nel punto esatto in cui doveva trovarsi, salendo dalla fossa che da tempo immemorabile gli era stata destinata.
I Piccoli Occhi sono tuttora con noi!, url Tupuna, e il re alz il capo in preghiera a ringraziare i custodi del firmamento, la costellazione intorno alla quale l'universo era stato costruito.
Quindi gli astronomi si riunirono per interpretare i segni e ne dedussero che la tempesta li aveva spostati di parecchio a occidente; per doveva esservi stata, come aveva intuito Teura, una netta deriva del mare verso nord. Infatti i Piccoli Occhi avrebbero culminato molto pi in alto di quanto sarebbe stato normale se la canoa si fosse trovata sulla rotta di Nuku Hiva. Per stabilire per con certezza la portata di questa deriva i navigatori avrebbero dovuto attendere la comparsa delle Tre-in-fila, il che sarebbe accaduto soltanto di l a due ore.
Attesero dunque, e quando spuntarono le Tre-in-fila, apparve chiaro che la canoa si trovava molto pi a nord rispetto a Nuku Hiva, in balia d'un oceano ignoto, e senz'alcuna possibilit di rinnovare le provviste. Si recarono allora a poppa per riferire al re: La tempesta ci ha trascinati pi velocemente di quanto avesse calcolato Teroro.
Siamo dunque perduti?, domand il re con voce tremante d'angoscia.
Tupuna rispose con calma: Siamo molto lontani da Nuku Hiva e non vedremo nessuna delle terre che conosciamo.
Dunque siamo perduti?, incalz il re.
No, nipote, non siamo perduti, replic cauto Tupuna.  vero che siamo stati trasportati in regioni remote, ma non siamo fuori della nostra rotta. Noi cerchiamo terre che si stendano sotto i Sette Piccoli Occhi, e stasera ci troviamo pi vicini ad essi di quanto fosse lecito sperare. Se seguiteremo a disciplinarci nel mangiare e nel bere....
Pur avendo consentito di mantenere le vele alzate e bench avesse saputo sin dal principio che, permettendo questo, la canoa avrebbe corso il rischio di non approdare a Nuku Hiva, Tamatoa aveva sperato sino all'ultimo di giungere in un modo o nell'altro a quell'isola nota, e magari di trovarla gradevole al punto di fissarvi stabile dimora. Ora che si vedeva impegnato in un viaggio tanto lungo ebbe paura.
Potremmo ancora mutare rotta e tornare a Nuku Hiva, propose.
Teroro tacque, lasciando che parlasse il vecchio zio: No, ormai siamo troppo avanti.
Ma dove siamo diretti?.
Tupuna, per tutta risposta, inton il solo canto che avesse mai mandato a memoria per la navigazione al Nord, il quale diceva in sostanza: "Mantenete la canoa nella scia della tempesta sino a che i venti non saranno totalmente cessati. Virate quindi nel mare morto, dove le ossa marciscono per il calore, e non spira alito di vento. Vogate seguendo la nuova stella, e non appena i venti si leveranno da oriente, sfruttateli per portarvi ad ovest, dove sotto i Sette Piccoli Occhi scorgerete una terra.
Il re, che non era del tutto digiuno d'astronomia, puntando l'indice verso nord domand: Dunque le terre che cerchiamo sono laggi?.
S, rispose Tupuna.
Per noi andiamo da questa parte?, seguit il re indicando l'est, nella cui direzione li stavano sospingendo le ultime raffiche di vento della tempesta.
S.
Pareva talmente assurdo dirigersi verso una terra fuggendone, che Tamatoa esclam: Siete sicuri che questa sia la via giusta?.
No, non possiamo esserne sicuri, confess il vecchio.
Allora perch....
Perch quel poco che sappiamo ci suggerisce di agire cos.
Il re, costantemente preoccupato del benessere delle
cinquantasette persone poste sotto le sue cure, afferr lo zio per le spalle domandandogli a bruciapelo: Dimmi quel che pensi della terra che si suppone si trovi sotto i Piccoli Occhi.
Il vecchio saggio rispose: Io penso che molte canoe hanno lasciato queste acque, alcune sbattute dalle tempeste, altre in esilio come noi, e che nessuna  mai tornata. Non ci  dato di sapere se abbiano toccato terra o no: eppure un uomo ha composto questo canto.
Sicch noi navighiamo lasciandoci guidare dal canto d'un poeta?, domand Tamatoa.
S, rispose il sacerdote.
La ricomparsa delle stelle aveva troppo esaltato i vogatori e le donne perch potessero angustiarsi come gli astronomi, tuttora in consulto. Pa dalla faccia di pescecane aveva gi consegnato il proprio remo a un compagno e si era avvolto il capo col panno di tapa che normalmente gli copriva le spalle, poi, imitando un uomo grassissimo, incominci a saltellare sulla piattaforma urlando: Indovinate chi sono.
Sei il re decollato di Bora Bora!, gli grid Mato.
Guardate il grasso Tatai che viene per farci da re con la testa tagliata!.
Abbandonandosi a una sfrenata pantomima, Pa esegu una parodia comicissima dell'incoronazione del re senza testa. I vogatori cessarono di remare per battere il tempo contro i fianchi della canoa, mentre una donna percuoteva un tamburello dal suono stridulo, quasi metallico; nacque cos una festa notturna animatissima.
Che cos' questa nuova danza?, domand Tamatoa.
 la prima volta che la vedo, rispose Tupuna.
Il re si rivolse a Teroro: Tu sai che cosa sta facendo Pa?.
S, rispose esitante il giovane; Pa... Ecco, vedi, Tamatoa, qualcuno di noi ha saputo che il grasso Tatai doveva diventare re, dopo la nostra partenza... e....
A Tamatoa bast dare un'occhiata al ballerino per capire. Perci ve ne siete sgattaiolati ad Havaiki....
Gi.
E adesso Tatai  senza testa.
Be'... s. Vedi, avevamo l'impressione....
Lo sai che avreste potuto mandare all'aria il nostro viaggio?.
Hai ragione, per abbiamo pensato che i compatrioti di Tatai non sarebbero potuti venire tanto presto a Bora Bora per vendicarsi....
Perch?.
Be', perch al villaggio non era rimasto pi nessuno.
Al chiarore della luna re Tamatoa guard a lungo il temerario fratello. Avrebbe voluto dirgli molte cose, ma la musica dell'antico tamburello soggiogava la sua volont. Improvvisamente, con un balzo prodigioso, salt a pi pari accanto a Pa, dando inizio alla danza rituale dei re di Bora Bora. Come un ragazzo, si mise a gesticolare, a far boccacce, a raccontare leggende dimenticate; poi, afferrata la tapa di Pa, se l'awolse intorno al capo eseguendo la danza ormai popolarissima del re decollato di Havaiki. Allorch i tamburi ebbero raggiunto il parossismo, gett via la tapa e piantatosi diritto come un giovane albero nel vento notturno grid esultante: Non siamo partiti come vigliacchi! Io, il re, avevo paura di colpire quei vermi ignobili, quelle facce di letame, quegli schifosi, putridi pesci da laguna. Temevo di mettere a repentaglio la partenza imminente. Ma Pa non ha avuto paura; non ha avuto paura nemmeno Mato. E mio fratello.... Con animo grato Tamatoa volse lo sguardo a poppa dove stava Teroro, nascosto dalle tenebre. Non fin la frase. Con vitalit demoniaca s'abbandon a una danza di vittoria, urlando: Danzo in onore degli uomini coraggiosi! Siate premiati come meritate!. Ordin quindi che venisse consegnata a ognuno una razione supplementare di cibo e acqua a volont.
Come bambini, incuranti del domani, fecero baldoria per tutta la notte, si ubriacarono di risate, si rimpinzarono di cibo che avrebbe dovuto essere avaramente conservato. Ogni mezz'ora qualcuno gridava: Pa! Fa' la danza del re senza testa!. Poi, uno alla volta, ebbri di trionfo, si levarono a lanciare i tipici insulti isolani ai nemici vinti.
Havaiki  peggio del puzzo di carne putrefatta!.
Il grasso Tatai trema di paura. Gli tremano i capelli sulla testa. Si rintana e si nasconde come una gallina spaventata.
I guerrieri di Havaiki sono come la spuma dell'acqua, ragazzini che giocano con palle di fango.
Teroro, trascinato dalla foga generale, url: Il grasso Tatai  un botolo vigliacco, un escremento di escrementi!. Mentre la sua voce strideva nel vento, lo sguardo gli cadde per caso sulla bellissima Tehani accovacciata in un angolo, e vide che piangeva per i volgari insulti rivolti alla memoria del padre; ma vide anche Mato accarezzarle le mani, dicendole: Cos vuole la vittoria. Ci devi perdonare.
Naturalmente, quando spunt l'alba, re Tamatoa, nel far l'inventario di quel che la celebrazione era costata, non pot trattenersi dal riflettere con amarezza: "Siamo proprio come bambini. Ci accorgiamo di esserci smarriti e mezz'ora dopo facciamo fuori in un battibaleno il cibo che ci sarebbe dovuto durare una settimana.... Pentito, eman ordini severissimi: bisognava riparare allo spreco con un pi austero razionamento. Anche se abbiamo acqua in abbondanza, decret, tutti dovranno accontentarsi di una sola tazza il giorno.
Cos, lasciandosi la tempesta alle spalle e con l'inno della vittoria nel cuore, i naviganti seguitarono a far vela verso est. La canoa, l'imbarcazione pi veloce che avesse sino a quel momento solcato gli oceani del globo, percorreva in media duecento miglia il giorno, spingendosi verso le terre dove gli aztechi stavano costruendo i loro templi maestosi. Nella direzione che avevano presa, i navigatori avrebbero toccato terra soltanto se fossero riusciti ad arrivare al continente vero e proprio; prima per che ci potesse accadere, sarebbero periti di fame e di sete nella zona equatoriale delle calme. Tuttavia proseguirono secondo la decisione di Teroro, con l'animo stretto dalla paura ad ogni sorger del sole, felici allorch le stelle riapparivano ad avvertirli del loro progredire. Il giorno, infatti, rappresentava il grande nemico, popolato d'incertezze e dominato dalla costatazione, ora per ora, del loro tragico stato; la notte invece recava il conforto fsico e la sicurezza spirituale degli astri noti, il passaggio della tonda luna attraverso le sue fasi molteplici, le grida sommesse degli uccelli all'imbrunire.
Com'era magnifico, al termine d'una lunga giornata, poter assistere al ritorno della notte, scoprire a occidente la stella della sera insieme con la compagna errabonda, veder affacciarsi dalla vastit dell'universo i Piccoli Occhi con il loro messaggio: Vi state avvicinando alla terra da noi custodita.


Capitolo 6.

A mano a mano che la canoa avanzava, i compiti quotidiani di ciascuno assunsero un ritmo pi regolare. All'alba i sei
schiavi, smettendo di aggottare, ripulivano la canoa, mentre gli agricoltori si preoccupavano di rifocillare porci e cani, abbeverandoli e nutrendoli di pesce fresco pescato nelle prime ore del mattino, oltre che di patate dolci schiacciate. Ai polli veniva distribuita noce di cocco secca e un pesciolino a testa, ma se non si spicciavano a mangiare, un animaletto sgusciava fuor del carico e, non veduto dagli schiavi, ingoiava il cibo. Infatti, come accade durante tutti i viaggi in mare, s'erano infilati a bordo alcuni topi, e se la traversata fosse finita male, sarebbero stati certamente quegli animaletti gli ultimi a morire, campando non soltanto di cadaveri di maiali e di polli...
Al risveglio delle donne, le schiave entravano nella capanna a vuotare i buglioli e a sbrigare le altre incombenze necessarie. Esse dovevano tenere particolarmente pulito l'angolo della capanna, isolato da corde di tapa, riservato alle donne che stavano attraversando il loro periodo mensile, perch un rapporto qualsiasi tra uomini e donne in quei giorni era un tab che avrebbe comportato la morte.
Altri tab, rigidamente osservati a terra, dovevano per forza di cose essere tolti a bordo d'una canoa tanto affollata. Per esempio, a terra, se uno qualsiasi dei rematori si fosse avvicinato al re o avesse posato inavvertitamente il piede sulla sua ombra, o soltanto sull'ombra del suo mantello, sarebbe stato ucciso, ma sulla canoa era impossibile rispettare quel tab, e a volte, quando il re si spostava, molti addirittura lo toccavano. Subito si ritraevano atterriti, ma Tamatoa, magnanimo, ignorava l'insulto.
Erano stati pure sospesi i tab relativi alle vivande perch a bordo non si trovava nessuno che fosse di condizione abbastanza elevata e degno pertanto di preparare i pasti regali come imponeva la tradizione. Non faceva parte dell'equipaggio neppure il custode del vaso da notte del re, cosicch doveva essere uno schiavo a gettare in mare le
deiezioni regali, anzich seguire il precetto, di norma irrevocabile, di seppellirle in segreto in un bosco sacro per impedire che fossero trovate da eventuali nemici e che questi, manipolandole con malefizi occulti, procurassero la morte del re.
Chi stava peggio a bordo erano le donne. Logicamente le razioni pi grosse spettavano agli uomini, cui toccava la dura fatica del vogare. Venivano poi i maiali e i cani, che dovevano essere mantenuti in vita per popolare la nuova terra, cosicch alle donne restava ben poco. Per questo, non appena se ne presentava l'occasione, venivano calate le lenze. I primi pesci pescati andavano al re e a Teroro, poi a Tupuna e alla sua vecchia sposa, quindi ai vogatori, e via via ai pesci, ai cani, ai polli e ai topi. Le donne si dividevano soltanto quelli che avanzavano.
I viveri si distribuivano con estrema parsimonia, un pezzo alla volta. Nel ricevere la grama razione di frutto del pane indurita e inacidita e nel masticarla lentamente, tanti rievocavano i banchetti fastosi cui avevano preso parte e durante i quali numerosi frutti del pane, freschi, dolci e saporosi, erano stati gettati agli animali. Il cibo pi gradito, l'alimento principale delle isole, era il poi secco conservato nelle canne di bamb; ogni volta che il re ne ordinava una distribuzione, gli uomini, nell'assaporare il denso farinaceo rossastro che al contatto della saliva diventava appiccicoso, sorridevano di piacere.
Il poi tuttavia fin ben presto, e i fagotti di frutti del pane essiccati calarono. Quando anche le frequenti piogge cessarono del tutto, re Tamatoa fu costretto a ridurre ulteriormente le razioni d'acqua, finch l'equipaggio non ricevette pi che due sole manciate di cibo solido e due piccolissime razioni d'acqua, tanto che i giorni in cui i pescatori non pescavano nulla, tutti si trascinavano in preda alla fame.
Al principio del periodo di siccit il re e Teroro fecero una scoperta, la stessa scoperta tormentosa e assillante che prima di loro avevano fatta tanti altri viaggiatori nelle stesse condizioni: quando la lingua era riarsa, quando tutto il corpo, bruciato dal calore, anelava a un po' di ristoro, sovente, a meno di un miglio di distanza, un piovasco improvviso scaricava sul mare torrenti d'acqua, vicinissima eppure irraggiungibile; n serviva pagaiare furiosamente, inseguendo la precipitazione, perch quando la canoa arrivava nel punto in cui la pioggia era appena caduta, il piovasco s'era gi spostato, lasciando tutti pi assetati e stremati di prima. Neppure un navigatore esperto come Teroro sapeva prevedere le bizzarrie di quegli scrosci improvvisi di pioggia; non restava che tirare avanti pazientemente, con le labbra riarse, gli occhi in fiamme, sforzandosi d'ignorare le cascate d'acqua dolce che si rovesciavano a poca distanza, ma fuor di portata; tuttavia, resistendo tenacemente, da veri marinai, si poteva sperare che o tosto o tardi un acquazzone sarebbe venuto a benedire anche la canoa.
In un viaggio come quello ogni contatto sessuale era tab; questo per non impediva al re di lanciare frequenti occhiate alla propria augusta sposa Natabu; in quanto a Tupuna, riusciva sempre a passare sottomano qualche razione supplementare a Teura; e quando l'afa del giorno era troppo forte, Tehani tuffava un pezzo di tapa nel mare e dopo averlo strizzato lo stendeva sul corpo addormentato di Teroro. La notte, dopo aver rilevato la posizione delle stelle e aver fissato la rotta, il navigatore soleva sedere accanto alla vivace creatura che aveva portato con s e parlarle ora di Havaiki, ora della propria giovinezza trascorsa a Bora Bora, e bench solo di rado Tehani sapesse rispondergli in modo sensato, i due impararono a rispettarsi e a stimarsi reciprocamente.
Ma i pensieri pi curiosi che passavano per la mente di tutti erano quelli riguardanti le dodici donne nubili e i trentaquattro scapoli. In realt il termine "nubile non si confaceva del tutto a quelle donne, pi d'una delle quali era gi stata su Bora Bora moglie e madre. Tuttavia in spedizioni del genere era sottinteso che, una volta a terra, ognuna di quelle donne avrebbe accettato come mariti supplementari due e anche tre uomini senza mogli. Pertanto, in quel lungo viaggio, gli uomini senza donne cercarono di stringere intima amicizia con gli uomini accompagnati, formando un gruppo affine di tre o quattro che in seguito si sarebbe spartito come moglie comune una donna sola; oppure si diedero a studiare le donne libere per decidere quale di loro potesse essere divisa con soddisfazione tra gli amici del proprio gruppo. Cosicch erano passati meno di quindici giorni dall'inizio della traversata che gi s'erano formate consorterie ben definite, e senza che fosse stato detto nulla di preciso, si capiva benissimo che quella tal donna e quei tali tre uomini si sarebbero costruiti una casa per conto loro allevando figli comuni, oppure che quei tali marito e moglie avrebbero accettato nella propria famiglia, in totale e intima armonia, quei determinati amici del primo, allo scopo di popolare la nuova terra. Era pure implicito che le donne sarebbero state di continuo ingravidate sino a quando non fossero divenute sterili. Lo stesso valeva per le scrofe e le cagne, poich lo scopo precipuo cui ognuno mirava era il popolamento di una terra ignota e deserta.
L'undicesima notte un avvenimento produsse un'emozione senza uguali in quel popolo abituato a regolare ogni atto della propria esistenza sul moto delle stelle. Neppure l'abbandono di Oro aveva potuto suscitare tanto stupore.
A mano a mano che Aspetta il vento dell'ovest avanzava verso nord, gli astronomi di bordo si rendevano conto che stavano per abbandonare, e per sempre, molte delle antiche stelle familiari e giacenti al disotto della costellazione che astronomi posteriori avrebbero poi chiamata Croce del Sud. Con dolore, dunque, e talvolta addirittura con lacrime, Tupuna seguiva per l'ultima volta con lo sguardo una determinata stella, da lui particolarmente amata in giovent, e la vedeva tramontare per sempre. Intere costellazioni furono cos inghiottite dal mare.
Sebbene questo fenomeno causasse rimpianto, non destava tuttavia preoccupazione; infatti gli uomini di Bora Bora erano astronomi di valore non comune. In base a osservazioni attentissime avevano elaborato un anno di 365 giorni, scoprendo che occorreva di tanto in tanto un giorno in pi per mantenere uniformi le stagioni. La loro vita religiosa era organizzata intorno a un mese lunare di ventinove giorni e mezzo, e il loro anno di dodici mesi si basava sul sole. Sapevano predire con estrema precisione la nuova comparsa e il successivo spostamento delle stelle erranti, mentre bastava loro dare un'occhiata alla luna per saper riconoscere in quale fase si trovasse: infatti ogni notte del mese lunare aveva un suo nome, derivato dalle fasi del satellite. Uomini come Tupuna e Teroro, con un calcolo anticipato di sei mesi, potevano predire addirittura in quale costellazione si trovasse il sole; perci alla partenza sapevano gi che avrebbero perduto per via qualche stella familiare, ne avrebbero incontrate di nuove. Con gioia di scopritori, dunque, contemplavano di volta in volta le stelle, sino a quel momento mai vedute, del settentrione. Tuttavia, nonostante la loro saggezza, non erano preparati a vedere quel che videro l'undicesima notte.
Dopo aver regolato la rotta, Tupuna e Teroro s'erano messi a studiare l'emisfero settentrionale, allorch il vecchio scorse, appena sopra l'orizzonte, una stella nuova, non lucentissima come le splendenti fiaccole del Sud (i viaggiatori avevano costatato infatti che le stelle settentrionali brillavano meno di quelle ben note), ma pur sempre interessante.
Guarda come sta in linea retta rispetto alle due stelle di Uccello-dal-collo-lungo, esclam Tupuna, alludendo alla costellazione chiamata da altri del Gran Carro.
A tutta prima Teroro non fu in grado d'individuarla, tanto tremolava, ma alla fine la scorse: era una stella luminosa, limpida, fredda, risaltante con nitidezza in un ampio tratto vuoto di cielo. Parlando da navigatore osserv: Dovrebbe essere un'ottima stella d'orientamento... Bisogner per aspettare che si alzi un po' di pi.
Tupuna comment: Nelle prossime notti dovremo seguirla attentamente, per vedere in quale fossa del cielo si dirige.
Perci la dodicesima notte i due uomini non perdettero di vista il nuovo astro, ma al sorgere dell'alba l'uno temette di confidare all'altro ci che aveva veduto, rendendosi conto di trovarsi di fronte a un prodigio di portata eccezionale. Entrambi, tenendo ognuno per s le proprie osservazioni, trascorsero gli ultimi minuti di tenebra fissando la nuova stella con un'apprensione che rasentava il panico, e quando l'aurora pose termine alla loro veglia andarono a coricarsi, senza scambiarsi neppure una parola, pur sapendo che non avrebbero dormito.
Alle prime ore del pomeriggio erano di nuovo ai rispettivi posti di osservazione. Tupuna comment guardingo: Ci vorr ancora parecchio prima che spuntino le stelle.
Io veramente sto guardando il sole, ment Teroro, e quando Tehani gli rec la quotidiana razione d'acqua, soffermandosi a sorridergli presso l'albero di Tane, era talmente preoccupato che non si cur neppure di restituirle il sorriso, cosicch la giovane, delusa, se ne torn a poppa fra le donne.
Alle sei di sera in punto, e senza indugiare come a Bora Bora, il sole abbandon il cielo lasciando il posto alle stelle. Apparvero i Sette Piccoli Occhi a benedire la canoa, seguiti un poco pi tardi dalle Tre-in-fila, ormai molto a sud, e dalle luminosissime stelle di Tahiti; ma i due uomini non avevano occhi che per la misteriosa stella nuova. Venne quasi subito, puntualissima, e per nove ore Tupuna e Teroro non cessarono di studiarla, restii a giungere alla conclusione che pure era inevitabile. Tuttavia, quando si resero conto che la loro terribile ipotesi non lasciava adito al dubbio, furono costretti a dar voce all'arcano timore che li divorava.
Il primo a parlare fu Tupuna: La nuova stella non si muove.
 fissa, assent Teroro.
I due uomini attribuivano un significato nuovo a queste parole: essi avevano sempre considerato le luminose stelle errabonde che entravano e uscivano dalle costellazioni come splendide fanciulle che eseguissero movimenti di danza, e a queste avevano opposto le stelle fisse, sebbene costatassero che anch'esse si movevano, seppure lentamente. Alcune, come gli astri che giravano intorno alla Croce del Sud, si levavano da una fossa per subito calare in un'altra, altre non scomparivano mai al disotto delle onde; tutte nondimeno si spostavano attraverso i cieli; ma la stella nuova, no.
Dovremmo consultarci col re, sugger Tupuna. Recatisi per a prua e trovato Tamatoa addormentato, non osarono svegliarlo; nessuno, infatti, avrebbe osato destare un uomo di soprassalto per timore che lo spirito del dormiente, uscito a prendere una boccata d'aria, non avesse il tempo di rientrare nel corpo infilandosi attraverso l'angolo dell'occhio, e l'uomo, privo del proprio spirito, impazzisse. Tuttavia, poich Tamatoa seguitava a dormire profondamente, suo zio s'innervos, ansioso com'era di comunicargli la notizia della paurosa stella fissa.
Non potresti tossire?, domand a Teroro. Questi s'affrett a ubbidirgli, ma senza esito.
Come possiamo fargli capire che dobbiamo parlargli?, borbott Tupuna sempre pi seccato. Infine ebbe un'idea: usc dalla capanna, e presa una pagaia si mise a percuotere con quella il fianco della canoa. Subito il re, al pari di ogni comandante che oda un rumore insolito a bordo della nave, sussult inquieto e si schiar la gola, dando cos al proprio spirito errabondo tutto il tempo di rientrare dall'angolo dell'occhio.
Che cosa c'?, domand ancora assonnato.
Abbiamo scoperto un prodigio dal significato terribile, sussurr Tupuna. Indic quindi a Tamatoa la nuova stella, soggiungendo: Non si muove.
I tre stettero ansiosamente in osservazione per un'ora; infine convocarono Teura. Tane ha posto nei cieli una stella che non si muove. Che cosa vorr dire?, le domandarono angosciati.
L'anziana veggente chiese un'ora di tempo per studiare il fenomeno da sola, e alla fine decret che i tre uomini non s'erano ingannati: la stella non si muoveva. Ma come interpretare un simile presagio? Guardinga sentenzi: Il custode delle stelle  Tane. Se egli ci offre questo miracolo  perch desidera parlarci.
Quale sar il suo messaggio?, domand il re sempre pi preoccupato.
 la prima volta che mi si presenta un simile auspicio, replic Teura cercando di guadagnar tempo.
Non potrebbe significare che Tane ci ha messo dinanzi quella stella come una barriera fissa, invalicabile?, domand Tamatoa, cui incombeva la responsabilit di mantenere il viaggio in armonia col volere degli di.
Cos si direbbe, mormor Teura. Perch, altrimenti, quella
stella sarebbe stata messa lass, ferma come una roccia?.
Un gran timore s'impadron di loro; se infatti Tane era contrario a quel viaggio, essi sarebbero tutti sicuramente periti, essendo ormai troppo tardi per tornare indietro.
Eppure, insistette Tupuna, il canto dice che non appena il vento dell'ovest cade, occorre proseguire a forza di remi in direzione della nuova stella. Non  forse quella, fissa lass per farci da guida?.
Il gruppetto discusse a lungo l'ardita ipotesi, concludendo infine che non conveniva scartarla. Quindi decisero sul da farsi: il giorno seguente avrebbero proseguito lungo la rotta tracciata dal vento d'occidente, tornando a consultarsi all'imbrunire, quando avrebbero di nuovo soppesato insieme tutti gli auspici. Dopo di che i quattro si divisero, riprendendo ciascuno il proprio posto e sbrigando i rispettivi compiti.
Ma nei momenti liberi della notte Teroro, solo a prua, non cessava di studiare la nuova stella. A poco a poco gli s'insinu nel cervello un'idea, dapprima confusa, vaga come il battito d'un tamburo lontano, poi sempre pi chiara.
Seguitava a ripetersi: Se questa nuova stella  fissa... Se veramente se ne sta l notte e giorno... Se ogni stella dell'emisfero settentrionale ha un rapporto costante con essa.... A forza di ragionare perdeva il filo dei pensieri, ma subito ricominciava daccapo. Se questa stella  immobile, deve pendere sull'orizzonte a una determinata distanza... No, cos non va. Voglio dire che per ogni isola questa stella fissa deve pendere a una determinata distanza... Incominciamo da Tahiti. Sappiamo con esattezza quali stelle pendono direttamente su Tahiti a ogni ora della notte per ogni notte dell'anno. Se dunque questa stella fissa....
Ancora una volta non riusciva a districare le fila delle proprie meditazioni, ma intuiva che gli si stava manifestando un grandioso disegno degli di. Aggrappandosi stretto all'albero di Tane, si sforz di concentrarsi sull'astro ignoto. Se  ferma lass in eterno, bisogna per forza che ogni isola si trovi in un determinato rapporto con essa. Perci, una volta calcolata la sua altezza, si dovr finire col sapere esattamente sino a che punto occorra spingersi a nord o a sud per trovare l'isola che si vuole. Se si riesce a vedere la stella, lo si sapr! Lo si sapr!....
Improvvisamente Teroro intravide un sistema di navigazione tutto nuovo, basato sul dono di Tane, la stella fissa, e pens: "Come dev'essere dolce la vita per i navigatori di queste acque!. Capiva infatti che i marinai del Nord possedevano ci che mancava a quelli del Sud: una stella capace d'indicar loro, grazie a
una semplice occhiata, a quale latitudine si trovassero. I cieli sono fissi!, grid a se stesso. E io sar libero di muovermi sotto di essi. Lanci uno sguardo rapito a occidente, dove i Piccoli Occhi gli ammiccarono ancora una volta prima di scomparire negli albori del giorno, e sussurr: La nuova terra alla quale voi ci conducete dev'essere infinitamente dolce, dal momento che si trova sotto un cielo cos splendidamente ordinato.
Per il resto del viaggio, nonostante i giorni terribili che lo attendevano, Teroro, solo fra tutti gli occupanti della canoa, non conobbe la paura. Era convinto che Tane non avrebbe sospeso lass quella stella fissa se non per uno scopo eccelso: orbene egli, Teroro, aveva divinato tale scopo. Sino a quel momento non aveva avuto alcuna occasione per mostrar di meritare il nome che gli avevano dato e che significava "cervello. Certo non sarebbe mai divenuto un sacerdote saggio come suo zio Tupuna, e questo era un peccato, perch i sacerdoti erano necessari; non possedeva neppure l'esperienza politica di suo fratello; nondimeno quella notte rivel di saper fare ci di cui nessuno dei suoi compagni sarebbe mai stato capace: era in grado di "vedere le prove disseminate per l'universo e di trarne deduzioni nuove, la pi grande impresa che mente umana possa compiere. Su ci che Teroro intu quella notte doveva fondarsi la navigazione delle future isole, e doveva essere determinata la loro posizione nell'oceano. Nella sua gioia di scopritore Teroro avrebbe voluto cantare, ma purtroppo non era poeta.
Tuttavia, proprio nel momento del massimo trionfo, avvert un vuoto che da molti giorni lo scavava e che non dava segni di volerlo abbandonare. Non appena era riuscito a cogliere il meraviglioso significato della stella fissa, avrebbe tanto voluto parlare della propria scoperta con Marama; ma essa era lontana, e ben poco gli sarebbe servito comunicare una cosa di cos grande importanza a Tehani. Infatti, mentre Marama avrebbe compreso subito la portata della sua scoperta, la bella e ingenua Tehani avrebbe alzato distrattamente gli occhi al cielo domandando: Quale stella?. Seguitava a echeggiargli nelle orecchie l'ultima frase appassionata di Marama: Io sono la canoa!. In un modo arcano, misterioso, lo era davvero: era lei lo spirito incitatore che sospingeva l'imbarcazione; era il volto grave di Marama quello che Teroro tanto spesso vedeva dinanzi a s sulle onde, e che ogni qualvolta Aspetta il vento dell'ovest, nella sua corsa, lo raggiungeva, sorrideva al veloce passaggio della canoa; da quel sorriso Teroro capiva che ogni cosa andava per il meglio.
Entrarono nell'afa arida della zona delle bonacce. Il sole picchiava a perpendicolo su di loro durante il giorno; la notte, le stelle senza pioggia li beffavano. Adesso erano scomparsi persino i piovaschi lontani con la loro elusiva promessa di un refrigerio, sia pure passeggero.
Teroro dispose i turni in modo che Mato e Pa, i due vogatori pi robusti, non avessero a remare mai contemporaneamente; inoltre, dopo un'ora di voga nello scafo destro, che indolenziva sino allo spasimo i muscoli della spalla sinistra, i rematori cambiavano di posto. Ad ogni cambio sei uomini si ritiravano a riposare esausti, ma la canoa seguitava ad avanzare, indomita.
Di tanto in tanto si mettevano ai remi le donne pi forti, cosicch il turno veniva accorciato di mezz'ora, mentre sul fondo dei due scafi artigiani e schiavi sudavano continuamente con le gottazze per togliere l'acqua che trapelava dai comenti, l dove i tronchi che formavano lo scafo erano stati legati insieme. Per una beffa del destino, mentre durante la tempesta, quando l'acqua dolce abbondava, erano state le vele a sostenere la maggior parte della fatica, ora che gli uomini erano costretti a sudare senza posa sui remi, l'acqua mancava totalmente. Il re fu anzi costretto a ordinare una diminuzione delle razioni; cos, pi gli uomini faticavano, meno avevano da bere.
Le donne, pressoch prive d'acqua, soffrivano crudelmente, , mentre gli schiavi erano prossimi a morte. Particolarmente duro era il compito degli agricoltori: con gesti teneri dovevano spalancare le fauci dei maiali e lasciarvi cadere l'acqua a goccia a goccia per mantenerli vivi, bench avessero pi necessit del prezioso liquido degli animali stessi; ma la morte d'un agricoltore sarebbe stata sopportabile, mentre quella d'un maiale sarebbe stata pianta da tutti come una catastrofe.
Intanto la canoa avanzava. La notte Teroro, con le labbra che gli bruciavano, posava sulla piattaforma, presso la prua, una mezza noce di cocco piena d'acqua di mare e vi coglieva il riflesso della stella fssa; quindi regolava la rotta procurando che il riflesso fosse costante.
All'alba Teura andava a sedersi nell'afa avvampante, il vecchio corpo pressoch mummificato dal sole, a meditare sugli auspici. Ogni tanto borbottava: Che cosa ci potr portare un po' di pioggia?. Un volo di uccelli avrebbe potuto indicarle la posizione delle isole e dove fosse l'acqua, ma non si vedeva un solo volatile. Se il cielo orientale si copre di nubi rosse, questo  un sicuro segno di pioggia, si diceva; ma non v'erano nubi. Quando studiava la luna non vi scorgeva intorno il pi piccolo alone, non
il bench minimo presagio di tempesta. Se ci fosse un po' di vento, mormorava, potremmo sperare in un fortunale. Ma ogni traccia di vento era scomparsa. Ripetutamente salmodiava: Alzati, lzati, grande onda di Tahiti. Soffia, soffia, possente vento di Moorea, ma in quei mari ignoti le sue invocazioni cadevano inascoltate.
Di giorno in giorno, inesorabilmente, l'afa cresceva, divenendo insopportabile. Il diciassettesimo giorno una donna mor, e mentre il suo corpo veniva abbandonato all'abbraccio perpetuo di Ta'aroa, il dio del misterioso abisso, gli uomini che avrebbero dovuto divenire suoi mariti piansero. Per tutta la canoa pass come un fremito un disperato desiderio di pioggia, una sete struggente delle fresche valli di Bora Bora, e non v' da stupire che molti incominciassero a pentirsi d'aver intrapreso quel viaggio.
Alle notti afose si succedevano giorni infocati; soltanto la nuova stella tremolante, non appena balzava nella noce di cocco di Teroro, pareva ancora viva nella canoa. Finch una notte Teroro, mentre osservava la stella, scorse all'orizzonte illuminato dalla luna un alito di tempesta, appena un'incerta promessa. Mato gli domand in un sussurro: Quella  pioggia?.
Sulle prime Teroro non volle rispondere, poi con voce stentorea url nella notte: Piove! Laggi piove!.
La capanna si vuot come per incanto. I vogatori addormentati si svegliarono improvvisamente e corsero a guardare una nuvola che aveva oscurato la luna. Si lev un po' di vento, e alla luce delle stelle si vide il mare incresparsi lievemente. Doveva essere una vera e propria tempesta, non un piovasco passeggero. Poich valeva la pena d'inseguirla, tutti si misero a pagaiare: quelli che non avevano remi adoperarono le braccia, e persino il re, come impazzito, afferr dalle mani d'uno schiavo una gottazza e si diede a remare con quella.
Ma per quanto si sforzassero e s'affaticassero, la tempesta doveva beffarli. La canoa seguit a filare velocissima per tutto il resto della notte, con gli uomini crollanti ormai di sete e di spossatezza, in caccia della tempesta; ma non la raggiunsero, e mentre il sole tornava a dardeggiare su di loro, ricacciando indietro le nubi, una profonda disperazione scese sulla nave. I vogatori, avviliti per aver lottato invano, giacquero inerti, incuranti del sole che li flagellava senza tregua. Teroro aveva perduto ogni volont, il vecchio Tupuna sembrava prossimo a morire, i maiali squittivano pietosamente.
Solo il re non si diede per vinto. Sedutosi a gambe incrociate sulla propria stuoia, incominci a pregare fervidamente: Grande
Tane, tu sei sempre stato generoso con noi in passato; ci hai sempre dato taro e frutti del pane in abbondanza; hai sempre ingrassato i nostri maiali, riempito di uccelli le nostre reti. Io ti sono riconoscente, Tane! Ti sono fedele! Ti venero sopra tutti gli di!. Seguit cos a lungo, col sudore che gl'inondava la faccia, lusingando il dio, rammentandogli i reciproci, intimi, vantaggiosi rapporti d'un tempo. Poi, dal profondo della propria disperazione supplic: Tane, dacci un po' di pioggia.
Teura, udendo il re pregare a quel modo gli s'avvicin, ma anzich rassicurarlo gli infuse nuovo terrore perch gli sussurr con aria contrita: La colpa  mia, nipote.
Come mai?, le domand il re con la bocca arida, senza pi saliva.
Due notti prima di lasciare Bora Bora ho fatto un sogno al quale non ho badato. Ho udito una voce che mi gridava: "Teura, tu m'hai dimenticata.
Cosa?, balbett il re afferrando la mano scheletrica della zia. Anch'io ho fatto questo sogno!.
Una voce mi gridava: Tu m'hai dimenticata!. Anche tu hai sognato questo?.
No, replic il re con un filo di voce. Ho sognato due stelle che vagavano per il cielo come se cercassero qualcosa ch'io avevo dimenticato di mettere nella canoa.
Per ci all'ultimo momento hai fatto disfare ogni cosa?, domand Teura.
S.
E non ti sei accorto che mancasse nulla?.
No. Zia e nipote, dalla cui saggezza soltanto dipendeva ormai l'esito del viaggio, tacquero, pensosi. Che cos'avremo dunque dimenticato?, si chiedevano di tanto in tanto, senza trovare una risposta all'assillante interrogativo; sapevano per con irrevocabile certezza, per le confidenze che s'erano scambiati, d'avere iniziato la tremenda avventura sotto auspici infausti. Che cosa possiamo aver dimenticato?, mormorarono ancora una volta, sconsolatamente.
Alla fine Teura, dagli occhi pi che mai arrossati a forza di fissare il sole implacabile, torn sulla piattaforma, dove nessuno dava pi segno di vita, e mentre con tutta l'anima invocava un segno divino, il suo grande amico azzurro le s'avvicin sussurrandole: Hai paura di morire, Teura?.
Non temo per me, gli rispose calma la vecchia. Io sono anziana, ormai. Mi duole per i miei due nipoti... Non puoi far proprio nulla per loro, Mano?.
Non hai guardato l'orizzonte, l'ammon il pescecane.
Da che parte?.
A sinistra.
Teura si volse di scatto e dapprima scorse una nuvola, poi una lieve increspatura del mare color di cenere, quindi un accenno di tempesta e infine la pioggia. Oh, Mano, bisbigli la vecchia, incredula, quella pioggia verr veramente verso di noi?.
Guarda, Teura, la esort ridendo il grande squalo azzurro.
Ci ha gi ingannati, gli sussurr di rimando Teura.
Questa volta seguimi, le grid il grande mostro turchino e con un balzo si tuff gioiosamente nel mare.
Come impazzita, la vecchia si mise a urlare: La pioggia! La pioggia!, e di nuovo tutti si riversarono fuor della capanna, rendendosi confusamente conto che una tempesta stava venendo verso di loro.
La pioggia! mormorarono ancora insonnoliti, mentre l'uragano si faceva sempre pi vicino.
Sta arrivando!, url Tamatoa. Le nostre preghiere sono state esaudite.
Intanto la vecchia Teura, ridendo follemente mentre l'acqua gi le irrorava la faccia, scorgeva nel cuore della tempesta Mano, il suo dio personale, che con l'azzurra pinna fendeva felice le onde.
Come un sol uomo i viaggiatori che un attimo prima parevano prossimi a morire, miracolosamente ringagliarditi si tolsero le vesti, rimanendo nudi nella divina tempesta, bevendola con gli occhi, con le ascelle piagate, con le bocche riarse. I venti si levarono, la pioggia aument d'intensit, ma gli uomini e le donne di Bora Bora, nudi, seguitarono a inebriarsi d'acqua tra lo sferzare dei marosi. Le vele furono strappate, l'albero di Ta'aroa quasi divelto, i cani uggiolavano e guaivano, ma gli occupanti della canoa, la bocca gonfia d'acqua, si abbracciavano in preda a una frenetica gioia. L'uragano continu a infuriare per tutta la notte finch parve a un certo punto che il duplice scafo della canoa si dovesse spaccare a met, ma nessuno preg che la tempesta cessasse. La combatterono bevendo l'acqua misericordiosa, lavando in essa i corpi doloranti, proseguendo la folle corsa nel cuore della bufera, finch verso il mattino, spossati di felicit, videro le nubi squarciarsi e s'accorsero di trovarsi quasi direttamente sotto il percorso dei Sette Piccoli Occhi. Si convinsero allora di dover seguitar a navigare col vento di levante che aveva recato l'uragano. La loro meta doveva trovarsi laggi, in un punto ancora imprecisato, a occidente.
ercorsero circa duemila miglia sospinti senza posa dai venti
di levante, superando sovente le duecentocinquanta miglia
giornaliere. Ora la nuova stella era sempre ferma pressappoco alla medesima altezza sull'orizzonte, alla loro destra, e i viaggiatori si tenevano vicinissimi alla rotta indicata dai Piccoli Occhi. Al tramonto Teroro inclinava la tazza di noce di cocco per cogliervi il riflesso luminoso della stella tanto vicina adesso ai Piccoli Occhi, non appena questi spuntavano a oriente, che quasi sembrava toccarli. Poi, quando la costellazione che gli uomini dei deserti avevano chiamato dell'Aquila tramontava, Teroro si orientava con la stella a prua e i Piccoli Occhi a poppa, tenendosi in tal modo sempre in rotta.
Durante quel lungo tragitto verso ovest si comprese come solo la previdente disciplina imposta da re Tamatoa sin dall'inizio avrebbe deciso dell'esito del viaggio. Infatti le provviste di cibo erano ormai ridotte al minimo, e per un ghiribizzo della sorte i pesci, che pure pullulavano in quelle strane acque, si rifiutavano d'abboccare; Tupuna spieg il fenomeno dichiarando come ci dipendesse dal fatto che l i pesci vivevano sotto l'influsso della stella fissa, e pertanto gli ami di Bora Bora non s'erano ancora abituati al nuovo stato di cose. Tutte le donne e gli uomini che non remavano si disponevano lungo il bordo della canoa con una lenza in mano, ma inutilmente.
Restava ancora qualche noce di cocco e una piccola quantit di frutti del pane, ma non v'era pi neppure una briciola di taro. Persino i maiali, tanto necessari alla riuscita del viaggio, non potevano essere nutriti. Come per un miracolo, invece, i trenta vogatori che pur lavoravano tanto pi duramente degli altri, stavano benissimo. Da un pezzo il loro stomaco s'era contratto sin quasi a scomparire. Le loro robuste spalle, ormai senza un'oncia di grasso, sembravano capaci di generare energia dal nulla. Pressoch privi di cibo e d'acqua, sudavano appena, e con gli occhi arrossati dal sole scrutavano di continuo l'orizzonte in cerca di presagi.
Doveva per esser la vecchia Teura a scorgere il primo segno veramente importante; la ventisettesima mattina avvist un pezzetto di legno che andava alla deriva; subito Teroro vi punt addosso la canoa e quando il frammento pot essere tratto a bordo, ci s'accorse che conteneva quattro vermi.
Questi furono dati immediatamente in pasto ai polli i quali, prima di mangiarli, li fissarono a lungo stupiti, increduli.
Era in mare da dieci giorni al massimo, sentenzi Teura. Dal momento che la canoa poteva viaggiare almeno cinque o sei volte pi in fretta d'un rottame alla deriva, probabilmente la terra non era lontana. Da quell'istante s'inizi per la vecchia Teura un periodo intensissimo, tutto dedicato allo studio di presagi che interpretava piena di fiducia, con l'aiuto di antiche preghiere.
Tuttavia non le arti magiche dovevano salvare Aspetta il vento dell'ovest, bens Mato che col suo occhio esperto di marinaio not un pomeriggio, in lontananza, uno stormo di uccelli che si dirigevano sicuri verso occidente, come seguendo un percorso determinato. Laggi c' la terra! Quegli uccelli vi si stanno dirigendo!, grid. Tupuna e Teroro condivisero questo parere, e quando, poche ore dopo, le stelle si levarono, fu confortante costatare come i Sette Piccoli Occhi confermassero che il viaggio s'approssimava ormai al termine.
Ancora pochi giorni, annunci Teroro con l'animo colmo di speranza.
Due giorni dopo Mato, che la fame rodeva, torn ad avvistare un uccello: si trattava d'una sula, librata a circa duecento metri, che improvvisamente sbatt le ali e calandosi a capofitto verso le onde si tuff come un sasso nel mare. Sebbene tutti gli occupanti della canoa fossero convinti che il tremendo urto gli avesse spaccato il cranio, un attimo dopo il volatile riapparve con un pesce nel becco. Lo fece scivolare destramente in gola, quindi torn a tuffarsi con incredibile rapidit.
Ci stiamo avvicinando alla terra!, grid Mato; per molti a bordo pensarono non tanto che la sula fosse messaggera di buone novelle, quanto che fosse fortunata perch sapeva procacciarsi il cibo con straordinaria facilit.
All'alba del ventinovesimo giorno un gruppo di undici uccelli neri, dal corpo allungato e dalla coda elegantemente biforcuta, partirono in viaggio di approvvigionamento dalla loro isola natale, sita in un punto imprecisato al di l dell'orizzonte, e quando sorvolarono la canoa, Teroro not con comprensibile compiacimento che la loro direzione, alla rovescia, era la sua: continuando a osservarli li vide portarsi sopra un gruppetto di sule intente alla pesca. Quando quelle abili pescatrici si levarono in aria con la preda, gli uccelli piombarono loro addosso costringendole ad abbandonare il pesce, che a loro volta, abilissimi, afferrarono a mezz'aria, volandosene subito via. Dalla presenza dei volatili si poteva dedurre che la terra doveva distare al massimo una sessantina di miglia. Questa supposizione fu confermata allorch Teura e Tupuna, i quali lavoravano ora di conserva, riconobbero nelle onde del mare un disegno caratteristico, indicante come poco lontano la profonda deriva occidentale dell'oceano urtasse contro una scogliera, dalla quale rimbalzavano onde di ritorno che tagliavano di traverso il movimento normale del mare; sfortunatamente un grosso banco di nubi oscurava l'orizzonte occidentale sin quasi al livello delle acque, cosicch era impossibile determinare con esattezza la posizione dell'isola.
Non vi angustiate!, andava ripetendo a tutti Teura. Non appena le nuvole s'alzeranno, osservatene attentamente la parte inferiore. Al tramonto vi accorgerete che sopra l'isola, per effetto del riflesso della laguna, diventeranno verdi. L'anziana veggente era talmente convinta che avrebbero approdato a un'isoletta circondata dalla laguna, sul tipo di Bora Bora, che, fissato il punto dal quale sembravano generarsi gli echi delle onde, non ne distolse pi lo sguardo.
Come aveva sperato, verso l'imbrunire i cirri incominciarono a diradarsi, finch scorse in lontananza la sagoma di un'isola. Con voce tremante per l'emozione, Teura grid: Oh, grande Tane! Ma che cos'?.
Guardate! Guardate!, url Teroro.
Dinanzi a loro, impennandosi fuor del mare simile a un mostro, si profil una montagna misteriosamente incoronata di bianco, solenne, regale sullo sfondo delle nubi tinte di rosso dal tramonto.
Che terra spaventosa abbiamo trovato!, mormor Teroro.
 la terra di Tane!, esclam re Tamatoa trattenendo il respiro. Guardate! Tocca il cielo.
Tutti, a bordo della canoa, nel vedere quella montagna limpida, meravigliosa, caddero in ginocchio, in riverente silenzio. A un tratto Pa esclam: Guardate! Fuma!. Infatti, mentre la notte cadeva, gli uomini di Bora Bora videro che dalla sommit della nuova terra si sprigionavano nuvole di vapori.
Quella vista lasci i viaggiatori profondamente perplessi, poich intuivano che doveva trattarsi d'un presagio fuor del comune. Quanto alla vecchia Teura, nelle silenziose ore della notte fece un sogno dal quale si svegli urlando. Al re, precipitatosi al suo fianco, sussurr: Ho capito finalmente che cos'abbiamo dimenticato.
Si port col nipote a poppa, dov'era sicura che nessuno potesse udirla, e gli confid: Ho rifatto lo stesso sogno; ho udito di nuovo la stessa voce che mi gridava: Tu m'hai dimenticata. Questa volta per ho riconosciuto la voce. Abbiamo dimenticato di portare con noi una dea.
Con una stretta al cuore re Tamatoa domand: Quale dea?. Sapeva infatti che se una dea si considerava insultata, non esistevano limiti alle sue possibilit di vendetta.
Era la voce di Pere, l'antica dea di Bora Bora, replic la donna. Dimmi, nipote: le stelle che tu hai sognato vagare per i cieli, non erano forse seguite da puntolini di fuoco?.
Il re riusc a rievocare il tremendo sogno premonitore che l'aveva visitato prima della partenza da Bora Bora con tale straordinaria chiarezza da poter rispondere: Sicuro che c'erano dei puntolini di fuoco: fra le stelle settentrionali.
Fu subito convocato Tupuna, il quale, non appena seppe del sogno fatto da Teura, sentenzi che senz'altro la dea Pere aveva manifestato con quella visione il proprio desiderio di accompagnarli nel viaggio. Al che il nipote, ignaro, gli domand: Ma chi  Pere?.
Negli antichi giorni di Bora Bora, incominci il vecchio, mentre la sottile falce della luna calante sorgeva a est, anche la nostra isola aveva montagne che fumavano, e Pere era la dea di fiamma che governava le nostre vite; quando la fiamma si spense, noi pensammo che Pere ci avesse lasciati e smettemmo di venerare la pietra rossa che stava nel tempio.
Avevo dimenticato completamente Pere, confess Teura. Per questo la prima volta non ho riconosciuto la sua voce. Stasera per, nel vedere la montagna fumante, l'ho ricordata.
 in collera con noi?, domand il re.
S, rispose Teura. Per Tane e Ta'aroa ci proteggono.
I due veggenti tornarono ai rispettivi posti d'osservazione, lasciando solo il re nell'ombra della sua nuova terra ormai quasi invisibile alla pallida luce della luna. Lo turbava il pensiero che un uomo dovesse darsi tanta pena per compiacere gli di, senza tuttavia riuscirvi: per quanto s'attenesse ai presagi, vi piegasse tutta la propria volont, vivesse esclusivamente al cenno degli di, qualcosa andava sempre di traverso; una vecchia non sa riconoscere la voce d'una dea, ed ecco che la pi nera catastrofe minaccia di rovinare un'avventura grandiosa. Tamatoa sapeva della pietra di Pere; sapeva ch'era conservata nel tempio, ma aveva sempre ignorato per quale motivo, avendone dimenticato persino il nome e le doti; non era pi nemmeno coperta di piume. Sarebbe stato semplicissimo caricare sulla canoa anche quella pietra; adesso, invece, per la propria ottusit mentale si trovava alla merc
d'una dea vendicatrice gravemente offesa. Picchiando i pugni contro i sostegni della capanna di paglia esclam angosciato: Perch non riusciamo a farne mai una giusta?.
Se l'arrivo alla nuova terra lasciava il re perplesso, molti altri passeggeri ne erano atterriti. Sul fondo dello scafo di sinistra gli schiavi, accovacciati nelle tenebre, bisbigliavano sommessamente fra loro. I quattro uomini stavano dicendo alle due donne quanto le avessero amate e come sperassero che fossero incinte, anche se
i figli sarebbero nati schiavi. Rievocarono quindi i pochi giorni felici che avevano conosciuto su Bora Bora, i giorni indimenticabili in cui, capitati per caso su un maiale sperduto del re, l'avevano mangiato di nascosto -. se fossero stati scoperti sarebbero stati uccisi immediatamente -, oppure i giorni in cui i nobili s'erano allontanati dall'isola lasciandoli liberi se non altro di respirare. Nelle tenebre della notte che gi si stavano diradando, preannunciando un'alba d'inesprimibile terrore, bisbigliavano tra loro di affetti umani, di speranze perdute; i quattro uomini sapevano, infatti, che non appena la canoa avesse toccato terra sarebbe stato costruito un tempio, ed essi sarebbero stati seppelliti vivi in ognuna delle buche destinate ad accogliere i quattro pali di sostegno. I condannati sentivano gi nelle narici il sapore della terra, la pressione spaventosa del palo sacro sulle viscere, l'orrore della morte imminente.
Le due donne che tosto sarebbero state cos crudelmente abbandonate avrebbero forse subito una sorte peggiore. Avevano finito, infatti, con l'affezionarsi a quegli uomini cos cortesi, cos teneri coi bambini, cos pronti a commuoversi per la bellezza della natura. Tra poco, per un motivo incomprensibile, quegli uomini sarebbero stati sacrificati, mentre esse avrebbero continuato a vivere ai margini della comunit. Se erano gi gravide e i loro figli fossero stati maschi, sarebbero stati gettati sotto le prue delle canoe per benedirne il legno ed esserne dilaniati. Se invece non erano gravide, la notte gli uomini dell'equipaggio, col volto mascherato, sarebbero entrati all'improvviso nei recinti degli schiavi e dopo averle violentate si sarebbero allontanati alla chetichella cos com'erano venuti. Infatti, se si veniva a sapere che un capo aveva contatti con una schiava, era punito, bench tutti avessero tali contatti.
Alle prime luci del mattino apparve chiaro che la montagna fumante e l'isola che la sosteneva erano molto pi lontane di quanto si fosse a tutta prima supposto, cosicch i vogatori dovettero prepararsi ad affrontare un ultimo durissimo giorno di fame e di fatica. Tuttavia la presenza visibile della meta riusc a incitarli
a un punto tale che al cader della notte tutti furono sicuri che l'indomani mattina il lungo viaggio avrebbe avuto finalmente termine. Durante quella dolcissima notte tropicale, con la montagna luminosa dinanzi a loro che li guidava come un faro, l'equipaggio della canoa non rallent neppure per un attimo il ritmo delle vogate.


Capitolo 7.

Mentre i nostri viaggiatori si stanno avvicinando al termine d'una traversata di circa cinquemila miglia,  giusto raffrontare la loro impresa con quelle di altri navigatori in altre parti del globo. Nel Mediterraneo i discendenti degli orgogliosi fenici, i quali anche nei loro maggiori momenti di gloria s'erano di rado avventurati fuor di vista della terra, navigavano ora costeggiando lidi ben noti, e di tanto in tanto, impresa ritenuta arrischiatissima, osavano addirittura attraversare il loro piccolo mare chiuso, percorrendo al massimo duecento miglia. In Portogallo s'incominciavano a raccogliere importanti notizie sull'oceano, ma gli uomini non erano ancora pronti a tentare il grande balzo, e sarebbero trascorsi seicento anni prima che fossero scoperte le vicine isole di Madera e delle Azzorre. Alcune navi s'erano spinte non oltre le spiagge africane, poich si sapeva che attraversare l'equatore, perdendo in tal modo di vista la Stella Polare, equivaleva o a morire bolliti o a rotolare gi dall'estremo limite del mondo.
Sul lato opposto del globo le giunche cinesi avevano compiuto il periplo dell'Asia, e nei mari del Sud s'erano spostate da un'isola all'altra senza mai perdere di vista la terraferma, impresa addirittura eroica. I mercanti dell'Arabia e dell'india avevano affrontato viaggi di una certa importanza, senza per allontanarsi di molto dalle coste conosciute, mentre nei continenti non ancora scoperti a occidente dell'Europa gli uomini non s'erano mai staccati dalla terra.
Soltanto nel nord dell'Europa i vichinghi avevano rischiato avventure che si possono lontanamente paragonare a quella degli uomini di Bora Bora; tuttavia in quel tempo neppure essi avevano iniziato i loro lunghi viaggi, pur potendo disporre di metalli, di navi di grande stazza, di vele di stoffa, di libri, di carte geografiche.
Toccava agli uomini del Pacifico, a uomini cauti come Tamatoa, a uomini energici come Teroro, affrontare un oceano da pari a pari e conquistarlo. Bench privi di metalli e di carte, orientandosi solo con l'aiuto delle stelle e provvisti di qualche pugno di taro secco e d'una fede incrollabile nei propri di, questi uomini compirono prodigi. Dovevano passare ben sette secoli prima che un navigatore italiano, battendo bandiera spagnola e sfruttando l'esperienza e i mezzi apprestati da una comunit civile, osasse avventurarsi su tre solide e comode navi in un viaggio assai meno lungo e infinitamente meno rischioso.
All'alba Teroro punt la prua della canoa verso la riva sudorientale della vasta isola vulcanica che si levava dall'estremit sud-orientale della fenditura prodottasi, come s' detto, sul fondo dell'oceano. Non appena la linea costiera fu visibile, i pi diversi pensieri assalirono i viaggiatori. Teroro si disse deluso:  tutta roccia. Dove sono le noci di cocco? Dov' l'acqua?. Mato, che si trovava sullo scafo pi vicino alla terra, riflett: "Non vedo frutti del pane. Re Tamatoa invece pensava:  la terra che ci ha regalato Tane. Dev'essere buona.
Soltanto Tupuna si rendeva conto dei gravissimi problemi che le prossime ore avrebbero imposto. Tremando di apprensione si diceva: i figli dei miei fratelli stanno per porre il piede su una terra vergine. Tutto dipender dai primi minuti, poich quest'isola  evidentemente abitata da numerosi di ignoti, e noi dovremo cercare di non far nulla che possa offenderli. Ma riuscir a propiziarmeli tutti?.
Passando subito dal pensiero all'azione percorse in lungo e in largo la canoa, distribuendo consigli e suggerimenti, per far s che gli di sconosciuti venissero offesi il meno possibile. Non raccogliete neppure una pietra, raccomand. Non spezzate alcun ramo, non mangiate un solo mollusco. Si rec quindi al tabernacolo, e chiamato Pa al proprio fianco gli porse una pietra piatta, quadrata, dicendogli: Mi seguirai tu perch sei il pi coraggioso. Sistem sulle spalle del re la cappa di piume, consegn una lancia a Teroro, quindi, sollevando fra le mani tremanti le immagini di Tane e di Ta'aroa, grid, mentre la prora della canoa urtava il lido: Attenti!.
Tamatoa sbarc per primo, e non appena fu a riva s'inginocchi, prese un pugno di terra e, portatoselo alle labbra, lo baci ripetutamente, intonando quindi con voce solenne: Questa  la terra. Questa  la casa dell'uomo. Questa  terra buona su cui stabilirsi, una terra buona sulla quale procreare figli. Qui porteremo i nostri antenati. Qui porteremo i nostri di.
Sulla prua della canoa Tupuna, col volto levato verso il cielo, sussurrava: Tane, ti ringraziamo d'averci portato in salvo al termine del nostro viaggio. Quindi, con voce penetrante, grid: O voi, di sconosciuti! Valenti e cortesi di che reggete quest'isola! Belli e generosi di della montagna fumante! O voi, quaranta di, quarantamila di, quaranta milioni di di! Concedeteci di sbarcare; concedeteci di dividere i vostri tesori, e noi vi onoreremo. Stava per metter piede a terra coi propri di, ma il pensiero d'invadere una terra nuova lo spaventava talmente che ancora una volta url: Tremendi, onniveggenti di, posso sbarcare, per favore?.
Infine si decise, aspettandosi chiss quale sgomentevole prodigio; poich per non accadeva nulla, si volse a Pa: Porta pure la pietra di Bora Bora. Prontamente il guerriero dalla faccia di squalo balz sul lido recando con s l'unico ricordo duraturo della patria: un pezzo di roccia. Quand'ebbe raggiunto il re e gli si fu messo accanto, Tupuna grid: Ora tocca a te, Teroro! Fatti avanti con la tua lancia.
Teroro, nel momento di lasciare la canoa, non pensava affatto ai nuovi di. Posando ambo le mani sulla prua di Aspetta il vento dell'ovest sussurr con infinita dolcezza, come se parlasse a Marama: Bellissima, cara nave, perdonami d'averti privata della tua gloria segando il coronamento. Tu resterai sempre ugualmente la regina dell'oceano. Salt quindi a terra per proteggere il fratello nei primi fatali istanti.
Tupuna lasci tre guerrieri a custodire la canoa, mentre gli altri si mettevano in fila a formare la processione solenne che avrebbe invaso l'isola, preceduti da Tupuna, il quale, ogniqualvolta s'avvicinava a una roccia di grandi dimensioni, ne implorava il dio perch lo lasciasse passare. Giunto a una macchia di alberi grid: Dio di questi alberi, noi veniamo in amicizia.
Avevano percorso un breve tratto quando una nube errabonda li spruzz di pioggia. A questo prodigio Tupuna si mise a urlare: Siamo accolti! Gli di ci benedicono. Presto! Osservate dove finisce l'arcobaleno!.
Pa, sempre reggendo la pietra di Bora Bora, scorse per primo il punto in cui l'arco multicolore toccava il terreno. Subito Tupuna proclam: Laggi sorger il nostro tempio!. Precipitandosi al punto indicato soggiunse: Allontana ogni male, Tane, poich qui sar eretto il tuo tempio!.
L'estremit dell'arcobaleno si perdeva su un grazioso pianoro prospiciente l'oceano, e Tamatoa osserv:  davvero un buon auspicio. Incominci quindi col canuto zio la ricerca di un'alta rupe maschia, poich sapevano entrambi che la terra, essendo femmina, era impura, mentre le solide rocce di pietra, considerate maschie, erano di conseguenza incontaminate. Dopo molto cercare Tupuna scorse una grossa roccia che affiorava dal terreno, e dichiar: Questo  il luogo ideale per costruirvi un altare.
Pa pos sulla roccia maschia la pietra quadrata di Bora Bora, e su di essa Tupuna colloc riverentemente Tane e Ta'aroa, gli amati di patri, sancendo con questo gesto simbolico la presa di possesso dell'isola. Tornato quindi in riva al mare riemp d'acqua una mezza noce di cocco e asperse la zona del tempio, gli di e tutti gli esseri viventi giunti con la canoa, col lungo indice della mano destra. Adesso purifichiamoci, disse spingendo nell'oceano uomini, animali e ci che era avanzato delle provviste. I viaggiatori sguazzarono con gioia nelle fresche acque, finch una donna grid: Sapete su che cosa ho messo il piede? Su centinaia di molluschi!. Immediatamente tutti coloro che s'erano gi purificati si rituffarono nelle onde, dando inizio a un vero e proprio saccheggio dei succulenti crostacei, forzandone le dolci valve e cacciandosene in bocca il contenuto, ridendo.
Quando si furono saziati, Tupuna annunci: Dobbiamo iniziare la costruzione del tempio, e gli schiavi incominciarono a tremare. Il vecchio ricondusse tutti sul pianoro e assieme a Tamatoa design quali sarebbero stati i quattro angoli sacri del futuro tempio, mentre grossi mucchi di pietre venivano raccolti intorno alle profonde buche che gli agricoltori s'erano subito messi a scavare.
Il re fece quindi cenno ai guerrieri di seppellire immediatamente i quattro schiavi, ma Teroro, piantandosi davanti agli schiavi per impedire il sacrificio, implor: Fratello, non incominciamo la nostra nuova vita con altre uccisioni.
Tamatoa lo guard stupefatto, protestando: Il tempio deve pur essere sorretto!.
Tane non ha bisogno di queste cose!, insistette Teroro.
Ma le abbiamo sempre fatte.
Non abbiamo lasciato Havaiki e il rosso Oro proprio per questo?.
Quello era Oro, e questo  Tane, cavill il re.
Fratello, te ne supplico! Non ricominciamo a uccidere!. Poi, ricordando in qual modo fossero stati sacrificati i suoi uomini migliori, grid: Chiedi il parere dei guerrieri!.
Purtroppo si trattava d'una questione sulla quale soltanto Tamatoa aveva il diritto di decidere: riguardava infatti i suoi rapporti diretti con gli di, e probabilmente tutta la fortuna del viaggio sarebbe dipesa da quei brevi prossimi minuti.
Le tue parole sono inopportune, borbott il re cocciutamente.
Tupuna gli venne in aiuto osservando in tono querulo: Sin dall'antichit i templi sono sempre stati sorretti da uomini.
"Seppellite gli schiavi!, ordin severamente re Tamatoa.
Ancora una volta Teroro allarg le braccia dinanzi ad essi, gridando: Fratello, non lo fare!. Improvvisamente gli venne un'idea: Se dobbiamo proprio sacrificare qualcosa a Tane, sacrifichiamogli il maiale maschio.
Per un attimo parve che la proposta dovesse essere accettata: tutti sapevano che Tane gradiva di pi i sacrifici di maiali; ma Tupuna s'affrett a bocciare il progetto sentenziando seccamente: Dobbiamo tener il maiale per avere altri maiali, e tutti gli diedero ragione.
Teroro, preso com'era dal desiderio di fondare la nuova colonia senza ulteriori spargimenti di sangue umano, grid: Aspettate! Tanto tempo fa, quando non avevamo maiali, offrivamo a Tane ulua, l'uomo del mare!.
Tamatoa interrog con un'occhiata Tupuna, e questi annu. S, gli di amano l'uomo del mare, ammise.
Concedetemi mezz'ora, implor Teroro, e prendendo con s una mezza dozzina di ottimi pescatori s'avventur a guado verso la scogliera. Mentre i pescatori buttavano le lenze, Teroro preg: Ta'aroa, dio del mare e dei pesci che vi abitano, mandami qualche ulua affinch io possa salvare delle vite umane. Quando ne ebbero presi otto, due per ogni angolo, e furono ritornati sul pianoro, Tamatoa, guardando quei bei pesci grassi, sentenzi: Per tre angoli useremo gli uomini del mare, ma per l'angolo principale useremo uno schiavo.
Ti prego..., incominci Teroro, ma il re s'affrett a zittirlo urlando incollerito: Taci! Il comando della canoa  tuo, per chi presiede al tempio sono io. Che cosa potrebbe dire Tane se ci rifiutassimo di dargli ci che gli spetta?.
Profondamente angosciato, Teroro s'allontan, non volendo assistere a ci che stava per accadere, disposto a perder anche la vita per impedirlo. Sedutosi su una roccia, in disparte, riflett col cuore gonfio di amarezza: "Siamo fuggiti da un male unicamente per portarcelo appresso....
Non appena Teroro se ne fu andato, il re ordin a Mato: Sotterra i pesci. Quando ci fu fatto, ordin ancora: Mato, portaci uno schiavo. Il guerriero s'avvicin ai sei che si stringevano in un canto, gli uni contro gli altri, dichiarando brusco: Sono stato mandato dal re a scegliere uno di voi perch diventi
lo spirito del tempio.
Pur sentendosi rasserenati nell'udire che uno solo sarebbe morto, gli schiavi avrebbero voluto non dover scegliere proprio
loro la vittima. Guardandosi vicendevolmente si chiesero: "Chi di noi dovr morire per i nostri padroni?. Alla fine, mentre gli altri piangevano, quello fra loro che aveva una certa autorit, puntando l'indice contro un compagno, dichiar: Tu, forse.
L'uomo cos designato gemette, ma si fece forza per la terribile prova. Dapprima si avvicin al capo e strofin il naso contro quello di lui affinch capisse che andava a morire senza rancore. Poi fece altrettanto con gli altri compagni, dicendo a ciascuno:  meglio che di noi due muoia io, caro amico. Quando fu la volta della donna che egli amava teneramente, e quando le ebbe strofinato il naso per l'ultimo, irrevocabile istante, non gli resse l'animo di proferire alcunch, e muto s'avvi alla fossa, nella quale venne subito scaraventato; gli furono quindi rovesciate addosso grosse pietre, mentre tutt'intorno la terra veniva pestata e pigiata, finch scese su di lui, oscura, impenetrabile, la morte.
Terminata la consacrazione del tempio, e non appena il mana ricominci a fluire dagli di in re Tamatoa, permettendogli di riprendere le proprie funzioni regali, Tupuna organizz una seconda spedizione. Accompagnato da tutta la comitiva, tranne gli animali e quattro uomini che furono lasciati a guardia della conca, esplor il retroterra in cerca di cibo. Fu un viaggio di scarso rendimento, poich non venne trovato pressoch nulla di commestibile. A un certo punto s'imbatterono in una felce, dal midollo di pessimo sapore. Rivolto alla pianta Tupuna esclam: Dio che abiti in questa dolce felce, abbiamo fame: concedici di prenderla in prestito: ti lasceremo le radici affinch tu possa ricrescere.
Arrivati a un albero pi alto di quanti ne avessero mai veduti su Bora Bora, Pa osserv: Basterebbe un albero come questo per costruire una casa.
Subito Tupuna s'affrett a pregare: Albero possente, ci serve il tuo legno per costruire una casa. Concedici di prendere in prestito la tua forza. Sotterro ai tuoi piedi un grasso ulua perch tu
lo possa mangiare. Non appena l'avrai divorato, ci consenti di venir a prendere il tuo legno?.
Se non trovarono cibo, scopersero nondimeno qualcosa di quasi altrettanto utile: una grotta riparata dal mare e asciutta. Dopo aver sotterrato l'ultimo ulua dinanzi alla soglia, Tupuna cos preg: Di della grotta, ve ne prego, allontanate il male che vi s'annida e concedetemi di spruzzare questo luogo con acqua sacra affinch sia santificato. Quindi entr, gridando ai seguaci: Sar la nostra dimora.
A questo punto s'ud giungere dalla riva, dove i maiali nel frattempo erano stati liberati, uno scoppio di risa, e si comprese subito che il vecchio maiale maschio aveva ancora buone gambe, perch, postosi davanti alla canoa, aspettava che le onde gliela spingessero alle spalle, poi, piantando saldamente le zampe per resistere al cozzo, si lasciava cadere col muso nella sabbia. Intontito, si metteva a grugnire forte, ma subito riprendeva posizione attendendo il secondo rollio per ricadere prono. Gli astanti assistevano alla scena tra grandi scoppi di risa, dimentichi dell'incerta sorte che li attendeva: il suino infuriato li rasserenava con l'infallibile terapia del riso, cosicch quando Tupuna ordin: Portate tutto nella grotta!, ubbidirono di buon grado e nella fatica scordarono la terribile minaccia che incombeva su di loro: la possibilit che nella nuova patria non vi fosse di che sfamarsi.
Quand'ebbero sistemato i fardelli nella caverna, due agricoltori annunciarono: Ci sono molti uccelli su quest'isola. Quasi a provare tale asserzione vol sopra il loro capo uno stormo di starne, uccelli che si nutrono di pesce fresco e che, arrostiti, hanno un gusto delizioso. Tamatoa, guardandoli, osserv: Tane non ci avrebbe mai condotti sin qui, se non vi fosse stato cibo. Non sar il cibo che conosciamo, per c'. Sta a noi procurarcelo.
Gettate finalmente le fondamenta del tempio, sistemati gli di, tratta in secco la grande canoa, riposti tutti i tesori nella grotta, gli uomini poterono, per la prima volta dopo il lungo viaggio, occuparsi finalmente delle loro donne. A una a una, le splendide creature dai fluenti capelli neri, emaciate, ma pur sempre attraentissime, furono condotte nei cespugli e coperte di carezze; strani matrimoni multipli s'intrecciarono, e una nuova vita ebbe cos inizio sull'isola.
La pi bella di tutte per non riusciva a trovare il proprio uomo, perch Teroro s'era appartato in riva al mare a riflettere sul sacrificio dello schiavo e sull'ombra sinistra che l'inutile olocausto gettava sulla nuova patria. Invano Tehani usc dalla caverna gridando ripetutamente: Teroro, Teroro!. Alla fine Mato, che sino a quel momento non aveva trovato una donna tutta per s e che durante la lunga traversata, seduto accanto a Tehani, era andato scoprendo in lei doti nuove e preziose, la ud, e mettendosi a correre a perdifiato la raggiunse; per finse d'incontrarla come per caso e le domand con studiata noncuranza: Non riesci a trovare Teroro?.
No.
Forse sar occupato.
Ma dove?. L'angoscia era dipinta sul viso di Tehani.
Non lo so. Probabilmente.... La prese per mano, tentando di ricondurla tra gli alberi di dove erano appena usciti, ma la ragazza si divincol.
No! Sono figlia d'un capo e moglie d'un capo.
Di quale capo sei la moglie?, le domand Mato in tono beffardo.
Che intendi dire?, esclam Tehani volgendosi di scatto, mentre i lunghi capelli le guizzavano sui seni delicati sfiorandoli dolcemente.
Ti sono stato seduto molto vicino durante il viaggio, Tehani, spieg Mato, e non m' parso che Teroro ti trattasse come sua moglie.
Ero tab, replic Tehani.
Non era per tab pensare a te, insistette Mato. Teroro non ha mai pensato a te, Tehani: io invece s.
La prese di nuovo per mano, e questa volta la ragazza non tent di liberarsi, sapendo che Mato aveva detto il vero. Mi sento molto sola, confess.
Vuoi sapere quel che penso, Tehani? Tu non sarai mai la moglie di Teroro. Ha troppa nostalgia della sua prima moglie.
Poich Tehani condivideva tale convincimento, per un attimo si sent fortemente attratta da Mato e si lasci trascinare in una radura ombrosa, lontano dalla spiaggia, dove gli permise persino di toglierle la gonna di foglie. Cos nuda, guardandolo, comprese quanto appassionatamente desiderasse quel giovane che non la respingeva. In quanto a Mato, nel contemplare per la prima volta la sua splendida bellezza, ancorch sciupata dalle fatiche del viaggio, fu colto da una profonda angoscia al pensiero che una donna tanto desiderabile fosse stata data a un uomo il quale non sapeva che farsene. Stringendola fra le braccia sussurr: Tu sei la mia donna, Tehani.
Tuttavia la ragazza, non appena sent il corpo di lui contro il suo e ud le sue parole, ebbe paura. Sapeva di non poter essere la sua donna. Sciogliendosi con impeto dall'abbraccio ritorn di corsa alla spiaggia, e prima che Mato potesse raggiungerla, scorto Teroro, gli s'avvicin gridandogli nervosamente: Devi fare la pace con tuo fratello.
Lo prese quindi per mano, mentre in disparte Mato la guardava afflitto, e lo ricondusse sul pianoro dove re Tamatoa era tuttora in contemplazione del rozzo tempio. Sulle prime nessuno dei due fratelli parl. Teroro non riusciva a distogliere lo sguardo dalle sinistre pietre che poggiavano sulla terra smossa di fresco.
Quella vista lo sgomentava, ma alla fine mormor, sia pure di malavoglia.  un bel tempio, fratello. Presto per ne costruiremo uno migliore. Il re annu, e Tehani dalle lunghe trecce e dagli occhi sfavillanti condusse il marito ancora trasognato nell'ombra d'un cespuglio, pur sapendo in cuor suo che altri avrebbe dovuto esserle vicino in quel momento.
La vita sessuale del re era troppo importante per svolgersi nelle tenebre e in radure nascoste, perci il giorno seguente, dopo che i pescatori furono rientrati col primo frutto sostanzioso delle loro fatiche, e le donne ebbero fatto bollire una discreta quantit di drupe di pandano, pasto poco promettente, ma pur sempre bene accetto date le circostanze, Tupuna annunci che sua moglie Teura aveva accertato come il periodo del mese fosse propizio perch re Tamatoa si congiungesse quel pomeriggio con la propria sposa Natabu. La donna, grave, solenne, fu dunque condotta fuor dell'ombra d'un albero dov'era stata isolata, e secondo l'antica tradizione venne eretto un capanno provvisorio, fatto di talee tagliate e conficcate nel terreno e ricoperto di tapa consacrata.
Quindi l'olimpica Natabu, che parlava di rado e che per un singolare concorso di auspici e di circostanze favorevoli era la persona pi sacra fra tutti i viaggiatori, dopo esser stata benedetta da Tupuna, fu condotta entro il recinto nuziale e posta, sempre secondo l'antica usanza, su stuoie finemente intrecciate. Dopo che fu benedetto anche Tamatoa, tutta la comunit, compresi i cinque schiavi, circond il capanno salmodiando a gran voce. Infine, tra le preghiere e le benedizioni, il re entr a sua volta nel capanno cos santificato, un lembo di tapa del quale, abbassato dal sacerdote, nascose gli sposi agli occhi dei presenti. A questo punto le preghiere assunsero un ritmo frenetico.
La donna che in quel momento stava per unirsi maritalmente al re era sua sorella Natabu.
Da tempo immemorabile era stato appurato nelle isole come, perch un re potesse procreare un erede degno del trono, tale cio da riunire in s il pi alto lignaggio e la massima santit, dovesse accoppiarsi esclusivamente con la propria sorella germana, e bench Tamatoa e Natabu sarebbero stati liberi in seguito di scegliersi altri sposi, il loro compito principale era la procreazione (in circostanze da rispettarsi con la massima etichetta e sotto gli occhi dell'intiera comunit) di discendenti regali.
Possa l'unione essere feconda!, inton la vecchia Teura mentre i nipoti giacevano insieme sotto la tenda di tapa. Possa essa produrre re forti e principesse benedette con sangue divino.
A sua volta la folla pregava: Possa questa unione darci un re, e bench tale preghiera fosse stata proferita tante altre volte in passato, quando la tenda nuziale era stata rizzata su Tamatoa nella speranza che questi procreasse un erede, nessuno aveva mai pregato con tanto fervore, rendendosi conto dell'estrema importanza, su una terra straniera, di un erede dalla discendenza ineccepibile: chi altrimenti li avrebbe rappresentati degnamente dinanzi agli di, allorch Tamatoa fosse morto?
Quando, nel tardo pomeriggio, il re e la sua sorella-sposa uscirono dalla rozza tenda, gli occhi di tutto il popolo li accompagnarono tra un continuo salmodiare e un coro ininterrotto di preghiere ardentissime perch in quel giorno fausto si fosse compiuta un'unione felice.
Tolta che fu la capanna nuziale e dopo un attento esame di tutti gli auspici inerenti alle recenti nozze, re Tamatoa dovette affrontare un altro grave compito; fu condotto da Tupuna a un campo nel quale gli agricoltori avevano nel frattempo fatto defluire un ruscello. Quel campo doveva diventare l'appezzamento di taro dal quale sarebbe dipesa la comunit per il proprio cibo essenziale, e gi lo circondava un muretto di fango, imprigionando un sottile strato d'acqua che aveva trasformato il fondo del campo in un denso e molle ammasso di mota. Fermatosi sul limitare, nel punto d'ingresso del ruscello, Tamatoa grid: Possa il mana del mio corpo passare attraverso i miei piedi e benedire questo campo!. Quindi avanz nell'acqua fangosa che gi gli arrivava alle ginocchia, mettendosi a pestare energicamente coi piedi e intridendo il fango. Subito fu imitato da Tupuna, da Teroro, da Mato e da Pa, gli uomini cio dotati di maggior mana, e per ore tutti insieme seguitarono a pestare ogni palmo dell'appezzamento, trasformando la mota in un bacino a perfetta tenuta d'acqua, sigillandolo col loro mana. Quando ebbero terminato, Tamatoa grid con voce tonante: Possa questo campo essere suggellato per sempre. Adesso piantate il taro!.
Immediatamente, secondo tradizioni pi che bimillenarie, il popolo piant non soltanto il taro, ma altres i frutti del pane, i banani e il pandano; nondimeno gli arbusti ai quali dedicarono le maggiori cure furono quelli dei cocchi, perch in un certo senso la loro vita stessa era strettamente collegata a questi alberi straordinari. Le noci giovani infatti davano un'acqua squisita; quando invecchiavano fornivano o un olio prezioso o un dolce latte; le fronde servivano per la costruzione dei tetti delle case; dai duri gusci gli indigeni ricavavano tazze e utensili, dalle fibre degli involucri esterni l'incomparabile sennit. Il legname dei tronchi era usato come materiale da costruzione o per scolpirvi le immagini degli di; la robusta fibra che cresceva nella chioma veniva intrecciata a formare un tessuto; le fibrille delle fronde, essiccate, erano ottime per accendere il fuoco, e quelle pi forti delle foglie erano impiegate nella fabbricazione di frecce. Ma pi di ogni altra cosa il cocco era dispensatore di nutrimento, e il vocabolario delle popolazioni isolane conteneva ben ventotto espressioni diverse per descrivere le varie fasi di maturazione di questo frutto maraviglioso, dal momento in cui si formava in esso una sostanza gelatinosa che veniva mangiata dai vecchi e dagli infermi, mediante cucchiai rudimentali, al giorno in cui diventava una noce salda e dolcissima.
Pertanto, ogni volta che veniva piantato un cocco, gli indigeni vi sotterravano accanto un minuscolo polipo affinch questo contribuisse a mantenere eretto il futuro albero, e intanto pregavano: Possa il re aver compiuto oggi un'opera feconda.
Terminato il trapianto degli arboscelli si pass a dibattere il grave problema del nome da dare all'isola. I guerrieri, che s'intendevano poco di auspici, erano tutti d'accordo per battezzarla Bora Bora, ma doveva attenderli una grande sorpresa, perch non appena Tupuna fu informato di questo desiderio dei guerrieri esclam sdegnatissimo: Per la nostra isola non v' che un solo nome!.
E quale?, domandarono i guerrieri stupiti.
Havaiki, fu la risposta.
I nuovi coloni si guardarono tra loro esterrefatti, nell'udire una simile proposta, quindi si misero a sbraitare che mai e poi mai nel loro nuovo rifugio sarebbe risuonato l'odiato nome di Havaiki. Tamatoa e Teroro si dichiararono d'accordo, ma il vecchio sacerdote, con la candida barba e i lunghi capelli che gli svolazzavano nella brezza, inton il pi antico canto del suo popolo, n valsero le ripetute interruzioni del re a fermarlo finch non ebbe spiegato, con parole ben pi preziose dei cocchi, poich sommavano l'esperienza di tutta una razza, erano la sua anima stessa, chi fossero veramente i neo-coloni:
Ai tempi dei tempi, allorch il grande Tane si giacque con una dea, fu generato il popolo dalle veloci canoe. Esso dimorava allora su Havaiki, non per la Havaiki che conosciamo. Era Havaiki-sulla-Grande-Terra, e di l il padre del padre del padre di re Tamatoa, e cos via per quaranta generazioni, condusse il suo popolo, su una canoa, ad Havaiki-dove-l'animale--come-un-Uomo, e qui vissero per numerose generazioni, finch il padre del padre del padre di re Tamatoa, e cos via per trenta generazioni, condusse il suo popolo, su molte canoe, ad Havaiki-dalla-Verde-Laguna....
Con voce evocatrice, tonante, enumer le infinite peregrinazioni del suo popolo, errante da una terra all'altra, perennemente in cerca di un'isola ove trovare pace, noci di cocco, pesce; e ogni volta, ovunque sbarcassero pieni sempre di speranze e di indomito ardore, chiamavano la nuova patria Havaiki, e se la nuova Havaiki li accoglieva ostilmente, ripartivano - come era giusto - alla ricerca di una Havaiki migliore, come avevano fatto i loro antenati per generazioni e generazioni sinch se n'era perduta persino la memoria. Cos, a metafore, descrisse la migrazione dei suoi avi dall'interno dell'Asia alla costa settentrionale della Nuova Guinea, attraverso le isole dell'arcipelago di Samoa sino alla remota Tahiti; i posteri, nel ricostruire quei viaggi, avrebbero scoperto oltre una dozzina di Havaiki, ma nessuna si avvicinava all'antico sogno quanto l'isola che stava per essere consacrata.
Per noi esiste un unico nome, concluse il vecchio abbandonandosi alla retorica. L'Havaiki dalle molteplici ricchezze, l'Havaiki dalle valorose canoe, l'Havaiki dagli di potenti, dagli uomini coraggiosi, dalle donne bellissime, l'Havaiki dei sogni che ci hanno condotti attraverso gli oceani senza fine, l'Havaiki che  vissuta nei nostri cuori per quaranta, cinquanta, sessanta generazioni. Questa  l'isola di Havaiki!.
Quand'ebbe finito, re Tamatoa, il quale aveva nel frattempo dimenticato le proprie proteste, annunci con voce solenne: Questa sar l'isola di Havaiki, e se avete tristi ricordi della vecchia Havaiki ricordatevela come l'Havaiki-del-Rosso-Oro, mentre la nostra terra sar l'Havaiki-del-Nord.
Cos l'isola si chiam Havaiki, divenendo l'ultimo anello di una lunghissima catena.
Solo quando Teroro, accompagnato da Mato, da Pa e da altri tre guerrieri, ebbe compiuto l'intiero periplo di Havaiki, impiegandovi ben quattro giorni, i coloni compresero appieno quale splendida isola avessero scoperta. Vi sono due montagne, non una sola, spieg Teroro; nonch numerose rupi, e uccelli a non pi finire. Molti fiumi scendono nel mare, e alcune baie sono invitanti quanto la laguna di Bora Bora.
Fu per Pa, col suo fare sbrigativo, a riassumere in poche parole ci che avevano scoperto. Ci  parso che abbiamo scelto la nostra grotta sul lato peggiore di Havaiki. Con una faccia lunga Mato assent; ma re Tamatoa, Teura e Tupuna, guardando gli alberelli piantati di fresco e il tempio, dichiararono cocciutamente:  qui che abbiamo fissato la nostra dimora!. Tuttavia
Mato e Pa pensarono che, se fosse accaduto qualcosa, essi avrebbero saputo dove trovare la terra buona.
Poi, inaspettatamente, la dimenticata si manifest. Durante un pomeriggio d'afa e di polvere, Teroro s'era recato nella foresta a caccia di uccelli, quando, nel girarsi per scansare un albero, si trov a tu per tu con una donna sconosciuta. Era di portamento maestoso, aveva il corpo ammantato in un tessuto che il giovane non aveva mai visto prima, e i capelli luccicanti nel sole le stavano irti sul capo come erba selvatica. Era della sua razza, e al tempo stesso non lo era. Con occhi lugubri, accusatori, fiss Teroro finch questi si sent venire il capogiro, ma non profer parola. Allorch, colto da un terrore arcano, Teroro si mise a correre, la donna corse con lui fermandosi ogniqualvolta egli si fermava, ma sempre fissandolo con sguardi carichi di rimprovero. Alla fine si allontan in silenzio: Teroro, rinfrancatosi un poco, volle tenerle dietro, ma gi la misteriosa sconosciuta era scomparsa.
Il giovane rientr all'accampamento tutto tremante; nondimeno, per un motivo che non riusciva a spiegare, prefer non confidare a nessuno il proprio segreto. Quella notte per il sonno si rifiut di visitarlo; seguitava a vedere quegli occhi profondamente infossati, fanatici, fissi su di lui nelle tenebre. Alla fine, il mattino seguente, prese Mato in disparte dicendogli: Ho trovato qualche uccello. Andiamo nei boschi.
Quando furono nel folto e Mato, non vedendo nulla, si decise a domandare: Dove sono gli uccelli di cui mi hai parlato?. la donna si par loro davanti improvvisamente, col volto pi che mai angosciato.
Questa chi ?, esclam Mato stupefatto.
L'ho veduta anche ieri. Credo voglia parlarmi.
Ma la donna non disse nulla; si accontent di fissare i due giovani col suo sguardo ipnotico, allucinante, sempre carico di rimprovero. Teroro spieg al compagno: Vedrai, non appena ci muoveremo, si muover con noi.
Infatti, quando i guerrieri fecero per avviarsi sotto gli alberi, la misteriosa apparizione tenne loro dietro, con le vesti discinte e i misteriosi capelli luccicanti nel sole. Poi, proprio sotto i loro occhi, svan.
Dov' andata?, grid Mato.
Donna! Donna!, chiam ripetutamente, ma invano, Teroro.
Dopo essersi consultati a lungo, i due giovani decisero infine d'informare gli altri. Si recarono innanzitutto dalla vecchia Teura spiegandole: Tra gli alberi abbiamo incontrato una donna misteriosa dai capelli irti....
Senza lasciarli finire, la vecchia proruppe in un gemito prolungato: Aue, Aue!  Pere!  venuta a distruggerci. Al marito accorso alle sue grida annunci: Hanno veduto Pere dal fuoco ardente!. Udendo tutto quel frastuono sopraggiunse di l a poco anche il re; e sua zia si affrett ad avvertirlo: La dimenticata  venuta a punirci.
Aue!, gemette il re, poich comprendeva forse meglio di chiunque altri l'errore imperdonabile che avevano commesso abbandonando una dea la quale li aveva esplicitamente informati del suo desiderio di accompagnarli. Decise di riunire subito tutta la comunit nel tempio per invocare dalla divina un breve respiro, ma in quel preciso istante la terra incominci a tremare con estrema violenza.
In un modo ignoto ai viaggiatori, la rossa terra di Havaiki si sollev per subito ricadere, torcendosi, sommovendosi, mentre tra lo squittire disperato dei maiali si aprivano nell'accampamento profondi crepacci. Oh, Pere!, esclam il re atterrito, risparmiaci!. La sua preghiera dovette essere efficace perch il tremito cess, lasciando il tempo ai coloni inorriditi di stringersi gli uni agli altri, nel disperato tentativo di cercar d'interpretare il pauroso messaggio.
Non vi riuscirono, per, perch un prodigio ben maggiore stava per offrirsi ai loro sguardi. Dalla montagna che si protendeva altissima sul loro capo incominciarono a sgorgare enormi lingue di fuoco accompagnate da una pioggia di pietre. Sulla terra cadde anche molta cenere, una parte della quale and a posarsi sulla testa del re e sui teneri germogli di banano appena piantati. Le fiamme divamparono per tutta la giornata e sino a tarda notte, colorando di rosso-sangue il ventre delle nubi che pendevano sulle isole.
Fu una notte di terrore, tanto pi terribile perch arcana nella sua misteriosa novit. I coloni si radunarono sulla riva, presso la canoa, pensando che se la terra avesse preso fuoco, avrebbero sempre potuto trovare rifugio sulla nave; e quando le eruzioni aumentarono d'intensit, Tupuna insistette perch almeno il re e Natabu fossero portati in alto mare. Grazie a questa preveggenza la colonia si salv. Teroro infatti fece allontanare Hiro e Pa con la canoa, e quando questa fu a circa un miglio dalla costa, illuminata dalla montagna in fiamme, un'immane onda oceanica si abbatt sulla riva; se la canoa non avesse gi raggiunto il mare, l'onda terribile l'avrebbe travolta e distrutta.
L'acqua abbatt il tempio, sradicando gran parte delle piantagioni. Nel suo vorticoso retrocedere si trascin via un maiale, quasi tutti i banani e persino la vecchia Teura. La dea l'aveva avvertita, ma ella non aveva saputo interpretare correttamente il sogno, perci quando il mare nella sua turbolenza si protese sin nell'interno dell'isola per ghermirla, la vecchia non ebbe paura. Abbandonandosi ciecamente agli di, sussurr alle onde che stavano per inghiottirla: Grande Ta'aroa, custode del mare, tu sei venuto a cercarmi, e io sono pronta. Mentre veniva trascinata lungo la scogliera, con la verde acqua mulinante che le spumeggiava sopra, sorrideva, calmissima, sicura che laggi, oltre il corallo, avrebbe incontrato Mano, il suo dio personale, il grande squalo azzurro. Mano!, grid infine. Vengo per stare con te! Aspettami!. Cos dicendo scomparve per sempre.
Allorch l'alba spunt, accompagnata da nuove esplosioni di cenere e di fuoco, re Tamatoa, nel passare in rassegna la comunit cos crudelmente colpita, comprese il motivo di tanta catastrofe; soprattutto l'abbattimento del tempio poteva spiegarsi soltanto col fatto che ai tre angoli non erano stati seppelliti schiavi vivi, come voleva la tradizione. Per Teroro non ne era convinto.
Siamo stati puniti perch abbiamo dimenticato la nostra dea pi antica e perch abbiamo costruito nel posto sbagliato, insistette.
Sino a che punto il luogo fosse stato scelto male lo si seppe quasi subito, perch un attimo dopo Mato arriv di corsa con la notizia che lungo il fianco della montagna stava scendendo, in direzione dell'accampamento, una serpeggiante fiumana di fuoco. Una dozzina d'uomini arrampicatisi sugli alberi videro uno spettacolo spaventoso: sopra di loro, travolgendo ogni ostacolo, scendeva inesorabile verso il mare una muraglia di roccia ardente e di lava fusa: il mostruoso serpente si rigirava di continuo su se stesso inghiottendo alberi, massi, intiere vallate. Il suo grugno orribile, alto quanto sei uomini, non ardeva, anzi, pareva spento, ma non appena urtava contro un albero secco subito si sprigionavano misteriosamente fiamme altissime. A intervalli, lingue di roccia fusa sgorgavano dal fronte compatto del mobile muro di fiamma, allargandosi come se fossero acqua. Era evidente che il mostro non avrebbe tardato a divorare l'intiera comunit.
Ci raggiunger domani, calcolarono gli uomini.
Quando fu informato di ogni particolare, re Tamatoa reag col consueto vigore; del resto, le parole audaci del fratello lo avevano gi rinfrancato. Ordin calmo: Prima di tutto
pregheremo per la vecchia Teura, e benedicendone la memoria la raccomand alla clemenza degli di; quindi soggiunse: Tutto ci che  stato piantato dev'essere subito rimosso e avvolto con cura, anche a costo di usare le nostre stesse vesti. Indic poi agli schiavi come dovevano caricare la canoa, e quando a meno di tre miglia di distanza la massa lavica prese a riversarsi su una rupe bassa, simile a una cascata fiammeggiante, dopo averla studiata a lungo dichiar: Questa notte resteremo a riva e ci terremo pronti. Domattina ce ne andremo di qui. Pa dice di aver trovato a ovest una terra promettente.
I coloni lavorarono tutta la notte a raccogliere le loro robe, alla luce delle vampe del vulcano, e quando sorse l'alba erano pronti a partire. Avevano ricuperato gran parte delle sementi, e avevano salvato gli di, i maiali e la canoa. Non appena furono al largo, al sicuro, videro lo sterminato, fiammeggiante fronte di lava straripare sul pianoro divorando ogni cosa con impassibile crudelt. Lo spiazzo del tempio fu arso in un attimo; i campi dove avevano riposato i teneri arboscelli scomparvero; l'appezzamento di taro si emp di fuoco; la grotta spar dietro un muro di fiamma. Dal pianoro la cascata ardente trov una valle che portava al mare e si precipit gi con forza spaventosa, riversandosi nell'oceano. Al contatto con le onde sibil, gemette, lanci nell'aria colonne di vapore, fece esplodere le acque, con assordanti fragori propag la sua vittoria ai quattro angoli dell'oceano, emp il cielo di cenere, finch, conquistata dalla rassegnazione paziente del gran profondo, cadde silenziosa nelle sue buie caverne, come faceva da trenta milioni di anni.
Gli uomini di Havaiki, sperimentata per la prima volta la furia incredibile di cui era capace la loro nuova terra, rimasero sbigottiti a contemplare per un tempo lunghissimo, dall'alto della canoa, il cataclisma che s'era abbattuto sulla colonia neonata, finch una raffica pi forte delle altre strapp dalla cresta del vulcano un ciuffo di capelli filati dai venti che soffiavano sulla lava fusa, portandolo verso di loro. Teroro lo afferr e lo tenne sospeso nel sole; s'accorse cos che erano gli stessi capelli di cui aveva veduto incoronato il capo della donna misteriosa incontrata nella foresta. Immediatamente annunci: Era proprio la dea Pere. Non era venuta per spaventarci, ma per avvertirci; solo che noi non abbiamo capito.
Queste parole infusero una grande speranza agli occupanti della canoa, perch se la dea era stata tanto sollecita del suo popolo errante doveva amarlo ancora; perci tutto non era perduto. I capelli di Pere furono subito consegnati al re come fausto auspicio, e Tamatoa si affrett ad annodarli intorno al collo dell'unica scrofa pregna superstite; se infatti l'animale fosse morto senza poter figliare, questo sarebbe stato un avvenimento infausto perlomeno quanto l'eruzione del vulcano.
In tal modo, recando con s appena la met del carico col quale erano venuti, e un'unica scrofa pregna cinta dei capelli di Pere, i viaggiatori si avviarono in cerca di una nuova dimora. Mato e Pa non s'erano ingannati: dopo aver condotto i compagni lungo la punta meridionale dell'isola e su per la costa occidentale si fermarono davanti a un terreno bellissimo, facilmente arabile, ricco d'acqua; e qui ebbe veramente inizio l'insediamento definitivo di Havaiki, con campi nuovi e un nuovo tempio eretto senza sacrifici umani. Quando la scrofa figli, il re si occup personalmente dei maialini, e non appena il pi grosso e il pi forte raggiunse il peso e le dimensioni voluti (da un pezzo tutti si sentivano l'acquolina in bocca pregustando lo squisito sapore dell'arrosto), il re e il vecchio Tupuna lo trasportarono riverentemente al nuovo tempio e lo immolarono a Tane. Da allora la comunit prosper.


Capitolo 8.

Quando la colonia si fu definitivamente insediata, Tupuna adott i provvedimenti destinati a imprimerle caratteristiche durature. Disse un giorno al re: Tra poco io seguir Teura, ma prima di salire sull'arcobaleno, vorrei provvedere a proteggere l'esistenza del nostro popolo. Non  bene che gli uomini vivano senza restrizioni, liberi di vagare dove loro meglio piaccia.
Teroro obiett: Sulla Havaiki-del-Rosso-Oro di restrizioni ne abbiamo avute sin troppe. Sarebbe ora di essere finalmente liberi. Qui la vita mi piace com'.
Ti potr forse piacere per qualche mese, lo rimbecc lo zio, ma col passare degli anni, se una comunit manca di leggi fisse e d'impegni che leghino i vari membri tra loro, ognuno al posto che gli compete, essa  destinata a sgretolarsi.
Ma questa  una terra nuova, insistette Teroro.
Appunto perch questa  una terra nuova occorre pi che altrove disciplinarvi la vita.
Il re appoggi le esortazioni dello zio, e dopo lunghi conciliaboli furono fissati i tab.
Ogni uomo vive tra un elemento superiore che dispensa mana e un elemento inferiore che glielo toglie, spieg Tupuna con parole che non sarebbero state pi dimenticate. Pertanto ogni uomo deve implorare l'elemento superiore d'inviargli mana e deve difendersi dall'inferiore che glielo sottrae. Ecco perch nessuno deve permettere a uno schiavo di toccarlo, o di passare sulla sua ombra, o ancora di vedere il suo cibo; uno schiavo infatti pu togliere a un uomo, in un attimo, tutto il suo mana, perch uno schiavo ne  totalmente privo. Il miglior modo per un uomo di procurarsi mana sta nell'ubbidire al suo re, essendo il re l'unico essere in grado di ricevere mana direttamente dagli di. Pertanto nessun uomo pu toccare il re, n le sue vesti o la sua ombra, o in alcun modo togliergli mana. La violazione di questo tab sar punita con la morte.
Tupuna enumer quindi almeno altre cinque dozzine di tab destinati a proteggere il re, data la sua delicata posizione tra gli di superiori e gli uomini inferiori: nessuno doveva toccare la sua saliva; le sue feci dovevano essere seppellite di notte in luogo segreto; il suo cibo doveva essere preparato soltanto dai capi; la sua riserva di mana protetta, perch egli era tab.
Gli uomini provvisti di mana dovevano badare di non lasciarsi insozzare dalle donne, che generalmente ne erano prive. Giacch gli uomini provenivano dalla luce e le donne dalle tenebre; giacch gli uomini erano dispensatori e forti, e le donne accentratrici e deboli; giacch gli uomini erano puri, e le donne impure; giacch ogni notte dimostrava come anche l'uomo pi forte potesse essere astutamente derubato della propria virilit da una donna abile e scaltra, su queste ultime furono imposti terribili tab. Le donne non dovevano mangiare con gli uomini, n vederli mangiare, n toccare il cibo loro destinato, pena la morte. Ogni mese dovevano trascorrere i giorni lunari chiuse in una minuscola stanza, pena la morte. Non dovevano mangiare nessuno dei cibi speciali destinati a conservare gli uomini forti: n maiale, n pesce dolce, n noci di cocco, pena la morte.
Dal momento che la banana  stata palesemente creata dagli di per rappresentare il simbolo della fecondit maschile, sentenzi Tupuna con voce salmodiante, le donne non dovranno mai neppur toccare questo frutto, pena la strangolazione immediata.
I giorni della luna, il cambio delle stagioni, la semina: tutto fu posto sotto tab; cos pure alcuni atteggiamenti scurrili, alcune abitudini sessuali, il cibarsi di alcuni pesci, il mettere in burletta gli di e i nobili. Tab infine furono il tempio, gli di di pietra,
i capelli di Pere, l'albero di cocco in crescita. In determinate stagioni doveva essere considerato tab persino l'oceano, pena la morte.
A questo modo, e con l'approvazione del popolo, che era ben felice di organizzarsi secondo regole chiaramente stabilite, furono promulgati i tab e tracciati i confini grazie ai quali ognuno avrebbe saputo con esattezza quali fossero i propri limiti, limiti che mai e poi mai doveva arrischiarsi di oltrepassare. Quella che era stata una libera isola vulcanica, fremente di forza esplosiva, divenne cos una terra rigidamente codificata, e tutti ne furono lieti perch finalmente l'ignoto veniva reso noto.
Dire che proprio tutti fossero contenti non  per esatto. Uno non lo era per niente. Teroro, quale fratello minore del re, avrebbe dovuto essere il logico successore di Tupuna allorch il vecchio sacerdote fosse salito sull'arcobaleno. Aveva ereditato una grande santit e si stava trasformando in un uomo abile, se non proprio intelligente; come astronomo, poi, non lo batteva nessuno; ed era stato altres tacitamente convenuto che con l'andare del tempo sarebbe divenuto lui il custode dei tab.
Teroro per non possedeva la dedizione richiesta da questo difficilissimo compito. Invece della olimpica imperturbabilit che distingueva il re, era dilaniato da incertezze, incertezze che poi, stringi stringi, si accentravano tutte sulle donne della sua vita. Ogni giorno, vagando nei boschi, s'imbatteva in Pere dai lucenti capelli scarmigliati, gli occhi eternamente colmi d'una tristezza infinita, che pur non dicendogli nulla si accompagnava a lui come una donna si accompagna all'uomo che ama. Spesso, dopo una sua apparizione, il vulcano si metteva a eruttare, ma la colata lavica scendeva lungo l'altro fianco della montagna, lasciando intatto l'accampamento, che di giorno in giorno diveniva pi prospero. Vi si aggiravano ora numerosi maiali, polli e cani dalla carne tenerissima; inoltre Tamatoa e Natabu avevano procreato un figlio.
Soltanto Teroro languiva; spesso gli bastava imboccare un sentiero ormai ben noto per trovarsi di fronte Pere, silenziosa, offesa, accusatrice e al tempo stesso palesemente piena d'amore per lui, talch la sua immagine aveva finito con l'ossessionarlo.
In realt egli non era tormentato dalla visione labile, elusiva di una dea, bens dal ricordo di una donna di carne e ossa: Marama, la sposa abbandonata su Bora Bora. Si diceva: "Come sono state sagge le sue parole di quell'ultimo giorno!. Ne riudiva ancora la voce limpida e armoniosa, come se non fosse trascorso
un anno, ma un solo istante, quando aveva esclamato: Io sono la canoa!. Gli pareva che esprimendosi cos Marama avesse dato prova d'una saggezza quasi divina; ella era veramente la canoa; il placido volto, il tranquillo buonsenso di lei erano stati il filo conduttore della sua esistenza; al di sopra delle onde, nonostante le tempeste, ella era stata davvero la canoa. E per la prima volta, sulla remota Havaiki, Teroro incominci a capire sino a che punto un uomo possa rimpiangere una donna forte, serena, assennata. Marama era per lui il simbolo della terra, il moto delle onde, il canto notturno. Ne rivedeva l'ondeggiare della gonna, l'acconciatura dei capelli; rammentando come una volta su Bora Bora, durante una sua breve malattia, ella lo avesse curato, gli pareva ancora di sentire su di s il contatto fresco delle sue mani.
Costernato, ricordava che sulla canoa la giovane Tehani aveva fatto altrettanto; ma era stato diverso. Non aveva mai conosciuto con Marama neppure un quinto dell'eccitazione sessuale provata con Tehani; e tuttavia il suo animo era ossessionato dal pensiero della moglie. La vedeva la notte quando ritornava dalle silenziose passeggiate con Pere. La udiva parlare nei propri sogni; e tutte le volte che posava gli occhi su Aspetta il vento dell'ovest, la canoa perfetta, era come se gli si presentasse davanti Marama, poich ella gli aveva detto: Io sono la canoa!. E lo era.
In questo stato d'animo un mattino si precipit fuor della sua capanna di frasche dove Tehani dormiva ancora e corse da Mato che gi stava pescando. Afferrato il compagno per la mano lo trascin alla capanna e, costringendo Tehani ad alzarsi, grid con esagerata solennit: Eccoti la tua donna, Mato!.
Teroro!, esclam la giovane, mentre Mato lo fissava allibito.
Non sei pi la mia donna!, url Teroro. Vi ho osservati, sulla canoa. Mato non ti toglieva mai gli occhi di dosso. E va bene, Mato, adesso  tua. Senz'aggiungere altro si allontan a lunghi passi.
Quello stesso pomeriggio, sempre pi tormentato nello spirito, si rec dal fratello e gli annunci laconicamente: Io me ne torno a Bora Bora.
La dichiarazione non stup il re; lo stato d'animo del fratello non gli era sfuggito, e proprio pochi minuti prima aveva discusso col vecchio Tupuna la notizia del ripudio di Tehani.
Perch te ne vuoi andare?, domand Tamatoa.
Voglio condurre qui Marama, fu la risposta. E poi abbiamo bisogno di altri frutti del pane, di altri cani, di tutto. E pi d'ogni altra cosa abbiamo bisogno di uomini e di donne.
Fu indetto un consiglio, e tutti convennero che un viaggio a sud sarebbe stato utile, specialmente se fosse servito a procurare nuove riserve di viveri.
Ma di chi ci possiamo privare perch ti accompagni in un viaggio tanto lungo?, domand Tupuna; al che Teroro rispose che intendeva partire con sei uomini soltanto, purch lo accompagnassero Pa e Hiro.
Mato s'offerse di seguirlo, ma Teroro rispose a denti stretti: Abbiamo trattato Tehani troppo male. Devi restare con lei. Perci Mato, il suo migliore amico, rimase nell'isola.
Alla fine il viaggio di ritorno fu approvato, e la comunit incominci a radunare le magre scorte di viveri. Questa volta non vi sarebbe stato n taro essiccato n cocchi n frutti del pane n canne di bamb per riporvi l'acqua. V'erano per fortuna alcune banane - le quali tuttavia, non potendo venir essiccate, potevano facilmente deperire - e pesce secco in abbondanza; di questo i partenti si sarebbero dovuti accontentare.
Quando la raccolta dei viveri fu terminata, Teroro divulg il proprio piano. Dopo aver tracciato per terra un sommario schizzo del viaggio recente, fece notare che la canoa aveva veleggiato prima verso est, poi a nord, portandosi finalmente all'estremo ovest. Tagliando lo schizzo a met con un tratto audace concluse: (( Questa volta invece punteremo direttamente a sud; arriveremo molto pi in fretta.
Ma non potrai sfruttare venti di tempesta, obiett Tupuna.
Ci lasceremo portare dalle correnti, ribatt Teroro, e poi vogheremo.
La vigilia della partenza il giovane sedeva in disparte, a riflettere, quando una donna del villaggio gli s'avvicin chiedendogli con voce lamentosa: Al ritorno, se ci sar posto sulla canoa, mi porterai una cosa, per favore?.
Che cosa?, domand Teroro.
Un bambino, fu la risposta.
Un bambino? Quale bambino?.
Oh, un bambino qualsiasi, replic la donna soggiungendo sommessamente:  triste vivere in un paese senza bambini.
Non era n facile n comodo portare un bambino da tanto lontano, e Teroro, accomiatando la donna, glielo spieg chiaro e tondo. Poco dopo tuttavia fu accostato da un'altra, che gli disse: Perch portare maiali e frutti del pane, Teroro, quando i nostri cuori sospirano bambini?.
Teroro allontan anche la seconda donna, ma altre ne vennero, e gli dissero con occhi colmi di lacrime: Stiamo invecchiando tutti quanti. Tu, il re, Tupuna, tutti. S, abbiamo dei neonati,  vero, ma noi abbiamo bisogno di bambini.
Non ce n' neppure uno che giuochi sulla riva, incalz un'altra. Ricordi come solevano giocare nella nostra laguna?. A un tratto Teroro rivide la laguna di Bora Bora nelle cui verdi acque sguazzavano felici ogni giorno centinaia di bruni ragazzetti ignudi, e finalmente comprese perch la Havaiki-del-Nord gli apparisse tanto desolata.
Te ne supplichiamo, implorarono le donne, Portaci qualche bambino.
Infine, la sera della partenza, poich Teroro voleva salpare quando le stelle fossero state visibili, il giovane confid al fratello: Non vado soltanto a prendere Marama. Vado per riportare la pietra di Pere. Sono convinto che un'isola non debba avere soltanto di, ma anche qualche dea.
Nel lungo viaggio verso il Sud, mentre i suoi uomini si maceravano e si arrostivano nella torrida zona delle bonacce, Teroro comprese il rozzo canto che anche dopo la sua morte doveva essere ricordato nelle isole per generazioni e generazioni e servire da guida alle canoe che avrebbero compiuto la traversata da Tahiti alla nuova Havaiki:
Aspetta il vento dell'ovest, aspetta il vento dell'ovest.
Poi fa' vela per Nuku Hiva dalle scure baie, in cerca della stella fissa.
Tienti a essa, tienti a essa,
anche se per l'afa gli occhi ti si appanneranno.
Tienti a essa, tienti a essa,
finch il selvaggio Ta'aroa ti mander i venti.
Poi fuggi verso le nubi dove Pere aspetta.
Cerca le fiamme, le fiamme di Pere, finch il grande Tane ti recher la terra, ti recher Havaiki-del-Nord, dormiente sotto i Piccoli Occhi.
Quando per ebbe terminato il canto, Teroro s'avvide non senza apprensione che non sarebbe stato tanto facile ritrovare le isole natie: in un primo tempo, anzi, and a finire a Tahiti. Quindi, risalito a nord, trov finalmente l'Havaiki-del-Rosso-Oro, e al largo, nel dolce dondolio delle onde, i sette uomini tennero un consiglio di guerra.
Teroro pose il problema molto semplicemente: Se entriamo in Bora Bora senza un piano, il sommo sacerdote, che a quest'ora sar stato certamente informato del nostro attacco contro Oro, ordiner ai suoi uomini di ucciderci.
Dobbiamo tentare il tutto per tutto, borbott Pa a denti stretti.
Siamo molto indeboliti, gli fece osservare Teroro.
Per sappiamo ancora combattere, insistette Pa.
V' un modo migliore, obiett Teroro, nel cui animo si andava facendo strada un'astuzia nuova e sottile. Dal momento che non siamo abbastanza forti per aver ragione del sommo sacerdote con le armi, dobbiamo batterlo in furberia. Espose quindi il suo progetto; ma gli uomini pensarono a tutt'altro non appena rividero alle prime luci dell'alba le vette di Bora Bora e le rocce strapiombanti sulla laguna.
Pa borbott: Bisogna essere pazzi ad abbandonare un posto come questo per andarsene ad Havaiki-del-Nord; e i compagni annuirono.
Non appena Aspetta il vento dell'ovest si profil all'ingresso occidentale della laguna, gli abitanti si riversarono sulle rive salutando con grida di giubilo il ritorno dei loro cari. Proprio su questa gioia Teroro aveva contato; gli avrebbe concesso qualche istante di respiro per attuare il suo progetto, sicuro com'era che le spontanee accoglienze degli isolani avrebbero impedito al sommo sacerdote di ordinare la morte immediata dell'equipaggio; in quel breve spazio di tempo Teroro avrebbe avuto la possibilit di portare a termine la sua missione.
Mentre la canoa s'avvicinava al lido, torn a esortare gli uomini: Parler io; voi intanto assumete un contegno il pi compunto possibile.
Non appena la prua della canoa tocc la riva, balz a terra gridando: Desideriamo parlare al sommo sacerdote!, e quando il dignitario, pi vecchio e pi solenne che mai, con numerose striature bianche nella nera barba, si avvicin, Teroro gli si genuflesse dinanzi gridando forte, in modo che tutti potessero udirlo: Siamo venuti come servitori di Oro a cercare un altro dio per la nostra terra lontana. Dacci la tua benedizione, augusto, e dacci un altro dio.
Le parole colsero il sacerdote talmente di sorpresa che non gli fu possibile dissimulare il proprio compiacimento (oltre a tutto era curiosissimo di sapere come fosse andato il viaggio), cosicch il bastone con cui avrebbe dovuto designare il sacrificio dei reduci rimase fermo al suolo, mentre Teroro gli comunicava il pi rapidamente possibile: Grazie a Oro abbiamo prosperato, augusto, e la nostra comunit cresce; per la vita  difficile. Ecco perch il tuo vecchio servitore Tupuna ti prega di dargli altri di. Non appena tu ce li avrai consegnati ripartiremo.
Frattanto era comparso anche il nuovo re, e Teroro not con profonda soddisfazione che non era di Havaiki, bens di Bora Bora.
Re, grid, perdonaci il nostro attacco notturno contro Havaiki prima della partenza. Lo abbiamo inferto non per recar offesa al grande Oro, ma solo per impedire che un uomo di Havaiki divenisse re di Bora Bora. Perdonaci.
Teroro era talmente debole, cos disperatamente bisognoso di cibo e d'aiuto, che si prostr nella polvere prima dinanzi al re, poi dinanzi al sommo sacerdote, finch con un sospiro di sollievo ud giungere dalla canoa la voce di Pa piamente cantilenante: Adesso rechiamoci al tempio di Oro a render grazie al dio di averci concesso un viaggio felice.
Mentre la processione s'avviava, Teroro scorse ai margini della folla una donna alta, solenne, dall'espressione paziente, dal volto divino, e improvvisamente non pens pi n a di n a re n a sacerdoti, perch quella donna era Marama. Dal canto suo a Marama bast uno sguardo di Teroro, colmo d'un amore capace di divorare duemila miglia di oceano, per capire ch'egli era venuto per condurla via con s, e mentre il giovane guerriero pregava un dio verso il quale non provava alcuna venerazione, Marama corse a prepararsi per la partenza imminente.
Non appena le preghiere ebbero termine, Teroro la raggiunse, e insieme sedettero in silenzio, in profonda comunione di spirito, Marama tenera e consolatrice anche quando s'avvide che Teroro era troppo prostrato dalla fame per poterla possedere come pure avrebbe tanto desiderato. Ridendo sommessamente gli disse: Guarda che cos' successo l'ultima volta che abbiamo fatto all'amore. E and a prendere dalle braccia di un'ancella un piccino di circa un anno, dai grandi occhi e dai capelli neri come quelli del padre.
Teroro fiss prima il figlio, poi la moglie che aveva ripudiato giudicandola sterile, e non sapendo come nascondere il proprio impaccio scoppi a ridere. Rise anche Marama, motteggiandolo affettuosamente: Com'eri buffo poco fa, mentre pregavi Oro. Pa, poi, con quella faccia lunga! "Adesso rechiamoci al tempio di Oro!. Era una buona idea, Teroro, per potevi risparmiarti la fatica.
Che intendi dire?.
Non ti sei accorto che il sommo sacerdote  molto invecchiato?  stato trattato malissimo, sai?.
Questa  una bella notizia; ma come mai?, domand.
Dopo aver tanto complottato per bandire te e Tamatoa e poter diventare il sommo sacerdote di Havaiki....
Sicch volevano servirsi di lui soltanto per soggiogare Bora Bora?.
Gi. Non avevano nessuna intenzione di nominarlo sommo sacerdote. Dopo che tu hai ucciso il padre di tua moglie....
Non  pi mia moglie. L'ho ceduta a Mato.
Marama tacque per un attimo, fissando il pavimento, poi con voce pacata riprese: Gli uomini di Havaiki hanno cercato di darci un nuovo re, ma noi ci siamo ribellati.
Perch vi tenete il sommo sacerdote, dunque?.
Un sacerdote  sempre necessario, rispose con semplicit Marama. Tutte le isole hanno bisogno di un sacerdote.... Tacquero entrambi, ora, lasciandosi cullare dal sommesso sciacquio della laguna.
Soltanto dopo molto tempo Teroro ruppe quel silenzio: Devi trovarmi dodici donne disposte a seguirci. Bada per che sar un viaggio molto duro. Quindi soggiunse: Questa volta ci porteremo anche alcuni bambini. La sua voce si fece pi gaia: Porteremo anche il piccino.
No, ribatt Marama,  troppo piccolo. Lo scambieremo con un altro pi grandicello; e secondo la tradizione isolana and di casa in casa finch trov un bambino di otto anni che le piaceva, e alla madre di lui, consenziente, cedette il proprio. Quando Teroro lo vide piacque anche a lui, e non appena il bambino fu condotto via, in attesa della partenza, prese la moglie tra le braccia e le sussurr: Tu sei la canoa della mia vita, Marama. In te
io faccio il mio viaggio.
Durante la consacrazione del nuovo idolo di Oro, il sommo sacerdote pretese a tutti i costi l'olocausto di uno schiavo, e Teroro si nascose il volto per la vergogna, sapendo che non appena fossero stati fuori della scogliera, l'idolo sarebbe stato scaraventato in mare. Nondimeno quando il sommo sacerdote consegn il dio al futuro sacerdote Teroro, quest'ultimo lo accett gravemente, non come un vuoto simulacro, bens come il simbolo dell'inutile morte di un uomo. Che a lui e al suo equipaggio la statua piacesse o no, essa era divenuta in un certo senso un oggetto sacro, e come tale Teroro la tratt, poich essa gli parlava di sangue. Gli ricordava pure le difficolt che fra poco lo avrebbero atteso: doveva portar via dal tempio l'immagine di roccia rossa della dea Pere senza lasciar capire al sommo sacerdote che quello era stato il vero motivo del suo ritorno. In segreto si consigli con
Pa e con Hiro per architettare un piano che gli consentisse di rapire la dea senza provocare pericolose complicazioni.
Pa propose: Con i tuoi elogi sperticati a Oro sei riuscito a gabbare i sacerdoti; perch non ritenti la stessa tattica?.
No, ribatt Teroro; sul conto di Oro abbiamo potuto ingannarli perch erano pronti a crederci, ma menzionare una dea dimenticata come Pere desterebbe i loro sospetti.
Non si potrebbe rubarla?, sugger Hiro.
Ma chi di noi sa dove si trova?, obiett Teroro. Dopo aver discusso a lungo convennero infine che tornare ad Havaiki- del-Nord senza Pere sarebbe stata follia; se infatti essa li aveva messi in guardia una prima volta con quel catastrofico muro di fuoco, la prossima non avrebbe esitato a spazzarli in mare tutti quanti. A questo punto Teroro dichiar: Ne parler con Marama.  una donna molto saggia.
Fu dunque Marama a escogitare il piano. L'isola sa che siete tornati per me, e sa pure che i miei avi erano sacerdoti. Non appena avrete riunito le donne destinate a far parte del viaggio, due di noi si recheranno dal sommo sacerdote spiegandogli che desideriamo portarci appresso uno degli antichi di di Bora Bora.
Ce lo permetter?, domand Teroro poco convinto.
 un sacerdote di Oro, osserv Marama, per  anche un abitante di Bora Bora e capir il nostro affetto per quest'isola.
Tutto and esattamente com'era stato previsto, ma quando fu il momento di consegnare la rossa roccia di Pere, avvolta in piume, il sommo sacerdote non seppe risolversi ad affidare un tesoro tanto prezioso alle mani d'una donna. Volle assolutamente consegnare la dea a Teroro. Non appena questi entr in possesso dell'anima di Pere, dell'appassionata anima della dea del fuoco, della madre dei vulcani, avrebbe voluto urlare di felicit; invece finse di accettarla con noncuranza, come se si fosse trattato di un mero capriccio di sua moglie, e il sommo sacerdote pens la stessa cosa.
Mentre venivano allestiti i fardelli dei viveri, gli uomini si rifocillarono e s'ingrassarono. Le dodici donne prescelte furono messe invece a un regime di fame per prepararle al lungo viaggio. Fra esse era stata inclusa la sposa favorita di Tamatoa, poich tutti convenivano che, avendo il re procreato con sua sorella un erede di sangue reale di somma santit, fosse giusto concedergli almeno una delle donne che amava. Tra le cose da portar via, l'equipaggio preg soprattutto che gli fossero consegnati maiali, banane e frutti del pane. Abbiamo tanta nostalgia dei dolci frutti del pane, spiegarono gli uomini.
Quando tutto fu pronto, Teroro rimase stupefatto nel vedere farsi innanzi Marama con un grosso fardello avvolto in foglie. Che roba ?, esclam.
Sono fiori, rispose sua moglie.
Ma i fiori non ci servono!, protest Teroro.
Ho saputo che ad Havaiki-del-Nord non ce ne sono.
Teroro guard stupito gli altri membri dell'equipaggio, e per la prima volta tutti si resero conto che sulla nuova isola effettivamente non esisteva un solo fiore. Nondimeno il fagotto gli parve troppo grosso.
Non puoi portarti appresso tutta quella roba, Marama, torn a protestare.
Ma la donna fu inflessibile: Agli di piacciono i fiori. Rinuncia a un maiale, piuttosto.
L'equipaggio non volle neppur prendere in considerazione una proposta tanto oltraggiosa, tuttavia si giunse a un compromesso: avrebbero rinunciato a qualche frutto del pane; per tutti pensarono che la donna di Teroro doveva essere uscita di senno.
Si pass quindi al compito pi lieto ed emozionante: la scelta dei bambini. Gli uomini avrebbero voluto solo femminucce, e le donne solo maschietti, cosicch per accontentare tutti si giunse al compromesso di met e met. I dieci bambini prescelti andavano dai quattro ai dodici anni: erano tutti bruni, ridenti, con grandi occhi profondi e denti candidi. Bast la loro presenza a rallegrare la canoa.
Tuttavia non appena furono a bordo Teroro sent inspiegabilmente pesare pi che mai su di s la terribile responsabilit che s'era assunto, e questa volta si rec senza ipocrisia dal sommo sacerdote pregandolo con aria grave: Benedici la nostra canoa. Fissa i tab.
Prontamente questi dispose gli di dalla parte dei viaggiatori, pregando con voce tonante, mentre con la mano toccava via via prima il cibo poi gli animali: Questo  tab! Questo  tab!.
Quando la cerimonia ebbe termine, parve a ognuno che la canoa fosse divenuta pi sicura; ma erano appena usciti dalla laguna che Pa si diresse verso la statua di Oro, pronto a scagliarla nell'abisso. Con sua sorpresa, per, Teroro gli ferm la mano dicendo:  un dio! Lo poseremo reverentemente sul lido di
Havaiki-del-Rosso-Oro.
Diresse la canoa verso l'isola un tempo tanto odiata, e sceso lestamente a terra, in un punto in cui le scolte non potevano vederlo, adagi Oro in un angolo riparato fra le rocce, costruendovi sopra un baldacchino di foglie di palma; mentre compiva questo
gesto di piet fu sopraffatto improvvisamente dalla consapevolezza che mai pi avrebbe riveduto l'Havaiki che lo aveva generato. Allora, di fronte alla canoa in attesa, ristette sul lido ancestrale e inton il canto leggendario del valoroso, perduto popolo di Havaiki-d'Asia, partito per innumerevoli viaggi senza ritorno. Quella era la sua terra, la patria, ed ecco che ora a sua volta non l'avrebbe mai pi riveduta!...
Pa e gli altri membri dell'equipaggio furono ancor pi stupiti quando venne il momento di riprendere la rotta di ritorno per Havaiki-del-Nord. Questa volta Teroro non volle seguire il primo avventato percorso; preg i compagni di dirigersi lungo la nota rotta di Nuku-Hiva, dove previdentemente si rifornirono di viveri, cosicch nel tragitto attraverso le infocate bonacce equatoriali non mancarono mai n di cibo n di acqua: questo soprattutto per i bambini, che pativano terribilmente il caldo e che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a reprimere la fame.
Finalmente apparvero sul loro capo le stelle dei Piccoli Occhi, e la canoa vir gioiosamente a ovest, sospinta da un gagliardo vento di poppa. Adesso Teroro teneva lezioni quotidiane a tutti gli uomini e a tutti i ragazzi di bordo: Sapete di aver davanti a voi l'isola. Quali segni ve lo indicano?. Ben presto tutti i maschi di et superiore ai sei
anni divennero provetti navigatori, e Marama, prendendo il posto della vecchia Teura dagli occhi cisposi, assunse la parte di veggente e di raccoglitrice di auspici. Un giorno un ragazzo avvist un uccello nero, dalla coda biforcuta, che si apprestava ad attaccare una sula con un pesce nel becco; Teroro insegn anche come interpretare gli echi delle onde rimbalzanti dall'invisibile Havaiki; ma il momento pi solenne fu quando Marama, osservando le nubi, vi riconobbe un'iscrizione di fuoco che sicuramente la stessa dea Pere vi aveva vergata per guidare con quel faro di fiamma i suoi sudditi devoti. Appunto verso quella nube di fuoco Teroro volse la prua della canoa.
Mentre l'imbarcazione s'avvicinava alla terra, Teroro dovette assumersi un ultimo doloroso compito, ma non si trasse indietro. Passando tra gli uomini e le donne li avvert: Da questo momento i bambini non sono pi vostri. Dovrete spartirli con i compagni rimasti a terra, e ogni bambino avr molte madri.
Si lev un gemito prolungato, perch durante il viaggio uomini e donne s'erano affezionati quasi morbosamente ai piccini, i quali li ricambiavano con pari devozione.  pi che mio figlio!, grid una donna stringendosi al seno un bimbetto di nove anni che s'era appena rotto un dentino.
No, ribatt con voce ferma Teroro, se non fosse stato per le donne rimaste a terra, che me ne hanno tanto pregato, non avrei mai pensato a portare con me dei bambini.  giusto che ne traggano anch'esse la loro parte di gioia.
Perci quando la canoa tocc la riva vi fu un attimo d'intensa angoscia, mentre le donne della colonia, che per tanto tempo erano restate prive delle gioiose grida dei bimbi, si precipitavano incontro ai maschietti fermi in atteggiamenti goffi e scontrosi presso l'albero, e alle femminucce che si aggrappavano spaventate alle mani dei vogatori: non videro n i nuovi maiali n i promettenti frutti del pane n le ghiotte banane: non avevano occhi che per i bambini, e quando il primo di essi scese a terra, una donna lo strinse a s come impazzita, offrendogli del cibo, ma il piccino si ritrasse.
Cos Teroro, reggendo fra le mani la roccia di Pere, ritorn ad Havaiki-del-Nord per diventarne il sacerdote pietoso e saggio, accompagnato dalla dolce sposa Marama in qualit di sacerdotessa e Veggente e dalla dea del vulcano in veste di sua guida suprema. Maiali, frutti del pane, bambini, crebbero e si moltiplicarono. I fiori di Marama sbocciarono luminosi, in tropicale esuberanza. E l'isola prosper.
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FINE Parte 1.